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Spesa corrente finanziata da entrate «a regime» nella media degli ultimi 5 anni

di Antonino Borghi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

In mancanza di diversa periodicità stabilita dal regolamento di contabilità entro il 31 luglio di ogni anno il Consiglio deve provvedere a dare atto del permanere degli equilibri di competenza (e di cassa) e, in caso di accertamento negativo, adottare contestualmente le misure necessarie per ripristinare il pareggio di bilancio qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo:
• di gestione di competenza;
• d'amministrazione;
• di cassa;
• nella gestione dei residui.
Il regolamento di contabilità potrebbe prevedere una periodicità diversa (ad esempio, 30 settembre, oppure 31 luglio e 31 ottobre) in modo da poter utilizzare anche nella seconda parte dell'esercizio l'avanzo d'amministrazione disponibile non vincolato, per finanziare lo squilibrio della gestione corrente di competenza.
L'utilizzo dell'avanzo disponibile in sede di riequilibrio è possibile anche nel caso in cui l'ente si avvalga dell'anticipazione di tesoreria o stia utilizzando entrate a destinazione specifica in termini di cassa.

Classificazione e destinazione delle entrate
Un problema che si pone nella determinazione degli equilibri di parte corrente è quello della destinazione delle entrate ricorrenti e non ricorrenti. In generale si può affermare che le entrate ricorrenti finanziano la spesa corrente mentre quelle non ricorrenti (o non ripetitive) finanziano le spese non ricorrenti e la spesa in conto capitale.
Il riferimento normativo per la classificazione delle entrate e delle spese tra correnti e non ricorrenti lo troviamo nell'articolo 25, comma 1, lettera b), della legge 31 dicembre 2009 n.196 (legge di contabilità e finanza pubblica). Tale norma distingue le entrate ricorrenti da quelle non ricorrenti, a seconda che si riferiscano a proventi la cui acquisizione sia prevista a regime ovvero limitata a uno o più esercizi.
È generalmente definita «a regime» un'entrata che si presenta con continuità in almeno cinque esercizi, per importi costanti nel tempo.
Tutti i trasferimenti in conto capitale sono non ricorrenti a meno che non siano espressamente definiti «continuativi» dal provvedimento o dalla norma che ne autorizza l'erogazione.
Le entrate da concessioni pluriennali che non garantiscono accertamenti costanti negli esercizi e costituiscono entrate straordinarie non ricorrenti sono destinate al finanziamento di interventi di investimento (vedi punto 3.10 del principio contabile applicato 4/2). Il punto 9.11.3 del principio contabile applicato 4/1, nel ribadire che l'elencazione delle entrate e delle spese non ricorrenti deve essere indicata nella nota integrativa allegata al bilancio di previsione al fine di consentire il controllo dell'equilibrio sostanziale di parte corrente, elenca alcune tipologie di entrate e di spesa che sono da considerarsi non ricorrenti.

L'orientamento della Corte dei conti
Nei questionari allegati alla delibera n. 22/2016, della sezione delle Autonomie della Corte dei conti, al punto 1.1.2 sono elencate tipologie di entrate non ricorrenti in parte diverse rispetto a quelle del sopra richiamato principio contabile. Tra le entrate la Corte dei conti indica anche i canoni da concessioni pluriennali e le sanzioni al Codice della strada. La definizione di entrata «a regime» deve guidare gli operatori e gli addetti al controllo nella corretta classificazione.
Perché un'entrata sia a regime occorrono due elementi:
1) iscritta con continuità negli ultimi cinque esercizi,
2) importo costante nel tempo.
Se, come sarà nella maggior parte degli enti, le entrate per recupero evasione e per concessioni cimiteriali sono state iscritte con continuità negli ultimi cinque anni occorre stabilire quale parte supera l'importo costante nel tempo. Per stabilirlo si ritiene che si possa utilizzare la media degli ultimi cinque anni e considerare entrata ricorrente - e quindi destinata alla spesa corrente - quella che rientra nella media e non ricorrente - e quindi da destinare al finanziamento della spesa in conto capitale - quella che supera la media.

(*) Presidente Ancrel


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