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Comuni in attesa dei dati defintivi sugli «imbullonati»

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

I Comuni sono ancora in attesa di conoscere la quantificazione definitiva della perdita di gettito Imu e Tasi dovuta alle disposizioni introdotte dalla legge di stabilità 2016, riferite alla rideterminazione della rendita catastale degli immobili di categoria D con impianti fissi (cosiddetti "imbullonati"). Tale perdita, nonostante il previsto contributo statale compensativo, crea più di qualche apprensione sulla tenuta degli equilibri dei bilanci di molti Comuni.
L'articolo 1, comma 21, della legge 208/2015 ha modificato il criterio di determinazione della rendita catastale degli immobili appartenenti alle categorie speciali (D ed E), sancendo l'esclusione dei macchinari, dei congegni, delle attrezzature e degli altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo, dal computo del valore dell'immobile. La disposizione segna un repentino cambio di rotta rispetto alla regola opposta stabilita solo lo scorso anno dalla legge 190/2014, comportando l'abbassamento delle rendite catastali di molti immobili appartenenti alla categoria D.

Il contributo compensativo
La norma della legge di stabilità 2016 ha concesso agli intestatari catastali dei predetti immobili la facoltà di presentare atti di aggiornamento al fine di rideterminare (in diminuzione) la rendita catastale dei predetti immobili, tenendo conto nei nuovi criteri. Alla rendita ridotta la legge ha altresì attribuito efficacia retroattiva al 1° gennaio 2016, ai fini della determinazione dell'Imu e della Tasi, nel caso di aggiornamenti presentati entro il 15 giugno scorso.
La conseguente perdita di gettito in capo ai Comuni è stata tuttavia ristorata con la previsione di un contributo statale, per l'importo complessivo di 155 milioni di euro per l'anno 2016, il cui riparto è rimesso a un decreto ministeriale da emanare entro il prossimo 31 ottobre. L'attribuzione delle somme, in base a quanto stabilisce la norma del comma 24 dell'articolo 1 della legge 208/2015, avverrà sulla scorta dei dati comunicati dall'Agenzia delle entrate relativi alle rendite proposte e a quelle vigenti in catasto il 1° gennaio 2016 per ciascuna unità immobiliare oggetto degli atti di aggiornamento.

L'acconto del contributo
Tuttavia da più parti vi è il timore che le somme stanziate non saranno in grado di coprire l'intera perdita di gettito, con conseguenti ammanchi sui bilanci comunali. Anche se la nota metodologica approvata in Conferenza Stato-città lo scorso 3 agosto, al fine di determinare l'importo degli acconti da versare ai Comuni (per un importo pari 49,95 milioni di euro) presenta dati tranquillizzanti, almeno a livello complessivo (si veda il comunicato del Dipartimento degli affari interni e territoriali del 5 agosto 2016). Infatti, la perdita di gettito registrata, sulla base dei dati provvisori comunicati dall'Agenzia delle entrate al 27 luglio 2016, ammonta a 127,3 milioni di euro, un importo quindi inferiore alle somme stanziate. Anche se la provvisorietà dei dati comunicati dall'Agenzia delle entrate, in attesa di quelli definitivi da rendere noti entro il 30 settembre, invita alla prudenza.
L'importo provvisorio della perdita di gettito è stato stimato sulla base delle variazioni negative di rendita catastale degli immobili D oggetto di rettifica della stessa (29.089 invii, secondo i dati dell'Agenzia), tenendo conto delle aliquote deliberate per l'Imu e la Tasi da ogni singolo Comune interessato per l'anno 2015. Al fine del riparto dell'acconto del contributo, è stato inoltre operato un confronto di coerenza tra i dati della perdita di gettito determinata sulla base della variazione negativa della rendita e i minori introiti per l'Imu D (quota comunale) stimabili in via prospettica nel 2016 (in base agli incassi della prima rata) rispetto a quelli dell'anno 2015 (ad esempio riducendo l'acconto del contributo laddove la perdita di gettito stimata supera il 120% del minor introito Imu registrato per gli immobili D). Gli importi degli acconti spettanti a ogni Comune è riportato nell'allegato A allo schema di decreto (non hanno ricevuto somme quegli enti per i quali è stato calcolato un acconto fino a 100 euro).

I rischi possibili
Tuttavia in alcuni casi la situazione potrebbe non essere così lineare, specie laddove si siano verificate alcune circostanze che non sono state considerate ai fini del calcolo della perdita di gettito. Si pensi al caso di immobili accatastati nell'anno 2015 con rendita proposta da parte del contribuente, non ancora verificata dall'Agenzia delle entrate, la quale, ai sensi di quanto prevede il Dm 701/1994, ha 12 mesi di tempo per confermare o rettificare la stessa. Di frequente le rendite proposte dai contribuenti sono rettificate in aumento dall'Agenzia, specie per gli immobili appartenenti alla categoria catastale D la cui rendita è determinata con il criterio della stima diretta. Ma nel caso di immobili con rendite proposte dal contribuente nel corso del 2015, successivamente ridotte dal 2016 al fine di escludere dalle stesse il valore degli impianti «imbullonati», potrebbe verificarsi che l'Agenzia, alla data del 1° gennaio 2016, non abbia ancora messo in atti la rendita definitiva ricalcolata (maggiore). Conseguentemente in tale ipotesi la perdita di gettito subita dal Comune verrà calcolata sulla base della rendita inferiore proposta dal contribuente e non di quella definitiva (superiore) attribuita dall'Agenzia dopo il 1° gennaio (in rettifica di quella originaria). Ciò desta ancora più preoccupazione considerando che, in caso di contestazioni contro il precedente operato del catasto, il contribuente potrebbe avere autoridotto la rendita catastale, non condividendo magari la precedente stima dell'Agenzia. Se a ciò si aggiunge che, specie in alcuni Comuni di minori dimensioni, il tributo derivante anche da un solo immobile di categoria D può avere un peso rilevante sul gettito complessivo dell'Imu e della Tasi, si comprende il rischio in gioco per la tenuta degli equilibri.
Inoltre, vi sono dei casi in cui i Comuni, pur avendo registrato perdite di gettito considerevoli per effetto della riduzione della rendita degli immobili D, si sono visti attribuire un acconto del contributo del tutto irrisorio.
A complicare il quadro, in vista della predisposizione del bilancio 2017-2019, vi è poi la previsione del norma della legge di stabilità 2016 che conferma anche per gli anni 2017 e successivi lo stanziamento complessivo di € 155 milioni per il ristoro del minor gettito, allorquando invece la riduzione di gettito non potrà che incrementarsi rispetto al 2016 per effetto delle rendite rideterminate dopo il 15 giugno 2016, la cui efficacia ai fini Imu e Tasi si ha dall'anno successivo, secondo le ordinarie regole Imu e Tasi (rendita vigente in catasto al 1° gennaio dell'anno di imposizione).

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo Anutel


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