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Sull'imposta di soggiorno niente ravvedimento operoso per l'albergatore

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il rapporto che si instaura tra il gestore della struttura ricettiva e l'ente destinatario dell'imposta di soggiorno ha natura contabile e non tributaria, con la conseguenza che, alle violazioni legate alle omissioni e ai ritardi nel versamento, non risulta immediatamente applicabile l'istituto del ravvedimento operoso.
È quanto ha recentemente stabilito la sezione regionale di controllo dell'Emilia Romagna della Corte dei conti con il parere n. 96/2016, rispondendo alla specifica richiesta di un ente locale, con una soluzione, pienamente condivisibile, che si presenta del tutto coerente con la sentenza delle sezioni riunite in sede giurisdizionale n. 22/2016che ha sancito che i gestori delle strutture sono a tutti gli effetti agenti contabili tenuti anche alla resa del conto giudiziale (si veda anche il Quotidiano degli enti locali del 27 ottobre).

La decisione
Secondo il supremo consesso giurisdizionale, tra l'altro, spetta alla regolamentazione locale la specifica individuazione del soggetto onerato della resa del conto (alternativamente configurando ogni gestore come agente contabile oppure assegnando loro la veste di sub-agenti) così come la definizione della tipologia del conto richiesto, se di cassa ovvero anche di diritto. Tale qualificazione, in relazione alla questione specifica sottoposta, impedisce di ricondurre all'ambito tributario le irregolarità commesse in fase di riversamento, con la conseguenza che le eventuali sanzioni dovranno essere stabilite sulla base di quanto previsto dall'articolo 7-bis del Tuel, che introduce, per le violazioni delle disposizioni dei regolamenti comunali e provinciali, una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 euro a 500 euro, fatte ovviamente salve eventuali responsabilità penali.
Il mancato riconoscimento della natura tributaria del rapporto comporta altresì l'inapplicabilità "diretta" dell'istituto del ravvedimento operoso, che non risulta riconducibile alle casistiche che si collocano al di fuori del rapporto tributario, quale quello che grava – appunto - sui gestori delle strutture ricettive.

Al legislatore la possibilità di agevolazioni diverse
Chiarito tale aspetto, peraltro, la pronuncia "apre" alla possibilità, per gli enti locali, di definire autonomamente un meccanismo (astrattamente riconducibile allo schema del ravvedimento operoso) di definizione agevolata e preventiva delle possibili violazioni amministrative compiute dal gestore, seppure nell'ambito della potestà regolamentare sancita, in modo generale, dall'articolo 52 del Dlgs 446/1997.
Peraltro, opportunamente, la magistratura contabile evidenzia anche alcuni elementi di irrazionalità della disciplina dell'imposta di soggiorno, a partire dalla circostanza che viene individuato come soggetto passivo responsabile del pagamento del tributo l'ospite della struttura ricettiva, spesso residente all'estero.
In più è anche singolare la posizione del gestore, che assume una configurazione del tutto diversa a seconda che riscuota il corrispettivo della prestazione e l'Iva ovvero l'imposta comunale di soggiorno, con negative conseguenze sul piano della semplificazione delle procedure di accertamento e di riscossione. Basti pensare al fatto che, nell'ipotesi che il soggetto passivo obbligato rifiuti il pagamento del tributo, su richiesta dal responsabile della struttura alberghiera lo stesso dovrebbe sottoscrivere un modulo per comprovare tale rifiuto e, in caso di rifiuto anche a sottoscrivere il modulo, sarà il gestore della struttura a dover compilare un distinto modulo da trasmettere al comune che, a sua volta, dovrà avviare le procedure di recupero (aventi un onero del tutto sproporzionato rispetto all'importo dell'imposta).
Ecco perché, conclusivamente, è manifestato esplicitamente l'auspicio di un intervento del legislatore, allo scopo di ridurre gli adempimenti a carico delle strutture ricettive e di attivare uno stretto collegamento con le modalità di pagamento del corrispettivo, a maggior ragione che queste ultime sono sempre più caratterizzate dal ricorso alla moneta elettronica.


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