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Software house, banche dati ai Comuni in formato decodificato utilizzabile da chiunque

di Francesco Tuccio(*) e Fabio Borrello (**) - Rubrica a cura di Anutel

Come è noto agli addetti ai lavori, la gestione delle banche dati spesse volte diventa un problema per l'ente locale che si avventura nello scegliere un nuovo gestionale, passando di fatto a una nuova software house.

La gestione delle banche dati
In alcuni casi, il travasamento dei dati viene ostacolato dalla precedente software house, che a volte pensa di lucrare anche nel consegnare i dati all'ente che per tanti anni ha avuto come cliente. Tale comportamento è certamente errato, in quanto viene ostacolato un servizio pubblico con conseguenti danni alla Pa e al cittadino.
Oggi, finalmente un importante sentenza fa chiarezza su un argomento molto delicato, che ostacolava la Pa dal dotarsi di nuovi software tecnologicamente più avanzati, con costi ridotti, essendo nel frattempo mutate le tecnologie. Infatti il Tribunale di Catanzaro sezione specializzata in materia di Impresa con la sentenza n. 2035/16, stabilisce la necessità che sia garantita la continuità dei servizi pubblici locali essenziali, rientrando in tale definizione i servizi: demografici; elettorali; stato civile; contabilità; gestione del personale, delle entrate tributarie ed extratributarie. Le software house. non possono interrompere l'erogazione dei servizi dei Comuni, ai quali per la rilevanza degli interessi collettivi coinvolti deve sempre essere garantita la continuità nell'erogazione dei relativi servizi, comportando altrimenti conseguenze di rilievo non solo civilistico.

Vicenda giudiziaria
La vicenda giudiziaria riguardava un ricorso ex articolo 700 del Cpc (misura cautelare con funzione anticipatoria degli effetti della decisione di merito) con la quale un Comune calabrese chiedeva dinanzi al Tribunale di Cosenza provvedimenti finalizzati all'immediato rispristino dei servizi informatici da parte della società che ne gestiva gli archivi. A seguito della dichiarazione di incompetenza da parte del Tribunale, il Comune provvedeva a riassumere la controversia di fronte al Tribunale di Catanzaro Sezione Specializzata. L'Ente deduceva che, dopo aver esternalizzato il servizio di manutenzione e assistenza software e hardware, (mediante procedura ad evidenza pubblica), la precedente software house, della quale il Comune utilizzava i gestionali non partecipava alla gara, e l'affidamento si concludeva con l'aggiudicazione ad altra società informatica. Il Comune si vedeva bloccare gradualmente i servizi informatici essenziali e istituzionali, senza che gli venissero restituiti gli archivi, con conseguente paralisi di tutte le attività del Comune, pur avendo provveduto al pagamento dei canoni alla società uscente rapportati ai mesi di effettivo utilizzo.
Le richieste del Comune - Rivolgendosi al giudice, esso domandava che fosse ordinata alla software house l'immediata consegna degli archivi informatici di proprietà dell'ente e segnatamente, il contenuto delle basi dati in formato Ascii decodificato e utilizzabile da chiunque, ovvero la consegna delle chiavi di accesso al sistema informatico, così da consentire la migrazione sulla nuova piattaforma.
La difesa - La software house riteneva che il contenuto delle basi dati su supporti magneto-ottici in formato Ascii decodificato e utilizzabile da chiunque, andasse quantificato a fronte di un compenso da determinarsi sulla base delle dimensioni degli archivi da trasferire, ma non sulla base del canone precedente. Inoltre, a parere della società informatica, tale servizio di trasposizione sarebbe dovuto essere condotto esclusivamente da essa, pena altrimenti la violazione del diritto d'autore sul software e sulle banche dati.
Le conclusioni del Giudice - Riconosciuta la meritevolezza e la fondatezza del fumus boni iuris e del perciculum in mora accoglieva il ricorso del Comune affermando importanti principi di diritto:
1. la consegna al Comune del contenuto di tutte la banche dati sinora gestite su supporti magneto-ottici in formato Ascii decodificato, documentato e utilizzabile da chiunque;
2. l'irreparabilità del pregiudizio della software house non può porsi in correlazione con quello molto maggiore che subirebbe il Comune, quale esponente della propria collettività.

Principi generali della sentenza
La sentenza enuclea una serie di rilevantissimi principi estendibili a tutti i Comuni, che vanno dall'obbligo di restituzione della banca dati, alla necessità che essi siano decodificati e utilizzabili da tutti. Di fatto, escludendo che le software house possano tenere sotto scacco l'ente pubblico e la propria collettività di riferimento, servendosi di meri interessi economici rispetto al ben più importante interesse generale. Non sono casi isolati, quelli che vedono i Comuni, implicati in affidamenti dall'esito nefasto, i quali si vedono impediti ad utilizzare i propri dati informatici, e di conseguenza impossibilitati a erogare servizi istituzionali ai propri cittadini, che nessun altro soggetto può provvedere a fornire, essendo di esclusiva competenza dell'ente locale. Il giudice nel valutare tali interessi, ovvero quello economico della software house e dall'altro quello generale del Comune, all'utilizzo dei dati degli archivi informatici per lo svolgimento delle proprie finalità istituzionali, correttamente fa prevalere il secondo: l'interesse istituzionale del Comune.
Infatti, non potrebbe rispondere l'intera collettività, dalle diatribe tra i contraenti, pur se esse afferiscono all'affidamento del servizio di manutenzione e assistenza software, ma tale causa, non può mai riversare le proprie conseguenze dirette sulla cittadinanza che verrebbe privata dei servizi di rilevanza essenziale. La pronuncia pur essendo cautelare, pone in risalto i problemi sottesi alla proprietà dei dati degli Enti locali, ed al loro libero utilizzo tramite decodifica, superando le eccezioni afferenti alla violazione del diritto d'autore sul software e le banche dati.
Il tema rimane ancora molto complesso, per le implicazioni che porta con sé, ma certamente la sentenza ha avuto il merito di aver dettato canoni ermeneutici estendibili a tutti i Comuni, riconoscendo la prevalenza dell'interesse generale e l'importanza dei dati, che devono essere restituiti e non possono essere codificati con piattaforme che rendono impossibile la loro utilizzabilità da parte dell'Ente locale, anche qualora il contratto sia ormai terminato.

(*) Presidente Anutel
(**) Avvocato tributarista


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