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Legge di bilancio/3: Per gli investimenti fondo pluriennale e sblocco degli avanzi

di Marzio Bartoloni e Gianni Trovati

C'è il battesimo del piano «Casa Italia» e i fondi per gli interventi post sisma che valgono in tutto 4,5 miliardi, frutto dell'extra deficit conquistato a Bruxelles. Ci sono i progetti per la riqualificazione delle periferie - 120 in tutto - che valgono 2,1 miliardi (di cui 1,6 in arrivo dal fondo sviluppo e coesione). E poi ancora la conferma dei fondi per il dissesto idrogeologico (7 miliardi in 7 anni) . Questi alcuni dei piatti forti del menù degli investimenti pubblici, il secondo motore - accanto a quello del rilancio degli investimenti privati con il turbo di industria 4.0 - con cui il Governo vuol far tornare a camminare il Pil. Un piano che vale 12 miliardi in tre anni scaglionati in 2 miliardi nel 2017, 4 miliardi nel 2018 e 6 miliardi nel 2019. E che come nel caso del piano di prevenzione e messa in sicurezza di «Casa Italia» seguirà la strategia della doppia leva: da una parte con gli incentivi ai privati, con il fisco "buono" fatto di bonus e agevolazioni per chi investe, e dall'altro attingendo in modo massiccio ai fondi europei e ai fondi sviluppo e coesione. E qui la manovra dovrebbe prevedere una norma che con il consenso della Ragioneria generale dello Stato consentirà di liberare subito spazi di spesa del Fondo di sviluppo e coesione, con risorse subito in cassa.
Capitolo sostanzioso anche quello delle infrastrutture dove si tiene conto dei piani di rilancio di Fs e Anas già presentati, così come dei piani strategici dei porti e degli aeroporti. Voci che complessivamente - secondo il Governo - valgono 10 miliardi. Nel capitolo trasporti la manovra dovrebbe prevedere anche un "investimento" da 180 milioni sugli aeroporti per abbassare le tasse di imbarco. Un passo necessario per convincere soprattutto le compagnie low cost a scegliere i nostri scali. Così come ci dovrebbero essere i fondi per detassare gli abbonamenti al trasporto locale. In pista anche un mini piano da 50 milioni per il superamento delle barriere architettoniche.
Anche il capitolo dedicato alla finanza locale si concentra quasi esclusivamente sui tentativi di rilancio degli investimenti pubblici. La prima mossa è rivolta ai comuni con i conti più in salute, e mira allo sblocco degli avanzi (cioè i fondi presenti nei conti ma in pratica non spendibili senza sforare i vincoli del pareggio di bilancio) per utilizzarli nella spesa in conto capitale, indirizzandoli sui progetti legati agli interventi di ripristino e adeguamento sismico ed energetico dell'edilizia pubblica, scolastica in primis. «In un Paese che ha subito tre terremoti negli ultimi sette anni - aveva del resto sottolineato il presidente del Consiglio Matteo Renzi non più tardi di giovedì intervenendo a Bari all'assemblea nazionale dell'Anci - tutti i soldi necessari all'edilizia scolastica vanno spesi». In questo quadro i comuni, ma anche le province e le città metropolitane che hanno la competenza sulle scuole superiori, parteciperanno mettendo sul piatto dei finanziamenti una quota dei loro avanzi di amministrazione. L'impatto sull'indebitamento 2017, però, sarà parziale, dal momento che tra decisioni, progetti e avvio dei lavori non tutti gli stanziamenti si tradurranno in pagamenti nel corso dell'anno.
L'altro intervento, atteso dopo la riforma del pareggio di bilancio votata ad agosto, è la replica del «bonus» sul fondo pluriennale vincolato, cioè lo strumento che la nuova contabilità dedica alla gestione della spesa in conto capitale. La manovra permetterà di conteggiare fra le entrate utili a raggiungere il pareggio di bilancio anche una parte del fondo pluriennale vincolato in entrata: quest'anno, al debutto del nuovo meccanismo, i milioni coinvolti nei calcoli di finanza pubblica erano 660, ma secondo i calcoli dell'Economia la cifra è stata "gonfiata" da una serie di somme che non si sono tradotte in investimenti effettivi. Questa considerazione, insieme agli spazi ridotti di finanza pubblica nonostante l'aumento dell'indebitamento messo in programma, limiteranno la dote del prossimo anno.
La questione investimenti si lega anche allo sforzo di stringere sui tempi di approvazione dei bilanci preventivi, per la semplice ragione che prolungare troppo l'esercizio provvisorio limita di fatto alla spesa le possibilità di intervento delle amministrazioni locali. Per questa ragione, la manovra dovrebbe "blindare" per il 2017 il termine del 28 febbraio, per rendere più complicati i tentativi di proroga (quest'anno si è arrivati al 30 aprile, e l'anno scorso a luglio) e porre le premesse per raggiungere davvero la data ordinaria, cioè il 31 dicembre dell'anno precedente, prevista dalla legge ma mai rispettata nei fatti. Per chi fa più in fretta, e riesce a chiudere i conti 2017 entro il 31 gennaio, spunta un aiuto ulteriore, che permette di mantenere nel fondo pluriennale in entrata i fondi legati a impegni 2016 per progetti che non sono arrivati alla gara entro l'anno. Il problema nasce dalla riforma del Codice appalti che, con le sue tante novità, ha rallentato l'attività di progettazione e preparazione delle gare, e il salvagente si aprirà per gli interventi che sono arrivati alla fase di progettazione esecutiva.


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