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Revisori e piani di riequilibrio finanziario

di Paolo Tarantino - Rubrica a cura di Ancrel

Il decreto legge «Omnibus» 113/2016 (convertito con modificazioni dalla legge 160/2016) con l'articolo 15 ha introdotto la possibilità, per gli enti che avevano approvato il piano di riequilibrio pluriennale ex articolo 243-bis (indipendentemente se già approvato definitivamente o meno) di rimodulare o riformulare il piano stesso, fermo restando la sua durata originaria, sottoponendolo nuovamente allo scrutinio ministeriale e del giudice contabile. Tale possibilità oltre a conciliare il risanamento del disequilibrio consente di ricomprendere nel piano pluriennale l'ammortamento trentennale del disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario, dell'eventuale disavanzo risultante dal rendiconto approvato oltre ai debiti fuori bilancio non inclusi nel piano.

L'istituto del predissesto
L'istituto del predissesto è stato introdotto con il decreto legge 10 ottobre 2012 n. 174 meglio noto come «Decreto premi e sanzioni» che ha inserito, nel titolo VIII – Enti locali deficitari o dissestati – del Dlgs 267/2000, Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, l'articolo 243-bis.
Viene consentito agli enti, per i quali sussistono squilibri strutturali di bilancio tali da poterne provocare il dissesto, di ricorrere a un piano di riequilibrio pluriennale che consente di recuperare gradualmente (massimo dieci anni) i disavanzi ed i debiti fuori bilancio non gestibili tramite le ordinarie misure previste dal Dlgs 267/2000.
Tale procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, disciplinata dagli articoli 243-bis, ter e quater del Tuel, premette agli enti di fronteggiare in maniera autonoma, le situazioni di precarietà delle gestioni amministrative ma soprattutto di porre in essere i rimedi anche suggeriti dalle Sezioni di controllo della Corte dei conti nell'ambito del controllo teso ad assicurare la sana gestione finanziaria, nonché il rispetto dei vincoli di finanza pubblica in una prospettiva di un bilancio stabilmente riequilibrato.

I compiti del revisore
In questa procedura ruolo primario riveste l'organo di revisione che deve, secondo quanto previsto dal comma 5 dell'articolo 243-bis del Tuel, rilasciare il proprio parere sulla delibera di consiglio comunale che prevede il ricorso al piano di riequilibrio pluriennale. Al fine di emettere tale parere il revisore deve verificare che il piano oltre ad assicurare il prefissato graduale riequilibrio finanziario, rispetti:
1. la copertura del costo dei servizi a domanda individuale, del servizio acquedotto e del servizio smaltimento dei rifiuti solidi urbani;
2. la copertura dei costi di gestione dei servizi a domanda individuale in misura non inferiore al 36%;
3. le norme, sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale previsto per gli enti strutturalmente deficitari.
Condizione preliminare è comunque la verifica dell'effettuazione da parte dell'ente di una revisione straordinaria di tutti i residui attivi e passivi, di una ricognizione delle posizioni debitorie aperte con il sistema creditizio e dei procedimenti di realizzazione di OO.PP. ad esse sottostanti, nonchè la definizione della situazione di tutti gli organismi e delle società partecipate oltre che gli oneri potenziali a carico del bilancio dell'Ente.

Il piano di riequilibrio pluriennale
Anche nel corso della "gestione" del piano di riequilibrio pluriennale al collegio dei revisori è stato affidato un analogo compito previsto dal comma 6 dell'articolo 243-quater il quale prevede che l'organo di revisione trasmetta entro i 15 giorni successivi alla scadenza di ciascun semestre di una relazione che monitori il grado di raggiungimento degli obiettivi fissati dal piano; entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello di chiusura del piano, infine, all'Organo di revisione viene richiesta la redazione di una relazione finale sull'attuazione del piano e sugli obiettivi di riequilibrio raggiunti.
Il lavoro dei revisori è di ausilio al monitoraggio ed è finalizzato ad asseverare dati e valutazioni espresse nello stesso piano sia nella fase di approvazione che durante tutto il percorso di realizzazione, consentendo alle sezione di controllo della Corte dei conti di effettuare le opportune verifiche.
Anche il Dl 113/2016 prevede che l'organo di revisione esprima il proprio parere sulla rimodulazione o riformulazione del piano. A tal proposito si dà vita alla rimodulazione nel caso in cui il piano sia stato già oggetto di approvazione da parte della Sezione regionale della corte dei Conti alla quale il piano rimodulato va nuovamente inviato.
Qualora invece, il piano non fosse ancora stato deliberato, può essere riformulato e deve essere riproposto anche alla Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali oltre che alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.
Giova sottolineare che le linee guida emanate dalla Sezione delle autonomie per la redazione dei piani di riequilibrio pluriennale essendo state deliberate antecedentemente all'introduzione dell'armonizzazione contabile prevedono una rappresentazione contabile diversa da quella dei nuovi schemi di bilancio previsti dal Dlgs 118/2011. Risulta pertanto necessario procedere ad una trasposizione dei dati contabili dai vecchi ai nuovi schemi di bilancio armonizzato.


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