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Conferenza Stato Città, niente proroga per il Dup - Anci: «Delusi per l'atteggiamento del Governo»

di Emiliano Falconio

«Siamo molto delusi dall'atteggiamento del governo che ha ribadito il suo no al differimento del termine di presentazione del Dup. Uno sforzo si poteva fare dato che i Comuni si troveranno ad approvare insieme gli equilibri, la ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e l'assestamento di bilancio». Così il vicepresidente vicario Anci e sindaco di Lecce, Paolo Perrone, al termine della Conferenza Stato-Città che ieri ha deciso di non accogliere la richiesta Anci di differire al 30 settembre il termine per l'approvazione del Documento unico di programmazione che rimarrà quindi fissato al 31 luglio.
«Ci hanno trattato alla stessa maniera dello scorso 30 aprile – rimarca Perrone – quando abbiamo dovuto fare bilanci e consuntivi con le stesse tempistiche. Con questa decisione – aggiunge il presidente vicario Anci – ci sarà un ingorgo di adempimenti e molte saranno le strutture tecniche dei Comuni che andranno in difficoltà. Così viene meno lo spirito di leale collaborazione che abbiamo sempre ricercato – conclude Perrone – e si lascerà spazio a una impostazione ideologica che ritengo sia alla base di questa fermezza sulle regole».

La situazione nei piccoli Comuni
Sul mancato slittamento dell'approvazione del Dup, che, ricordano i tecnici Anci ha un carattere ordinatorio e potrà essere presentato anche con tempi più lunghi senza ricorrere in sanzioni, è intervenuto anche il vicepresidente Anci Roberto Pella che ha la delega per i piccoli Comuni. «Per loro – ha sottolineato – il problema sarà ancora più grande non essendoci nelle piccole realtà le giuste professionalità per affrontare contemporaneamente tutti questi adempimenti, tanto più che sull'abolizione del Dup per i Comuni fino a 5mila abitanti c'era stata una fortissima convergenza politica, che il governo ha però deciso di non prendere in considerazione. La programmazione a sei mesi prima, prevista dal Dup – ha quindi concluso Pella – per i Comuni di piccole dimensioni non ha molto senso. Ci aspettiamo quindi che questa questione trovi soluzione nella prossima legge di stabilità».

Il servizio mensa al personale insegnante e Ata statale
Sempre nella riunione di ieri è stato anche affrontato un tema su cui Anci ha chiesto più volte di intervenire ovvero quello riguardante le risorse per garantire il servizio mensa al personale insegnante e Ata statale. «Abbiamo ribadito – ha detto sempre Perrone – la necessità che nella prossima legge di stabilità vengano erogati ai Comuni almeno 30 milioni di euro in più per il rimborso dei pasti per il personale insegnante e Ata statale. I 62 milioni che lo Stato eroga sono inadeguati a sostenere un servizio che non è di competenza comunale».
La stima fatta dall'Anci, infatti, indica in circa 130 milioni di euro il costo complessivo annuo che gli enti devono sostenere per garantire il servizio, a fronte di 62 milioni di euro, una cifra che peraltro è stata individuata con una legge risalente al 1999, con un minimo adeguamento successivo che, evidentemente, non è più sufficiente a coprire i costi effettivamente sostenuti.
«Prendiamo atto della disponibilità del Miur che condivide la nostra posizione e che insieme al Mef avvierà l'iter per reperire le risorse finanziarie necessarie da prevedere nella prossima legge di stabilità. Ma occorre intervenire al più presto, perché i Comuni si trovano a dover coprire quasi la metà del costo del servizio per personale che non è dipendente dei Comuni», ha concluso il vicepresidente vicario Anci.


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