Home  › Fisco e contabilità

Dimissioni volontarie del revisore, il problema della data di effetto

di Antonino Borghi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

La causa di cessazione dell'incarico di revisore degli enti locali può essere determinata da:
a) scadenza del mandato;
b) dimissioni volontarie;
c) impossibilità a svolgere l'incarico per un periodo di tempo stabilito dal regolamento dell'ente;
d) revoca per inadempienza (regolamentata dall'ente);
e) revoca per mancata presentazione della relazione al rendiconto entro 20 giorni dalla trasmissione della proposta, completa di tutti gli allegati previsti dalla legge;
f) per decadenza, a seguito della cancellazione dall'albo o registro professionale, essendo l'incarico collegato a tale iscrizione;
g) quale Commissario ad acta, nel caso di mancato assolvimento dell'obbligo di trasmissione della certificazione sulla verifica del rispetto degli obiettivi di saldo (articolo 1, comma 721, della legge legge 208/2015).
Il regolamento dell'ente deve disciplinare l'ipotesi di cui al precedente punto c) indicando il periodo oltre il quale l'indisponibilità del revisore determina la decadenza e per il punto d) quali sono gli inadempimenti. Il regolamento deve inoltre indicare la procedura da adottare. La cessazione per dimissioni volontarie è indicata nell'articolo 235, comma 3 del Tuel nei seguenti termini: «dimissioni volontarie da comunicare con preavviso di almeno qurantacinque giorni e che non sono soggette ad accettazione da parte dell'ente».
La norma richiede, pertanto, che sia inviato all'ente da parte del revisore un preavviso di dimissioni con indicazione della data di effetto delle stesse e che la stessa sia superiore di almeno 45 giorni alla data di ricevimento dell'avviso da parte dell'ente.

La sostituzione
Che cosa succede se dopo la data di effetto l'ente non ha provveduto alla sostituzione?
Se si applicasse il principio della continuità amministrativa che obbliga il cessato ad assolvere le proprie funzioni fino alla nomina del sostituto, il revisore dimissionario potrebbe essere costretto ad assolvere le proprie funzioni anche per un lungo periodo.
Si ritiene che nel caso non si provveda alla nuova nomina il revisore scaduto non possa più operare come disposto da altre norme che prevedono un uguale termine di 45 giorni.
L'articolo 235 del Tuel al comma 1, per la scadenza del mandato richiama le disposizioni relative alla proroga degli organi amministrativi di cui agli articoli 2, 3 comma 1, 4 comma 1, 5 comma 1 e 6 del Dl 293/1994 che prevedono una proroga per non più di 45 giorni. Decorso tale termine l'organo di revisione decade e gli eventuali atti adottati sono nulli. La responsabilità per i danni conseguenti agli atti nulli o alla mancanza dell'organo di revisione è imputata ai titolari della competenza alla ricostituzione.
Anche il comma 715 della legge 296/2006 dispone un termine di 45 giorni. È, infatti, disposto che: «Nei casi di scioglimento dei consigli comunali e provinciali ai sensi dell'articolo 143 del TUEL, l'incarico di Revisore dei conti è risolto di diritto se non rinnovato entro quarantacinque giorni dall'insediamento della commissione straordinaria per la gestione dell'ente».

L'accettazione della carica
È sorto inoltre il problema se un revisore estratto e nominato dal Consiglio senza preventiva accettazione della carica che intende non accettare la nomina debba comunque svolgere la sua funzione per almeno 45 giorni.
Il Tuel non prevede espressamente l'accettazione della carica, ma sembra evidente che non sia possibile nominare un revisore senza una previa accettazione e dichiarazione d'insussistenza d'ipotesi d'illeggibilità e incompatibilità.
La procedura che segue l'estrazione a sorte deve essere indicata nel regolamento di contabilità e le ipotesi sono le seguenti:
• la prima (consigliata) che richiede all'estratto, prima della seduta consiliare, la dichiarazione di essere disponibile ad accettare la carica e della mancanza d'ipotesi d'ineleggibilità, incompatibilità e superamento del numero degli incarichi. Tale procedura richiede inoltre che sia comunicata al revisore l'entità del compenso che il Consiglio intende attribuirgli;
• la seconda è quella che dopo la nomina consigliare sia richiesto al revisore di produrre, entro breve termine, la dichiarazione di accettazione con le attestazioni non ostative di cui sopra.
In questa seconda ipotesi se il nominato non accetta la carica, non sembra possibile applicare la regola del preavviso di almeno 45 giorni. Non è possibile, infatti, parlare di dimissioni da parte di chi non ha accettato l'incarico.

(*) Presidente Ancrel


© RIPRODUZIONE RISERVATA