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L'armonizzazione taglia (solo) i residui passivi

di Anna Guiducci e Patrizia Ruffini

L'applicazione dei nuovi principi contabili ha prodotto una riduzione dei residui passivi in conto capitale del 74 per cento. Il dato è stato calcolato sulla base dei rendiconti dell'esercizio 2015 pubblicati dal ministero dell'Interno riferiti ai Comuni capoluogo di regione che non avevano già aderito alla fase della sperimentazione delle nuove regole.
La riforma, in vigore dal 1° gennaio 2015, ha comportato l'adozione da parte di tutti gli enti locali del nuovo principio contabile applicato della competenza finanziaria potenziata, in base al quale l'accertamento e l'impegno devono essere imputati secondo esigibilità.

L'indicazione della Corte dei conti
Come sottolineato anche dalla delibera 31/2016 (su cui si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 9 novembre), il riaccertamento straordinario sembra rivelarsi più profondo sul lato dei residui passivi rispetto agli attivi, più "problematici" per gli impatti sul risultato di amministrazione. Il riaccertamento al 1° gennaio 2015 ha imposto la verifica di tutti i residui finali dell'esercizio 2014. L'analisi ha comportato l'accertamento dell'esistenza di obbligazioni giuridicamente perfezionate e della loro esigibilità, cioè della scadenza dei crediti e dei debiti. Sono state quindi conservate tra i residui attivi le entrate accertate esigibili nell'esercizio di riferimento, ma non incassate, e tra i residui passivi le spese impegnate, liquidate o liquidabili nell'esercizio, ma non pagate, avendo cura di tener presente il divieto di conservazione nel conto dei residui passivi di somme a suo tempo contabilizzate in base all'articolo 183, comma 5, Tuel.
Il rendiconto 2015 evidenzia le risultanze di questa operazione: i residui attivi e passivi iniziali rappresentano i valori ante riaccertamento straordinario, mentre nelle colonne dedicate alle economie sono confluite le obbligazioni giuridiche eliminate per effetto dei nuovi principi contabili. Considerando i capoluoghi, l'impatto dell'operazione fra le spese in conto capitale è molto forte: i residui passivi del titolo secondo del bilancio sono scesi infatti da 6,965 a 1.781 milioni, con una riduzione del 74%.

L'accantonamento al fondo pluriennale vincolato
In ossequio al punto 5.4 del principio della competenza finanziaria potenziata, una parte di queste risorse è confluita nel fondo pluriennale vincolato. Le nuove regole consentono l'accantonamento al fondo di tutte le voci di spesa contenute nei quadri economici dei lavori pubblici relative a spese esigibili negli esercizi successivi, anche se non interamente impegnate (in parte impegnate e in parte prenotate). La costituzione del fondo per l'intero quadro economico progettuale è però consentita solo in presenza di impegni assunti sulla base di obbligazioni giuridicamente perfezionate, imputate secondo esigibilità, ancorché relative ad alcune voci del quadro economico progettuale, escluse le spese di progettazione. È inoltre possibile accantonare al fondo le somme riferite a procedure di affidamento attivate anche se non impegnate. Anche gli affidamenti in economia, o la pubblicazione del bando di gara, costituiscono titoli validi per la costituzione del fondo. In caso di procedura negoziata, occorre fare riferimento alla lettera di invito agli operatori selezionati. In assenza di aggiudicazione definitiva, entro l'anno successivo, le risorse accertate cui il fondo pluriennale si riferisce confluiscono nell'avanzo di amministrazione vincolato per la riprogrammazione dell'intervento in conto capitale, e il fondo pluriennale deve essere ridotto di pari importo.
Su questo quadro teorico generale si innesta la novità del disegno di legge di bilancio per il 2017 (articolo 64, comma 5) che consente agli enti di non portare a economia le risorse già accantonate al fondo nel rendiconto 2015 per le quali non matura l'obbligazione giuridica entro fine 2016. Solo per quest'anno tali risorse, anziché confluire nel risultato di amministrazione, possono essere mantenute al fondo pluriennale di uscita 2016 purché si disponga di progetto esecutivo e cronoprogramma di spesa. La disposizione può essere applicata solo dagli enti che deliberano il bilancio di previsione entro il 31 gennaio, rappresentando un incentivo e uno stimolo alla tempestiva approvazione dei documenti di programmazione. Se non impegnate entro l'esercizio 2017, le risorse confluiranno nel risultato di amministrazione.


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