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Danni patrimoniali da risarcire al revisore che subisce la revoca anticipata dell'incarico

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Deve essere accolta la domanda risarcitoria per la corresponsione dei compensi non percepiti, a causa dell'illegittima azione amministrativa consistente nel revocare, anticipatamente e senza congrua motivazione, l'incarico di revisore dei conti.
Così si esprime il Tar Molise, con la sentenza n. 355/2016.

Il fatto
Il commissario straordinario dello Iacp della Regione Molise decreta lo scioglimento del collegio dei revisori dei conti, sul presupposto dell'imminente scadenza temporale del proprio mandato. Poiché la nomina dei revisori non è geneticamente condizionata all'ipotetica scadenza del mandato del soggetto che conferisce l'incarico, il giudice amministrativo annulla il provvedimento di revoca e sulla base di tale giudicato il presidente di quel collegio adisce nuovamente il Tar Molise allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti, quantificati nella misura dei compensi non corrisposti dalla revoca alla naturale scadenza dell'incarico.

La decisione
La sentenza in rassegna pone in evidenza il distorto esercizio del potere, cosa che ha determinato la condanna della Pa al risarcimento dei danni patrimoniali.
Infatti, come correttamente osservato dal giudice amministrativo, il danno patrimoniale patito deve essere qualificato quale danno ingiusto, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2043 del codice civile, in quanto conseguente ad attività amministrativa svolta in contrasto con norme di legge e lesivo del diritto soggettivo all'integrità del patrimonio dell'interessato.
L'illegittimità dell'azione amministrativa è stata chiaramente desunta dalla precedente pronuncia del Tar Molise (sentenza n. 756/2012) che ha annullato il provvedimento di revoca dell'incarico.
Il giudice ha chiarito anche che la perdita patrimoniale costituisce una conseguenza immediata e diretta, ai sensi dell'articolo 1223 del Cc, dell'attività illegittimamente posta in essere, atteso che, in mancanza degli atti di revoca, il ricorrente avrebbe percepito il relativo compenso sino alla scadenza naturale del mandato, pari ad un quinquennio come stabilito dalla vigente legislazione regionale.
Altro aspetto rilevante che emerge dalla sentenza riguarda la natura dell'incarico, di fatto non svolto per un impedimento posto in essere dall'ente destinatario della prestazione. Questo non può essere assimilato a quello del funzionario onorario, perché il componente di un collegio di revisori dei conti o altro organo di controllo svolge una prestazione resa titolo professionale, rispetto alla quale l'Amministrazione controllata si obbliga a corrispondere un compenso, il quale se precluso, dall'adozione di provvedimenti amministrativi illegittimi, genera il risarcimento dei danni patrimoniali nei confronti del prestatore d'opera intellettuale.

Conclusioni
Se l'atto amministrativo viene adottato in difformità al paradigma normativo di riferimento esso viene annullato attribuendo la possibilità dell'avente diritto di adire il giudice naturale per ottenere il risarcimento il quale non è conseguenza automatica e costante dell'annullamento giurisdizionale del provvedimento amministrativo.
Il risarcimento, conseguente a lesione di interesse legittimo pretensivo, è subordinato, pur in presenza di tutti i requisiti dell'illecito, quali la condotta, la colpa, il nesso di causalità e l'evento dannoso, alla dimostrazione, secondo un giudizio di prognosi formulato ex ante, che l'aspirazione al provvedimento fosse destinata a esito favorevole, quindi alla dimostrazione, ancorché fondata con il ricorso a presunzioni, della spettanza definitiva del bene collegata a tale interesse, ma siffatto giudizio prognostico non può essere consentito allorché detta spettanza sia caratterizzata da consistenti margini di aleatorietà.


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