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Anci in audizione: «Provvedimento troppo ragioneristico, da calibrare su realtà locali»

di Giuseppe Pellicanò - A cura della redazione Anci

«Non valuto in modo negativo il decreto legislativo sulla dirigenza ma sono preoccupato per i suoi effetti nella gestione quotidiana. Appare più dettato da logiche ragionieristiche che dalla volontà di affrontare in modo risolutivo l'innovazione degli enti locali, è costruito sul prototipo delle grandi amministrazioni ministeriali, senza considerare esigenze e specificità degli enti locali: se non corretto si rischia l'autonomicidio». Lo ha sottolineato Umberto Di Primio, sindaco di Chieti e vicepresidente Anci, intervenendo venerdì scorso come delegato al Personale dell'Associazione, in Commissione Affari costituzionali della Camera per un'audizione sul decreto legislativo sulla dirigenza pubblica, di attuazione della Riforma Madia. Con lui, a rappresentare i Comuni, Jacopo Massaro, sindaco di Belluno e presidente della commissione Anci Personale e relazioni sindacali (vedi documento consegnato in audizione).
Di Primio ha innanzitutto evidenziato che, con riferimento alla Commissione per la dirigenza locale, «l'individuazione fatta a monte, nello stesso decreto, di cinque componenti di diritto su sette individuati tra i vertici di amministrazioni centrali appare paradossale, e non garantisce né l'adeguata rappresentanza delle autonomie, né la funzionalità di questo organo collegiale».

Nuove assunzioni
I Sindaci in audizione hanno poi rimarcato un eccesso di delega nella previsione di un potere autorizzatorio del Dipartimento della Funzione pubblica e della Ragioneria Generale dello Stato sulle nuove assunzioni di dirigenti anche negli Enti locali. "Su questo punto c'è un contrasto evidente con i principi della legge delega e più in generale con una palese violazione dell'autonomia dei Comuni", hanno sostenuto.

Durata dell'incarico
Un altro punto critico del provvedimento riguarda la durata dell'incarico dirigenziale, che il decreto fissa a quattro anni più eventuali due di rinnovo. «Tutta la legislazione degli enti locali si basa sulla durata del mandato elettivo: cinque anni. E' necessario armonizzare le previsioni del decreto sulla durata degli incarichi dirigenziali nei Comuni con il ciclo del mandato amministrativo», è stato il loro auspicio.

Il regime dei dirigenti privi di incarico
Il punto di maggiore criticità evidenziato da Di Primio e Massaro riguarda il regime dei dirigenti privi di incarico, in quanto il decreto prevede che il dirigente in disponibilità, finché non riceve un nuovo incarico, rimane sul bilancio dell'ultimo ente che lo ha assunto. Si tratta di una soluzione insostenibile che «creerà un ulteriore aggravio di costi per i Comuni, tanto più che – ha spiegato Di Primio – esiste un tetto di spesa per il personale, confermato dalle ultime leggi di bilancio, che renderebbe di fatto impossibile procedere alla copertura delle posizioni dirigenziali che rimangono vacanti». In questo modo «si rischia di annullare l'obiettivo della riforma e di irrigidire ulteriormente la mobilità tra enti». Da qui il correttivo proposto dall'Anci di un fondo di solidarietà, analogamente a quello attualmente previsto per segretari comunali, che distribuisca l'onere dei dirigenti in disponibilità sull'intero comparto.

Il superamento della figura del segretario comunale
Ulteriori rilievi critici sono stati evidenziati nel merito della disciplina sul superamento della figura del segretario comunale e sull'istituzione della nuova figura del dirigente apicale degli Enti locali. «C'è un vuoto di disciplina riguardo alla fattispecie del segretario comunale che al momento dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni si trovi in condizione di aspettativa, considerazione che si può estendere anche a tutti gli altri dirigenti. Deve essere chiarito che in questi casi e per tutta la durata dell'aspettativa i termini che possono portare ad una cancellazione del ruolo restano sospesi», ha osservato Di Primio. Il vice presidente Anci ha poi rappresentato il rischio implicito nella previsione per cui i segretari sono assunti dalle amministrazioni che conferiscono loro incarichi dirigenziali «nei limiti delle dotazioni organiche». «Tale situazione – ha spiegato - è potenzialmente destinata a produrre esuberi. Per questo è opportuno - ha concluso - precisare che l'istituzione della nuova figura del dirigente apicale comporta la conseguente istituzione del relativo posto in dotazione organica».


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