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Deroghe impossibili su tetti e tagli ai compensi nei cda delle partecipate

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L'indennità di risultato degli amministratori delle società partecipate può essere riconosciuta nel limite del dell'80% calcolato sul 2013, esclusi i rimborsi spese. Il taglio ai compensi introdotto dal Dl 95/2012 è tassativo e deve essere rispettato anche nel caso in cui l'ente abbia attuato una complessiva razionalizzazione delle partecipazioni.
Lo affermano, rispettivamente, la Corte dei conti della Liguria con la deliberazione n. 90/2016 e quella per l'Emilia Romagna con la n. 95/2016, in attesa che venga emanato il decreto previsto dall'articolo 11, comma 6, del nuovo testo unico sulle partecipate (Dlgs 175/2016) con cui il ministero dell'Economia è in procinto di definire, per tutte le società a controllo pubblico, indicatori dimensionali al fine di individuare fino a cinque fasce di classificazione.

I limiti agli emolumenti
La sezione Liguria chiarisce se possa ritenersi ammissibile l'attribuzione all'amministratore unico di una società partecipata, il cui compenso risulti limitato al 70% dell'indennità del sindaco del Comune socio (articolo 1, comma 725, della legge 296/2006), nonché all'80% di quanto corrisposto nell'anno 2013 allo stesso titolo (articolo 4, commi 4 e 5, del Dl 95/2012), di un'indennità di risultato proporzionata agli utili prodotti e se siano liquidabili rimborsi spese documentati.
In ordine al primo quesito, la sezione ammette il riconoscimento dell'indennità di risultato, nei limiti previsti dal secondo periodo del comma 725 (effettiva produzione di utili e fino ad un massimo del doppio del compenso annuale), purché l'onere complessivo a carico della società non superi l'80% di quello sostenuto nel 2013. E questo perché il limite si applica al trattamento economico complessivamente considerato.
Invita a tenere conto, però, della disciplina introdotta dal nuovo testo unico sulle società partecipate, il cui articolo 11, comma 6, rinvia a un decreto Economia gli indicatori dimensionali per individuare cinque fasce di classificazione, ciascuna delle quali dovrà determinare il limite dei compensi ai quali gli organi delle società devono fare riferimento per la determinazione del trattamento economico annuo onnicomprensivo, nonché i criteri di determinazione della parte variabile della remunerazione, commisurandola ai risultati di bilancio raggiunti dalla società nel corso dell'esercizio precedente.
Essendo stati abrogati i commi della legge 296/2006 che avevano introdotto le limitazioni per gli emolumenti degli amministratori delle società partecipate, per questi rimane in vita il limite del Dl 95/2012 costituito dal costo sostenuto per compensi all'organo di amministrazione nel 2013. Vincoli, però, che non riguardano i costi che la società sostiene a titolo di rimborso spese documentate sostenute degli amministratori, fatte salve proprio dall'articolo 4, comma 4, terzo periodo, del Dl 95/2012.
È però evidente, rimarca la sezione, che il rimborso di queste spese, oltre a osservare il canone della congruità, dev'essere conforme a un preventivo provvedimento di carattere generale adottato dall'assemblea dei soci, che trova oggi fondamento nell'articolo 19, comma 5, del Dlgs 175/2016, che impone alle amministrazioni socie di fissare obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul complesso delle spese di funzionamento delle società controllate.

Limiti e razionalizzazione delle partecipate
La sezione Emilia Romagna torna sull'articolo 4, commi 4 e 5, del Dl 95/2012, ribadendone la tassatività anche nel caso in cui l'ente abbia attuato una complessiva opera di razionalizzazione delle partecipazioni.
Nel caso specifico, il Comune ha incrementato la remunerazione ai componenti del Cda di una società trasformata da unipersonale a partecipata dai 15 enti componenti l'Unione dei Comuni, cui è seguita una generale razionalizzazione del gruppo comprendente anche la diminuzione dei compensi attribuiti agli organi amministrativi delle relative società.
La sezione non ritiene ammissibile la richiesta di parere, purtuttavia individua i principi generali dell'ordinamento in relazione alla materia, primo dei quali è quello della tassatività del vincolo, che non può essere scalfita dal fatto che l'ente abbia provveduto al riordino del gruppo, peraltro avviato in attuazione dell'articolo 1, comma 611, della legge 190/2014 e confermato dagli articoli 20 e 24 del Dlgs 175/2016.
Il taglio previsto dalla spending review si pone su un piano diverso dalla prevista razionalizzazione delle partecipazioni societarie, per cui questa, per quanto efficace, non esclude comunque l'obbligo di ottemperare alla disposizione di cui all'articolo 4, commi 4 e 5.


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