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Le autorimesse non sfuggono alla Tarsu

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

La Tarsu è dovuta sui garage, salvo che il contribuente non dimostri che il locale è inidoneo alla produzione di rifiuti.
Questo è il principio recentemente ribadito dalla Corte di cassazione, con l'ordinanza n. 17623 del 5 settembre 2016, confermando l'orientamento già consolidato in materia.

L'esclusione dei garage dalla tassa sui rifiuti
Secondo le disposizioni contenute nell'articolo 62 del Dlgs 507/1993, la Tarsu era dovuta per l'occupazione o la detenzione di locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, a esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni. L'articolo 1, comma 3, del Dl 8/1999 e l'articolo 6 del Dl 328/1997 avevano altresì specificato che l'esclusione riguardava in genere tutte le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili. Il comma 2 del medesimo articolo 62 escludeva dalla tassazione tuttavia i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati, o perché risultano in obiettive condizioni di non utilizzabilità. Sul punto la Corte di cassazione aveva più volte precisato che grava sul contribuente l'onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare delle esenzioni previste dalla norma, atteso che, pur operando il principio secondo il quale è l'amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell'obbligazione tributaria, lo stesso non può operare con riferimento al diritto a ottenere una riduzione della superficie tassabile, costituendo l'esenzione, anche parziale, un'eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale (si vedano le decisioni della Cassazione nn. 17703/04, 13086/06, 17599/09, 775/11). Nel caso specifico dei locali destinati ad autorimessa, la medesima Corte aveva affermato che anche i garage rientrano tra i locali tassabili, non potendosi ritenere di per sé non soggetti al tributo, in mancanza di idonea prova del contribuente atta a dimostrare l'oggettiva impossibilità di produrre rifiuti (si veda Cassazione, sentenza n. 11351/12). Analogamente, l'ordinanza n. 19469/14 aveva confermato l'assoggettamento alla Tarsu dei garage, considerando che l'articolo 62 del Dlgs 507/1993 pone a carico dei possessori di immobili una presunzione legale relativa di produzione di rifiuti. Ne consegue che l'impossibilità dei locali o delle aree a produrre rifiuti per loro natura o per il particolare uso, prevista dall'articolo 62, comma 2, non può essere ritenuta in modo presunto dal giudice tributario, essendo onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o di variazione le obiettive condizioni di inutilizzabilità, le quali devono essere «debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione».
L'ordinanza n. 17623/16 si muove sullo stesso filone, ritenendo che la dimostrazione della non tassabilità dei locali destinati a garage non può considerarsi raggiunta in considerazione del solo presupposto della peculiare destinazione funzionale dell'immobile (ad autorimessa), e perciò in virtù del fallace assunto secondo cui un locale adibito a garage non possa che ritenersi, di per sé, improduttivo di rifiuti solidi urbani. È, invece, necessaria la puntuale dimostrazione di detta circostanza da parte del contribuente.

Il garage e il posto auto nella Tari
I principi sopra riportati sono applicabili anche alla tassa sui rifiuti (e alla Tares), considerando che l'articolo 1, comma 641, della legge 147/2013 stabilisce che il presupposto della Tari è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Solo i locali che non sono oggettivamente in grado di produrre rifiuti urbani, non sono assoggettati al tributo. Tale dimostrazione deve ritenersi gravante sul contribuente anche nella Tari, in virtù dei principi già evidenziati. Ovviamente i principi sopra esposti sono riferiti solo ai locali destinati ad autorimessa. Diversa è invece la conclusione a cui si deve giungere laddove si tratti di un posto auto ubicato in un'area scoperta pertinenziale a fabbricati (ad esempio, il parcheggio condominiale, dell'abitazione, dei clienti e dei dipendenti dell'attività economica). In questo caso, infatti, opera l'esclusione dal tributo prevista per le aree scoperte pertinenziali dal comma 641 sopra citato. Non altrettanto accade, invece, se si tratta di un posto auto nella disponibilità esclusiva di un singolo condomino, ubicato in un locale interno al fabbricato. In questo caso, infatti, siamo nella fattispecie dei locali e non delle aree scoperte. Nell'ipotesi di aree destinate a parcheggio di veicoli, ove si tratti di aree strumentali allo svolgimento dell'attività economica avente a oggetto la gestione del parcheggio, le stesse saranno soggette alla tassa, in virtù del disposto del comma 641 più sopra richiamato, prescindendo dal fatto che siano di proprietà o in concessione (si veda Ctr Lazio, sentenza n. 64/07). Ciò anche se tali aree sono ubicate lungo strade e piazze pubbliche e affidate in concessione per il controllo della sosta e l'esazione dei relativi proventi a soggetti privati (cosiddette "strisce blu" stradali"), in questo senso la Cassazione, con ordinanza n. 21/06/2012, sentenze nn. 15950/11, 15851/11 e 17434/13.

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo Anutel


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