Home  › Fisco e contabilità

Espropri, il debito fuori bilancio può finanziare anche gli interessi

di Daniela Ghiandoni ed Elena Masini

Dopo la modifica apportata all'articolo 193 del Tuel, che impedisce agli enti locali di utilizzare le risorse in conto capitale e, più in particolare, quelle derivanti da indebitamento per poter finanziare i propri debiti fuori bilancio di parte corrente, la decisione assunta dalle sezioni Riunite della Corte dei conti (delibera 13/2016) fa tirare un respiro di sollievo.

Il problema
Per la tenuta dei conti pubblici, la legge ha delineato il perimetro delle nozione di investimento (articolo 119 della Costituzione) e di indebitamento (legge 350/2003) stabilendo delle precise correlazioni tra loro che, se violate, verrebbero sanzionate con la nullità degli atti e dei contratti posti in essere (articolo 30, comma 15, della legge 289/2002). Un caso molto frequente, con cui gli enti si sono sempre confrontati, è la soccombenza in caso di contenziosi derivanti da procedure espropriative o di occupazione d'urgenza per pubblica utilità (articolo 194 del Tuel). In queste situazioni le somme da riconoscere alla controparte vincitrice assumono valori spesso importanti, tanto da causare, in alcuni casi, uno squilibrio di parte corrente o addirittura situazioni di pre-dissesto, in assenza di idonei accantonamenti disposti dagli enti. La peculiarità è dovuta al fatto che le decisioni dei giudici vengono definite dopo molti anni dal perfezionamento dell'atto di esproprio e, quindi, la stima indennitaria complessiva da riconoscere risulta composta per circa la metà da indennità e per l'altra metà da rivalutazione, interessi e altre spese.
Come finanziare quindi l'intera somma posta a carico dell'ente soccombente? La Cassa depositi e prestiti, con la circolare 1280/2013, aveva già espresso la propria interpretazione stabilendo che le somme qualificabili come rivalutazione e interessi fossero finanziabili con indebitamento, in quanto, pur trattandosi di spesa corrente, costituiscono parte integrante del corrispettivo dovuto per l'acquisizione del bene. Questa interpretazione però faceva emergere dei dubbi con quanto precedentemente già espresso dalla stessa Cassa (circolare 1255/2005) e ciò ha fatto emergere la necessità di un intervento chiarificatore da parte delle sezioni Riunite (richiesto dalla sezione regionale per le Marche con delibera 63/2016). Alcune sezioni di controllo della Corte dei conti, infatti, riconoscevano l'inammissibilità di queste voci al finanziamento con indebitamento, in quanto considerate un addendum che andava "patologicamente" ad aggiungersi alla quota indennitaria, in conseguenza di attività non corrette della Pa, da cui era scaturito l'obbligo di risarcimento del danno (a meno che non fossero maturate prima del 7 novembre 2001).

La decisione della sezione Autonomie
L'ambito di analisi su cui si sono concentrati i giudici ha quindi interessato sia la parte relativa alla rivalutazione monetaria (articolo 1224 del Codice civile) sia la parte interessi, che rappresenta la vera novità interpretativa.
La questione, come detto, è stata molto dibattuta nel tempo. Le posizioni assunte si erano via via indirizzate a qualificare la rivalutazione quale spesa di investimento, anche in ossequio a delle puntuali sentenze della convenzione europea sui diritti dell'uomo che le ha attribuito un titolo di esproprio "legittimo", adeguatamente attualizzato sulla base dell'inflazione. Per la quota interessi invece rimaneva ancora molta confusione. In base all'interpretazione fornita con la delibera, invece, gli interessi calcolabili sull'indennità di esproprio e sulla stessa rivalutazione vengono ora finanziariamente considerati parte integrante del corrispettivo determinato in sentenza, in virtù di un mero collegamento tra le varie voci dettato dal trascorrere del tempo e in un'ottica economico-patrimoniale (criterio del costo di acquisizione), quindi finanziabili anche con debito. Andranno ovviamente esclusi da questa tipologia di finanziamento quegli interessi moratori che saranno calcolati successivamente alla data di assunzione del provvedimento e fino al momento dell'effettivo pagamento.


© RIPRODUZIONE RISERVATA