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Il paradosso infinito dei «costi della politica» di Province e Città metropolitane

Gianni Trovati

Via libera ai fabbisogni standard e stop al decreto per prelevare a Città metropolitane e Province i 220 milioni prodotti dall'addio alle indennità per gli amministratori degli enti di area vasta.

Accanto al regolamento edilizio unico, sono questi i due temi chiave affrontati ieri dalla Conferenza Stato-Città.

La vicenda dei «costi della politica» nelle Province e Città metropolitane è emblematica. Pur rappresentando la ragione principale della riforma, i risparmi prodotti dall'abbandono delle indennità per consiglieri, assessori e presidenti di Provincia sono stati via via congelati perché non è mai stato approvato il decreto per quantificarli e riassegnarli al bilancio dello Stato.

Il provvedimento è arrivato ieri sui tavoli della Conferenza, e i rappresentanti degli enti locali hanno dato parere negativo chiedendo che i soldi siano dirottati alle funzioni degli enti di area vasta (strade, scuole e ambiente).

Semaforo verde, invece, per il provvedimento sui fabbisogni standard (si veda Il Quotidiano degli enti locali e dela Pa del 12 settembre), con la richiesta dell'Anci di intervenire con clausole di salvaguardia da eventuali distorsioni.


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