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La salvaguardia degli equilibri alla prova dell'armonizzazione - Tutte le verifiche da effettuare passo per passo

di Daniela Ghiandoni e Elena Masini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Dopo tre anni di stop alla salvaguardia degli equilibri, a causa del prolungarsi del regime dell'esercizio provvisorio, nel 2016 l'appuntamento torna a inserirsi nella fitta agenda dei servizi finanziari con un termine "anticipato" rispetto al precedente regime (31 luglio) e sotto una veste rinnovata dalla riforma contabile.
Accanto alle tradizionali attività previste dall'ordinamento, si sono aggiunte nuove verifiche (equilibri di cassa e Fondo crediti di dubbia esigibilità sui residui) mentre altre non sono più agganciate alla salvaguardia (ricognizione dello stato di attuazione dei programmi e ripiano disavanzo dell'esercizio precedente). Vediamo quindi insieme quali sono i controlli da attivare in base all'articolo 193 del Tuel e del principio della contabilità finanziaria (allegato 4/2 al Dlgs 118/2011).

Verifica equilibri gestione di competenza
La verifica degli equilibri della gestione di competenza presuppone, separatamente per la parte corrente e la parte in conto capitale, una disamina delle più significative voci di entrata e di spesa e una ricognizione dei nuovi fabbisogni di spesa emersi successivamente all'approvazione del bilancio. A questo proposito il servizio finanziario deve svolgere un ruolo di impulso e di coordinamento delle attività che vanno poste in capo ai singoli dirigenti/responsabili. Particolare attenzione dovrà essere posta alla congruità degli stanziamenti di spesa a carattere permanente, stante l'impossibilità, dopo la salvaguardia, di applicare avanzo libero per tali fattispecie. Sul lato dell'entrata, un nodo delicato è rappresentato dal gettito Imu-Tasi le cui previsioni di bilancio vengono testate in questi giorni con i dati delle riscossioni della prima rata.
Occorrerà, infatti, capire l'effettivo "peso" delle agevolazioni introdotte dalla legge di stabilità 2016 (comodati, affitti agevolati, terreni agricoli), al di là delle stime disposte dal Ministero per la quantificazione del fondo di solidarietà comunale che rischiano di essere, come spesso accaduto in passato, del tutto lontane dai dati reali.
Anche le entrate non ricorrenti (proventi recupero evasione, proventi sanzioni codice della strada, oneri di urbanizzazione applicati alla parte corrente) devono essere attentamente monitorate per verificarne lo stato di realizzo e capire se le previsioni sono in linea con gli accertamenti sinora intervenuti. In caso negativo dovrà essere verificato in che misura sono già state impegnate le spese dalle stesse finanziate e porre rimedio ad eventuali squilibri.

Verifica equilibri gestione dei residui
In sede di salvaguardia occorre verificare il manifestarsi di eventuali squilibri in ordine alla gestione dei residui. Può infatti accadere che, successivamente all'approvazione del rendiconto, siano venute a evidenza situazioni di insussistenza di residui attivi (per accertamenti doppi, per il venire a meno del titolo giuridico sottostante, per il ritardo nella rendicontazione dei contributi o per accordi transattivi) o di aggravamento del rischio di inesigibilità (per fallimenti, concordati preventivi, contenziosi, richiesta di rimborso di quote inesigibili da parte del concessionario, eccetera). Le prime dovranno essere compensate, in primis, con minori residui passivi o maggiori residui attivi mentre le seconde andranno «calmierate» attraverso un aumento delle quote accantonate a fondo crediti.

Verifica equilibri gestione di cassa
Una novità assoluta è rappresentata dalla verifica degli equilibri di cassa, gestione che ha debuttato quest'anno con il nuovo schema di bilancio ex Dlgs 118/2011. L'equilibrio viene garantito in presenza di un fondo cassa finale non negativo (articolo 162, comma 6, del Tuel). Il responsabile quindi dovrà accertarsi, sulla base delle disponibilità di cassa alla data odierna, che gli incassi e i pagamenti previsti nel secondo semestre garantiscano una disponibilità di cassa positiva alla fine dell'esercizio. Al di là delle previsioni inserite in bilancio, che molto spesso scontano una scarsa attendibilità, la verifica potrà essere disposta assumendo il trend storico delle riscossioni e dei pagamenti dell'ultimo triennio a cui andranno scalate quelle già intervenute nel corso dell'esercizio. Per gli enti con deficit di cassa cronici, impossibilitati a recuperare lo squilibrio in un breve arco temporale alla luce anche del ripiano trentennale del disavanzo straordinario, dovrà comunque essere dimostrato un percorso di miglioramento della situazione di cassa, in attuazione delle misure correttive che ogni ente – qualora non abbia già provveduto - dovrà approvare senza indugio.

Adeguatezza del Fcde accantonato nel risultato di amministrazione
L'emergere di situazioni di squilibrio nella gestione dei residui legate all'acuirsi del rischio di inesigibilità dei crediti obbliga l'ente ad adeguare conseguentemente il fondo crediti accantonato nel risultato di amministrazione, vincolando ulteriori quote di avanzo libero, qualora disponibile. Fino a quando il fondo crediti non risulta adeguato è vietato disporre delle quote libere. In caso di indisponibilità dell'avanzo, occorrerà agire sulla gestione di competenza, incrementando la quota del Fcde finanziata nell'esercizio. Tale verifica assume carattere obbligatorio alla luce di quanto disposto dalla lettera c), comma 2, dell'articolo 193 del Tuel. Guardando, invece, al principio della contabilità finanziaria, il punto 3.3 prevede che in sede di controllo della salvaguardia l'ente provveda a vincolare o svincolare le necessarie quote del risultato di amministrazione. Pare quindi potersi desumere anche la possibilità di liberare una parte del Fcde, a seguito, ad esempio, delle riscossioni in conto residui intervenute nell'esercizio. Si consiglia tuttavia agli enti di utilizzare con estrema cautela tale facoltà, stante le scarne indicazioni contenute nei principi stessi e il rischio di esporre l'ente a squilibri negli esercizi successivi.

Ripiano dei debiti fuori bilancio
La salvaguardia si conferma l'appuntamento privilegiato per il ripiano degli eventuali debiti fuori bilancio, al cui riconoscimento si può tuttavia provvedere anche successivamente al 31 luglio e fino alla fine dell'anno, salvo il termine ultime del 30 novembre per apportare variazioni al bilancio di previsione. Sull'argomento è intervenuta recentemente la Commissione Arconet (si veda il Quotidiano degli Enti locali e della Pa del 1° giugno 2016) per precisare che non costituiscono debiti fuori bilancio gli oneri di contenzioso risultanti da sentenze passate in giudicato per contenziosi sorti a fronte di una obbligazione perfezionata su cui è stato assunto regolare impegno di spesa, a condizione che tali oneri vengano impegnati tempestivamente entro i termini previsti dal giudice.

Regolarizzazione pagamenti per azioni esecutive
Qualora il tesoriere abbia dovuto effettuare pagamenti a seguito di pignoramenti, anche in assenza del relativo mandato, in occasione della salvaguardia andranno regolarizzati, previa individuazione delle relative coperture finanziarie e, se del caso, riconoscimento di debito. Secondo i nuovi principi la regolarizzazione deve essere sempre garantita nell'esercizio in cui viene effettuato il pagamento, anche in assenza dello stanziamento sul pertinente capitolo di bilancio (con conseguente sfondamento dello stesso).

Altre verifiche
Sebbene non contemplato ufficialmente dal Tuel e dal Dlgs 118/2011, non possiamo dimenticare l'obbligo di verificare durante tutta la gestione e a maggior ragione in sede di salvaguardia il rispetto dei vincoli di finanza pubblica. L'applicazione dell'avanzo a cui gli enti potrebbero essere indotti per riequilibrare la gestione evitando così un disavanzo mette a rischio il rispetto del pareggio, per cui ogni decisione andrà valutata e assunta alla luce di questo vincolo non derogabile. Inoltre appare d'obbligo la verifica degli equilibri degli organismi partecipati. La chiusura dei bilanci di esercizio delle partecipate consente l'analisi dei risultati economici e della gestione finanziaria, che rappresenta un aspetto rilevante nell'ottica dell'accentuata responsabilizzazione degli enti partecipanti, i quali sono tenuti ad accantonare risorse in caso di perdite reiterate negli organismi, nonché a liquidare le società strumentali che mostrano un trend negativo per quattro anni nell'ultimo quinquennio.


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