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La pubblicità nascosta dietro i marchi di fabbrica: il caso dei silos nei cantieri edili

di Fabio Borrello (*) e Giuseppe Vit (**) - Rubrica a cura di Anutel

Negli enti locali è avvertita l'esigenza di applicare l'imposta sulla pubblicità ai silos, contenenti malte premiscelate, installati nei cantieri sui quali vengono riportati diversi messaggi pubblicitari.
Dietro l'esenzione prevista per il marchio di fabbrica apposto sulle macchine da cantiere in molte occasioni si cela una vera e propria pubblicità. Di fatto il Dm Mef 26 luglio 2012 correttamente non esclude a priori l'imposizione da parte dei Comuni per le macchine da cantiere bensì regolamenta il solo marchio di fabbrica. Pertanto, qualora la raffigurazione esuli dall'individuare un segno distintivo rappresentato dal marchio di fabbrica troverà applicazione la norma sulla pubblicità di cui al Dlgs 507/1993.

Come capire se procedere alla riscossione dell'imposta sulla pubblicità sulle scritte apposte sui silos
Certamente sarebbe stata auspicabile una risposta unitaria da parte della giurisprudenza di merito circa il classificare i silos come macchine da cantiere, tuttavia, i Comuni devono provvedere alla riscossione dell'imposta sulla pubblicità per i marchi di fabbrica osservando sia le disposizioni contenute nel Dm e quelle di altre normative vigenti.
Difatti l'articolo 2 del Dm 26 luglio 2012 dispone che l'imposta non è dovuta per l'indicazione del marchio di fabbrica apposto con dimensioni proporzionali sulle gru mobili, sulle gru a torre, macchine varie adoperate nei cantieri edili la cui superficie complessiva non ecceda determinati limiti.
I requisiti previsti dal Dm sulla dimensione delle scritte non sono da soli sufficienti a determinare se il silo debba essere considerato mezzo pubblicitario tassabile da parte del Comune, dovendo essere valutati altri aspetti:
• la posizione dei silos
• la finalità che assolve
• la coincidenza tra il produttore e le raffigurazioni riprodotte sui silos
• se le scritte siano un segno distintivo o piuttosto assolvono la funzione promozionale.
Quest'ultimo è il punto maggiormente dibattuto: nel caso in cui il silo sia dotato di scritte o abbia disegni che richiamano l'attenzione del consumatore verso il prodotto reclamizzato con la descrizione di caratteristiche o l'esaltazione delle qualità del prodotto (sentenza della Corte di cassazione n. 12684/2012).
In tal caso, ci si trova dinnanzi, a réclame prescindendo dalla dimensione delle scritte.
Conseguentemente non potrà trovare applicazione il disposto del Dm, trattandosi appunto di mera pubblicità qui svincolata dal "marchio di fabbrica" e pertanto non soggetta ai limiti dimensionali prescritti.
Il presupposto dell'imposta sulla pubblicità va ricercato nell'astratta potenzialità del messaggio pubblicitario, in rapporto all'ubicazione del mezzo, di far conoscere indiscriminatamente alla massa di possibili acquirenti ed utenti il nome, l'attività ed il prodotto di un'azienda (Cassazione, sentenze nn. 27497/2014, 15654/2004 e 8658/2015).

Quale Comune è competente alla riscossione dell'imposta sulla pubblicità
In applicazione del Dm del 2012 il diritto alla riscossione spetta al Comune dove ha sede l'impresa produttrice dei silos; al contrario l'articolo 1 del Dlgs 507/1993 stabilisce che la pubblicità esterna e le pubbliche affissioni sono soggette al pagamento di un'imposta a favore del Comune nel cui territorio sono effettuate.
I giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, con la sentenza n. 330/03/2015, disapplicano il regolamento in favore della legge, sulla scorta del principio di gerarchia delle fonti, dando prevalenza al dettato normativo che preferisce la competenza del Comune ove viene effettuata la réclame ed in cui vengono esposti i silos.

Conclusioni
Il Comune, dove viene effettuata la pubblicità mediante installazione di silos, ha anche il potere impositivo previsto dal Dlgs 507/1993. L'ente locale nell'accertare la pubblicità effettuata sui «silos nei cantieri edili» dovrà necessariamente valutare tra due aspetti importanti, quali: verificare se l'effettiva raffigurazione costituisca pubblicità stricto sensu applicando di conseguenza il Dlgs 507/1993, qualora alla scritta sia legato anche un messaggio pubblicitario distintivo del bene, oppure escluderla ai sensi del Dm in quanto esclusivamente marchio di fabbrica. Pertanto, si dovrà far riferimento al Dm, senza tralasciare, però, gli altri indici utili a carpire la pubblicità effettuata sui silos. Difatti, il Dm deve essere interpretato conformemente alla realtà riscontrata, quindi la dimensione della scritta rappresenta, soltanto uno, degli elementi di valutazione da parte dell'ufficio competente.
Di conseguenza il Comune dovrebbe procedere alla riscossione dell'imposta sulla pubblicità, anche nel caso in cui, la scritta non abbia la dimensione indicata nel decreto motivando adeguatamente sulla scorta degli elementi che emergono dal caso de quo, tra di essi rientra senz'altro la reclamizzazione sui silos con le quali le ditte specializzate descrivono le caratteristiche dei propri prodotti tramite pubblicità esterna soggetta, quindi, a tassazione. Ebbene le decisioni di alcune Ctp, tolgono ai Comuni, una grande entrata consentendo di fatto, sotto mentite spoglie dell'uso del marchio di fabbrica, una vera e propria pubblicità che nei silos ricopre una superficie di circa 20 metri quadrati (articolo 7, comma 4 del Dlgs 507/1993) causando una perdita di gettito da 400 a 1.000 euro per ogni silo, a seconda della classe del Comune.

(*) Avvocato Tributarista
(**) Componente Giunta Esecutiva ANUTEL


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