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Conti giudiziali, il tesoriere «paga» per la gestione dell'economo

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È fuori di dubbio che, negli ultimi anni, l'attenzione della Corte dei conti sull'attività degli agenti contabili e in particolare degli economi sia fortemente cresciuta, come dimostrato dalle molteplici e diffuse pronunce che non hanno proceduto al «discarico» della gestione di volta in volta realizzata. Ecco perché, in questo quadro di riferimento, si presenta di particolare interesse una sentenza della Corte dei conti della sezione giurisdizionale delle Marche (n. 42/2016), che ha condannato il tesoriere di un ente locale proprio in relazione alle movimentazioni intercorse con l'economo nominato, scoperte mediante l'incrocio realizzato tra le informazioni riportate nei due conti giudiziali.

La vicenda
Il riscontro, più in particolare, si è reso necessario in quanto la gestione economale era stata gravemente alterata da una reiterata appropriazione indebita di fondi, anche per effetto dell'erogazione di ingenti somme di denaro in assenza di ragione giustificativa, sia formale, sia sostanziale.
Il tesoriere è stato ritenuto così responsabile (con colpa grave) di avere tollerato una gestione della cassa economale obiettivamente disinvolta, con la conseguente violazione degli obblighi di correttezza – direttamente correlati al principio di buona fede oggettiva nella fase di esecuzione del contratto – che avrebbero dovuto assistere la gestione del servizio affidato.
Piuttosto rilevanti, infatti, erano i segnali delle criticità in essere, sintomatici di una situazione fortemente patologica, come il notevole sforamento dei programmati stanziamenti annuali della gestione economale, l'irragionevole frequenza delle erogazioni, la consistenza delle operazioni oggetto di rimborso (nettamente eccedenti rispetto a quelle ordinarie), i pagamenti diretti allo sportello in favore dell'economo, la mancata trasmissione formale delle rendicontazioni periodiche dell'estratto conto economale nonché la mancata verifica delle sottoscrizioni sugli atti di ordinazione delle spese.
A giustificare tale situazione, tra l'altro, secondo la magistratura contabile, non rileva neppure la circostanza che tutte le spese rientravano nell'ampia casistica qualitativa di minute spese d'ufficio indicata nel regolamento di contabilità dell'ente, a prescindere dall'importo unitario, che non aveva un limite negli atti dell'ente.

Il ruolo del tesoriere
Secondo la pronuncia, infatti, vi è stata un'evidente negligenza in ordine al presidio della gestione finanziaria da parte del tesoriere, che, in primis, non si era accorto che i pagamenti in favore dell'economo superavano abbondantemente l'importo dello stanziamento di spesa annuale.
Inoltre, non è stato eseguito alcun rilievo sia per effetto dell'elevato ammontare di ogni singola spesa sostenuta, non compatibile con la qualificazione di minute spese di ufficio, sia per la relativa frequenza, non compatibile con la loro straordinarietà e contingenza.
Ancora, l'istituto di credito aveva dato corso a pagamenti in favore dell'economo tramite rimborsi corrisposti in suo favore direttamente allo sportello dell'istituto di credito, con una palese violazione dei regolamenti dell'ente, che prevedevano che il Tesoriere procedesse all'erogazione delle anticipazioni ed alle successive integrazioni della cassa economale esclusivamente con accredito sull'apposito conto corrente.
In aggiunta, il tesoriere non aveva esercitato il doveroso controllo preventivo sulle sottoscrizioni apposte sui mandati di pagamento, facilmente realizzabile confrontandole con quelle depositate presso lo stesso istituto di credito anche per effetto della disciplina contenuta nella convenzione di tesoreria.
In ultimo, sarebbe stata omessa la periodica trasmissione all'ente territoriale degli estratti conto del rapporto bancario intestato specificamente al servizio economato, limitando in tal modo la possibilità per il comune di svolgere un efficace controllo.

L'insieme di tali comportamenti, secondo la Corte dei conti, configura l'elemento della colpa grave che giustifica la condanna che, tuttavia, è stata ridotta in misura pari al 50% in considerazione sia della condotta fraudolenta operata dall'economo comunale sia delle condizioni di organizzazione dell'Amministrazione che hanno potuto favorire la produzione del danno (tra cui l'inefficacia dei controlli dell'organo di revisione).


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