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Sì alla notifica Pec per gli atti tributari sostanziali

di Maria Suppa (*) - Rubrica a cura di Anutel

La notifica degli atti tributari sostanziali a mezzo Pec è forma legale di notificazione poiché espressamente prevista dalla legge. In particolare,il combinato disposto di cui all'articolo 48, comma 2, del Dlgs 82/2005 e articolo149-bis del Cpc, legittima gli enti locali alla notifica a mezzo posta elettronica certificata.
La disposisione codicistica richiede, però, l'intervento dell'agente notificatore: il comma 2 dell'articolo 149–bis del Cpc dispone, infatti, che «l'ufficiale giudiziario trasmette copia informatica dell'atto sottoscritta con firma digitale all'indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni».
Ne consegue che l'ente locale che intende avvalersi della pec per la notifica degli attri tributari sostanziali dovrà necessarimente avvalersi dei propri messi notificatori, tenuti a certificare l'eseguita notificazione mediante la redazione della relata di notifica ai sensi dell'articolo 148, comma 1, del Cpc.
La relazione deve contenere tutte le indicazioni di cui all'articolo 148, comma 2, del Cpc, ovvero la persona cui la notifica è destinata e le sue qualità, mentre il luogo della consegna è sostituito con l'indirizzo di posta elettronica presso il quale l'atto è inviato.
Al documento informatico originale o alla copia informatica del documento cartaceo sono, poi, allegate le ricevute di invio e di consegna previste dall'articolo 149-bis e dalle disposizioni regolamentari (Dm 44/2011) concernenti la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici trasmessi in via telematica.
Eseguita la notificazione, il messo notificatore restituisce al richiedente l'atto notificato, unitamente alla relazione di notificazione.

Perfezionamento e prova della notifica Pec
La disposizione codicistica considera perfezionata la notifica, per il notificante, nel momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatario (articolo 149-bis, comma 3, del Cpc) a prescindere, quindi, dalla circostanza che il destinatario decida o meno di prendere visione dell'atto a lui inviato.
Anche in questo caso, quindi, la notificazione, in quanto procedimento tipico, persegue la conoscenza legale (e non quella effettiva) dell'atto, così come accade nella notifica a mezzo del servizio postale ex legge 890/1982, dove il perfezionamento della notifica si ha anche a seguito di «compiuta giacenza», decorsi dieci giorni dalla data di deposito dell'atto presso l'ufficio postale (articolo 8).
Non così, invece, nei casi di notifica "diretta" a mezzo posta ordinaria con raccomandata A.r. Poiché le disposizioni che disciplinano il servizio postale ordinario, diversamente da quanto accade nella notifica ex legge 890/1982 non prevedono il perfezionamento per «compiuta giacenza» non può non ritenersi che la notifica mediante posta con A.r. si perfezioni solo nel caso in cui si realizzi la conoscenza effettiva dell'atto.
In particolare, l'atto spedito per posta ordinaria può ritenersi validamente notificato in presenza dell'avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario o da uno dei soggetti abilitati a riceverlo. Pertanto, in tutti i casi in cui l'avviso di ricevimento contenga la dicitura «irreperibile», «sconosciuto», «indirizzo inesistente» così come nei casi in cui il plico, depositato presso l'ufficio postale per l'assenza del destinatario, non venga ritirato, la notifica non si è realizzata e l'atto è privo di efficacia.
Qualora, invece, l'atto depositato presso l'Ufficio postale venga ritirato dal destinatario o da persona dallo stesso incaricata, la notifica si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell'avviso di giacenza, ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore, in applicazione analogica di quanto disposto dall'articolo 8 della legge 890/1982 (Cassazione, ordinanza n. 2047/2016).
Sul piano probatorio, si ritiene che anche nella notifica a mezzo posta elettronica certificata (analogamente a quanto accade nella notifica a mezzo posta ex legge 890/1982), le attestazioni rilasciate dal messo notificatore nella relata costituiscono piena prova dell'avvenuta notifica (Cassazione civile, n. 15035/2016), ciò in ragione della speciale efficacia probatoria attribuita alla relata ex articoli 2699 e 2700 del Cc in quanto atto pubblico, emesso da un pubblico ufficiale.
Ne consegue che anche nella notifica a mezzo pec, qualsiasi contestazione sulla validità della stessa debba essere proposta dal destinatario dell'atto mediante querela di falso ex articoli 221 e seguenti del Cpc innanzi al giudice ordinario, diversamente dette contestazioni non hanno alcuna rilevanza giuridica.
Diverso è, invece, il caso in cui la legge (contrariamente a quanto dispsoto dall'articolo 149-bis del Cpc) non prevede l'intervento di un agente notificatore (per alcune fasi della procedura fallimentalre, ad esempio, la legge fallimentare dispone che la notifica venga effettuata direttamente dalla cancelleria dell'ufficio giudiziario).
In tali casi, le attestazioni contenute nella ricevuta di consegna rilasciata dal gestore del servizio di posta elettronica pur costituiendo comunque prova dell'avvenuta consegna del messaggio (articolo 48, comma 3, del Dlgs 82/2005) consentono al destinatario che intenda contestarne il contenuto, di fornire la prova contraria senza necessità di proporre la querela di falso (Cassazione civile, n. 15035/2016).

(*) Avvocato tributarista, componente Osservatorio Tecnico e docente esclusivo Anutel


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