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Enti in dissesto, Anci: «Intervenire con emendamenti su legge di bilancio per una riforma organica»

di Emiliano Falconio

«Intervenire tramite emendamenti alla prossima Legge di bilancio per avviare una riforma organica che disciplini in maniera seria e organica la legislazione relativa agli enti in dissesto e in pre-dissesto. È un tema di grandissimo interesse per molti Comuni, intervenire è quindi un'assoluta necessità». Così il sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale Anci Enzo Bianco al termine dell'incontro di ieri al Viminale dove si è discusso della situazione degli enti in dissesto e pre-dissesto.
All'incontro, oltre al presidente Bianco, hanno partecipato il segretario generale Veronica Nicotra, i tecnici del dipartimento Finanza locale dell'Ifel e i sindaci e amministratori dei principali Comuni in dissesto e pre-dissesto (tra cui Benevento, Catania, Messina, Napoli, Pescara, Pizzo Calabro, Potenza, Reggio Calabria e Rieti).

Un incontro operativo
«È stato un incontro operativo – ha riferito Bianco – in cui abbiamo chiesto al governo di separare quattro-cinque modifiche urgenti da inserire nella prossima Legge di bilancio tramite appositi emendamenti. Oggi stesso – ha aggiunto – ci è stato assicurato che al ministero dell'Economia e a quello dell'Interno si lavorerà alla stesura di questi emendamenti, che saranno poi sottoposti, tra giovedì e venerdì, ai tecnici Anci per poi essere analizzati anche dai sindaci all'inizio della prossima settimana».

Una flessibilità maggiore
Riguardo la natura dei provvedimenti, Bianco ha evidenziato come è auspicabile l'inserimento di «elementi di maggior flessibilità per i Comuni che escono dalla condizione di dissesto. Questi enti, infatti, oggi sono pesantemente penalizzati e irrigiditi soprattutto perché non possono utilizzare le opportunità concesse ai Comuni in gestione ordinaria. Abbiamo anche chiesto interventi sui costi dei mutui così come abbiamo auspicato una soluzione per una esigenza molto penalizzante per i Comuni in dissesto ovvero la possibilità di rientrare da situazioni critiche non in dieci anni ma in 30, così come è concesso ai Comuni in gestione ordinaria. Queste criticità elencate – ha concluso Bianco – non prevedono impegni di natura finanziaria voglio sperare, anzi ne sono certo, che da parte del governo ci sia quell'attenzione promessa più volte ai massimi livelli».

I segnali di apertura del Governo
Da parte sua, il Ministero ha considerato condivisibili le richieste dell'Associazione finalizzate in primo luogo a garantire anche agli enti in riequilibrio la possibilità di ripianare in 30 anni la quota di disavanzo derivante dalla revisione straordinaria dei residui ex articolo 243-bis, comma 8 lettera e) del Tuel. Inoltre, segnali di apertura si sono registrati anche con riferimento alle richieste di snellire gli strumenti previsti a supporto del riequilibrio (con particolare riferimento alle misure richieste per accedere al Fondo di rotazione), di introdurre ulteriori soluzioni per accompagnare il riequilibrio (tra cui la possibilità di definire transattivamente i debiti con l'Erario, possibilità peraltro già prevista per gli enti in dissesto), nonché di avvalersi della delegazione di pagamento per i debiti verso creditori privati, con la possibilità di concordare con il delegato la rateizzazione fino a 30 anni.
Con riferimento al dissesto, il sottosegretario si è mostrato disponibile a valutare l'opportunità di estendere anche ai Comuni sino a 20mila abitanti la facoltà di predisporre un'ipotesi di bilancio che garantisca l'effettivo raggiungimento dell'equilibrio in un periodo massimo di tre anni, al fine di rendere concreta e sostenibile l'adozione di misure in grado di riportare il bilancio dell'ente in una condizione di equilibrio, così come già previsto per i Comuni con oltre 20mila abitanti.


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