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Residui a rischio per la definizione agevolata dei ruoli

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

È stato recentemente reso disponibile sul sito di Equitalia il modulo per l'adesione alla definizione agevolata dei ruoli, contenuta nell'articolo 6 del Dl 193/2016. In attesa delle modifiche che con tutta probabilità saranno introdotte alla norma in sede di conversione in legge, gli enti locali riflettono sugli effetti della definizione agevolata sui carichi affidati agli agenti della riscossione e, soprattutto, sulle relative conseguenze nel bilancio.

La definizione agevolata
L'articolo 6 del Dl 193/2016 ha introdotto la possibilità per i contribuenti di chiudere gli insoluti verso la società pubblica di riscossione, aderendo a una definizione agevolata. In particolare, entro il prossimo 23 gennaio, i contribuenti interessati a carichi iscritti a ruolo nel periodo 2000-2015 possono estinguere il loro debito, versando l'importo del tributo o dell'entrata iscritta a ruolo, degli interessi inclusi nel ruolo e dell'aggio maturato in favore di Equitalia per la quota posta a carico del debitore (calcolato solo sulle somme dovute), oltre alle spese per le procedure esecutive e a quelle di notifica della cartella di pagamento. In buona sostanza, la definizione agevolata consente di eliminare il pagamento delle sanzioni iscritte a ruolo e degli interessi di mora maturati dopo la scadenza della cartella di pagamento (articolo 30 Dpr 602/1973, oggi al tasso del 4,88%). La norma riguarda anche i carichi relativi alle entrate degli enti locali, incluse le sanzioni per le violazioni del codice della strada, per le quali però la definizione consente di eliminare solamente gli interessi e la maggiorazione prevista dall'articolo 27, comma 6, della legge 689/1981. Per i tributi comunali, la facoltà concessa ai contribuenti diviene particolarmente appetitosa nel caso di avvisi di accertamento iscritti a ruolo (ad esempio per l'Ici, la Tarsu, ecc.), in quanto il carico include sanzioni di importo anche percentualmente rilevante (nell'ipotesi di omessa dichiarazione, ad esempio, la sanzione è minimo il 100% del tributo non versato). Poniamo l'ipotesi di una cartella di pagamento non pagata nei termini, notificata nel 2015 e riferita ad un avviso di accertamento Ici per omessa dichiarazione, così composta: imposta € 1.000, sanzione € 1.000, interessi € 100, spese di notifica dell'avviso € 5,18, interessi di mora ex articolo 30 del Dpr 602/1973 € 50, aggio di riscossione € 172,41 e spese di notifica della cartella € 5,88, per un totale di € 2.333,47. Il contribuente può definire il carico versando la somma di € 1.199,47, considerando l'aggio ridotto ad € 88,41 (-48,59%), escludendo le sanzioni e gli interessi di mora. Meno conveniente è invece la rottamazione nel caso delle vecchie cartelle tarsu, emesse in seguito alla denuncia presentata dal contribuente ai sensi dell'articolo 72 del Dlgs 507/1993 (riscossione spontanea). In questo caso, infatti, all'ammontare del tributo, poniamo di € 1.000, si aggiungono solo le spese di notifica della cartella, per € 5,88, gli interessi di mora ex art. 30 del Dpr 602/1973, poniamo per € 25, e l'aggio di riscossione di € 10,25, per un totale di € 1.041,13. In tale ipotesi la definizione agevolata conduce a un risparmio di soli € 25,25 (considerando la riduzione dell'aggio).

Il modello per l'adesione
Per aderire alla definizione agevolata, i contribuenti interessati devono presentare l'apposita istanza entro il termine del 23 gennaio 2017 (il 22 è domenica), utilizzando il modello recentemente diffuso da Equitalia. Nel modulo devono essere specificati, oltre ai dati del contribuente, anche le cartelle o le partite (nel caso di adesione parziale) per le quali il medesimo intende aderire alla definizione agevolata. Dovrà inoltre essere specificato se il pagamento avverrà in unica soluzione ovvero in forma rateale, come concesso dal Dl 193/2016. Sul punto va evidenziato che attualmente la norma prevede la possibilità di dilazione del carico massimo in 4 rate, le cui scadenze saranno successivamente comunicate da Equitalia (fermo restando che la terza rata non potrà scadere oltre il 15 dicembre 2017 e la quarta entro il 15 marzo 2018). In proposito è necessario attendere la conversione del decreto, tenuto conto degli emendamenti già presentati che puntano ad aumentare la possibilità di rateizzazione delle somme dovute. Il modello di domanda dovrà quindi indicare se vi sono giudizi pendenti relativi ai carichi per i quali si richiede la definizione agevolata ed il relativo impegno da parte del contribuente a rinunciare al giudizio, nonché la modalità di pagamento delle somme (scegliendo tra la domiciliazione sul conto corrente, l'utilizzo di bollettini precompilati allegati alla comunicazione delle scadenze della rateizzazione o gli sportelli di Equitalia).

I residui in bilancio
Una volta terminato il pagamento delle somme dovute in seguito alla definizione agevolata, l'agente della riscossione è automaticamente discaricato dall'importo residuo, il quale dovrà essere eliminato dalle scritture patrimoniali degli enti creditori, sulla base di appositi elenchi che l'agente trasmette telematicamente entro il 31 dicembre 2018 (contenenti i debitori che hanno esercitato la facoltà ed i codici tributo per i quali è stata perfezionata la definizione). A questo punto si pone il problema per gli enti della registrazione contabile dell'operazione. Nel caso di ruoli emessi prima dell'anno 2014, in vigenza del vecchio regime contabile, occorre verificare se l'ente aveva accertato o meno l'entrata con la formazione del ruolo, tenuto conto che in proposito la prassi era piuttosto variegata. Si assisteva infatti ad enti che provvedevano all'accertamento dei ruoli per cassa, altri in modo integrale al momento della formazione del ruolo ed altri ancora in modo parziale in via prudenziale. Mentre per i primi la cancellazione delle quote non riscosse a seguito della definizione agevolata non ha effetti, considerato che anche con il passaggio alla nuova contabilità l'accertamento di tali somme continua ad avvenire per cassa, per i secondi invece l'eliminazione delle quote residue determina la diminuzione delle somme conservate a residui, con possibili effetti negativi sul risultato di amministrazione, effetti che tuttavia dovrebbero essere ammortizzati dalla quota accantonata dell'avanzo di amministrazione relativa al fondo crediti di dubbia esigibilità, determinato in occasione dell'approvazione dell'ultimo rendiconto (che potrebbe non essere tuttavia sufficiente ove ad esempio l'ente avesse avuto storicamente elevate percentuali di riscossione). In una situazione analoga si trovano gli enti che hanno formato i ruoli coattivi dopo il 2014, in vigenza del principio contabile all. 4/2 al Dlgs 118/2011, che impone l'integrale accertamento dell'entrata nell'esercizio di formazione del ruolo, seppure con idoneo accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità. Pochi problemi dovrebbero avere anche gli enti che avevano operato accertamenti parziali, grazie alla combinazione di tale fattore con la presenza del fondo crediti di dubbia esigibilità. Nel caso in cui, invece, l'ente avesse stralciato i residui attivi riferiti ai ruoli dal conto del bilancio, per riportarli tra i crediti di dubbia esigibilità iscritti nel conto del patrimonio ante riforma, la cancellazione delle partite residue riferite a coloro i quali hanno aderito alla sanatoria ha effetti limitati alla sola sfera economico-patrimoniale e non anche a quella finanziaria.
Va rammentato che non produce effetti sui residui attivi dell'ente l'eliminazione degli interessi di mora ex art. 30 del Dpr 602/1973, in quanto, quest'ultimi sono accertati per cassa, come prevede il principio contabile sopra citato.
Seppure l'eventuale cancellazione dei residui non potrà che avvenire in occasione del rendiconto 2018, allorquando avverrà il discarico dell'agente della riscossione, qualche dubbio sulla legittimità della conservazione dei residui attivi potrebbe già porsi per quelle posizioni definite con versamento in unica soluzione. In tale caso appare comunque necessario provvedere almeno alla svalutazione integrale del credito residuo, non più riscuotibile, al fine di sterilizzare sin da subito i potenziali effetti negativi sul risultato di amministrazione.
Tutto ciò in attesa della conversione in legge del decreto, che dovrebbe altresì risolvere il problema dell'impossibilità del riscorso alla definizione agevolata per i comuni che hanno abbandonato Equitalia e quello della decadenza dai piani di rateizzazione.

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo Anutel


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