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Tutto invariato per la riscossione degli enti locali?

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Sull'affidamento della riscossione coattiva delle entrate comunali al soggetto incaricato del servizio nazionale della riscossione tutto torna come prima. L'articolo 2 del Dl 193/2016 stabilisce, infatti, che gli enti locali per l'esercizio delle funzioni relative alla riscossione delle proprie entrate hanno la facoltà di continuare ad avvalersi del nuovo soggetto pubblico che subentrerà ad Equitalia dal prossimo 1° luglio 2017. Il tutto, pare, senza la necessità di espletare alcuna procedura ad evidenza pubblica.

La «soppressione» di Equitalia
Il recente Dl 193/2016 ha scritto la parola fine per Equitalia, la società pubblica controllata dall'Agenzia delle entrate nata in seguito alla riforma del sistema nazionale di riscossione introdotta dall'articolo 3 del Dl 203/2005.
L'articolo 1 del decreto stabilisce, infatti, che a decorrere dal 1° luglio 2017, le società del gruppo Equitalia sono sciolte e cancellate dal registro delle imprese. Le funzioni relative alla riscossione nazionale sono riattribuite all'Agenzia delle entrate e svolte mediante un nuovo ente pubblico economico di natura strumentale, denominato «Agenzia delle entrate-riscossione». Il nuovo ente subentra in tutti i rapporti giuridici di cui erano titolari le società del gruppo Equitalia ed assume la qualifica di agente della riscossione, con tutti i poteri previsti dal Dpr 602/1973.
Come si colloca la riscossione delle entrate comunali nell'ambito di tale radicale riforma?
Oggi Equitalia continua ad occuparsi della riscossione delle entrate dei comuni, in virtù delle continue proroghe che hanno consentito ai predetti enti di mantenere l'affidamento in favore della società pubblica delle attività di riscossione delle entrate, già svolte in concessione dai previgenti concessionari della riscossione ante riforma del 2005. Infatti, il comma 25 dell'articolo 3 del Dl 203/2005 permette ai Comuni di mantenere i predetti affidamenti in capo a Equitalia fino all'entrata in vigore delle nuove disposizioni contenute nell'articolo 7, comma 2, lettera gg-ter) del Dl 70/2011, recentemente prorogata al 31 maggio 2017 (articolo 2, comma 1, Dl 193/2016). Le norme del Dl 70/2011 stabiliscono la cessazione da parte di Equitalia dello svolgimento delle attività di accertamento e riscossione per conto dei comuni e delle società dagli stessi partecipate. Al termine del regime di proroga, quindi, i comuni avrebbero dovuto effettuare la riscossione coattiva delle proprie entrate esclusivamente con lo strumento dell'ingiunzione fiscale, provvedendovi in modo diretto ovvero mediante affidamento in favore dei soggetti individuati dal comma 5 dell'articolo 52 del Dlgs 446/1997 (tra cui spiccano i concessionari iscritti all'albo di cui all'articolo 53 del Dlgs 446/1997). Soggetti però da scegliere (eccetto l'ipotesi dell'affidamento alla società "in house") con le procedure previste per i servizi pubblici locali, vale a dire con le procedure ordinarie di scelta del contraente previste dal codice dei contratti pubblici (aperte, ristrette, ecc.).

L'affidamento al nuovo soggetto pubblico
Lo scenario cambia radicalmente con la disposizione del comma 2 dell'articolo 2 del Dl 193/2016. Quest'ultima consente infatti a tutti gli enti locali di continuare ad avvalersi per l'esercizio delle funzioni relative alla riscossione del nuovo soggetto pubblico "Agenzia delle entrate –riscossione", optando per tale soluzione mediante la semplice adozione di una deliberazione entro il prossimo 1° giugno. E comunque tale scelta può essere effettuata anche dopo la scadenza del citato termine, adottando l'apposita deliberazione entro il 30 settembre di ogni anno (comma 3 dell'articolo 2 del Dl 193/2016).
Stupisce la laconicità della norma che, in poche righe, spazza via un tentativo di riforma della riscossione coattiva degli enti locali e le tante problematiche che ci si era posti in passato sulla legittimità degli affidamenti diretti di nuove attività alla società pubblica di riscossione. Va rammentato in proposito che il comma 25-bis dell'articolo 3 del Dl 203/2005 permetteva anche ad Equitalia di essere affidataria di ulteriori attività di accertamento e riscossione delle entrate locali, previo però esperimento di procedure ad evidenza pubblica. La nuova norma sembra invece legittimare l'affidamento diretto della riscossione delle entrate locali da parte degli enti e delle società partecipate da quest'ultimi al nuovo soggetto pubblico, senza porsi il problema della sua compatibilità con l'ordinamento comunitario. La norma forse intende valorizzare la natura di funzione pubblica della riscossione, funzione che rimarrebbe espletata da un soggetto di diritto pubblico, pur diverso dal titolare della stessa. Anche se sul punto la giurisprudenza e la dottrina appaiono tutt'altro che pacifiche (sentenza del Consiglio di Stato n. 5284/2014, che qualifica la riscossione come servizio).
In attesa della conversione del decreto e delle possibili modifiche sul punto, non si può non sottolineare come appaia comunque imprescindibile il compimento della riforma della riscossione coattiva degli enti locali, al fine di fornire un quadro giuridico stabile e un'efficace strumento di riscossione anche agli enti che intendono provvedere in via diretta a tale delicata attività.

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo Anutel


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