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La Cassazione blinda l'esenzione Ici/Imu degli immobili destinati a compiti istituzionali degli enti locali

di Antonio Chiarello (*) - Rubrica a cura di Anutel

La locuzione «compiti istituzionali» contenuta nell'articolo 7, comma 1, lettera a) del Dlgs 504/1992, ai fine di fruire della esenzione dall'Ici e anche dall'Imu è destinata ad abbracciare solo le funzioni pubbliche e le attività di servizio pubblico dell'ente locale, con esclusione delle attività meramente economiche, rispetto alle quali gli enti non si pongono in veste di istituzione ma operano come ordinari soggetti dell'ordinamento.
È questo il principio della sentenza n. 10809/2016 della sezione tributaria della Corte di cassazione che svaluta la qualificazione soggettiva di ente locale lì dove non agisca (utilizzando effettivamente l'immobile) per le funzioni che le sono proprie.

La questione
La questione controversa concerne la sottoposizione a Ici di un terreno di proprietà della comunità montana adibito a impianto di itticoltura, dovendosi verificare se trattasi di impianto finalizzato a scopi istituzionali della Comunità o di attività privatistica. L'articolo 7, comma primo, lettera a), del Dlgs 30 dicembre 1992 n. 504, stabilisce l'esenzione per gli immobili posseduti dallo Stato e da altri enti pubblici ivi elencati, purché «destinati esclusivamente ai compiti istituzionali», condizione il cui onere della prova, ribadisce la Corte incombe, secondo i principi generali, al contribuente che richieda il beneficio. Ebbene il concetto di «finalità istituzionali», che sono proprie dell'ente locale e che costituiscono la ragion d'essere dello stesso, non deve confondersi con quello di «interesse pubblico», che può essere svolto anche per tramite di altri soggetti di natura privata. Per cui non ogni iniziativa sol perché intrapresa dall'ente locale fa conseguire l'esenzione, ma vanno classificate a seconda delle caratteristiche, come funzioni pubbliche o come attività puramente economiche.
I compiti istituzionali, quale accesso all'esenzione sono, quindi, tutte quelle attività svolte dall'ente locale riferibili al ruolo di istituzione chiamata alla cura diretta degli interessi della comunità di riferimento. Pertanto l'attività di itticoltura svolta dalla comunità montana, alla luce delle valutazioni sopra indicate, non può essere considerata un compito istituzionale in quanto servizio pubblico locale, anche perché nessuna norma preveda espressamente l'obbligo per tali enti di assumere tale attività.

La destinazione a scopo assitenziale
Nella sentenza si giudica anche con riferimento alla esenzione di cui al comma 1, lettera i) dell'articolo 7 del Dlgs 504/1992 significando che si richiede che gli immobili abbiano la caratteristica oggettiva di essere "destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive", a prescindere dagli scopi dell'attività dell'ente proprietario, che possono essere anche finalità di promozione economica e sociale, e considerato che, salva la prova contraria da parte del soggetto che chiede l'esenzione, l'attività di itticoltura produce normalmente un reddito denotando una finalità di lucro e, quindi, trasmodando dall'ambito meramente assistenziale. L'esenzione dall'imposta prevista dall'articolo 7, comma primo, lettera i), del Dlgs 30 dicembre 1992 n. 504, è subordinata alla compresenza di un requisito oggettivo, rappresentato dallo svolgimento esclusivo nell'immobile di attività di assistenza o di altre attività equiparate dal legislatore ai fini dell'esenzione, e di un requisito soggettivo, costituito dallo svolgimento di tali attività da parte di un ente pubblico o privato che non abbia come oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali (articolo 87, comma primo, lettera c), del Dpr 22 dicembre 1986 n. 917, cui il citato articolo 7 rinvia). La sussistenza del requisito oggettivo - che in base ai principi generali è onere del contribuente dimostrare - non può essere desunta esclusivamente sulla base di documenti che attestino "a priori" il tipo di attività cui l'immobile è destinato, occorrendo invece verificare che tale attività, pur rientrante tra quelle esenti, non sia svolta, in concreto, con le modalità di un'attività commerciale (Cassazione, Sezione 5, sentenza n. 5485 del 2008) Nella fattispecie mancano entrambe le prove Inoltre l'esenzione prevista dall'articolo 7, comma primo, lettera a), del Dlgs 30 dicembre 1992 n. 504, per gli immobili posseduti dagli enti ivi indicati «destinati esclusivamente ai compiti istituzionali», spetta soltanto se l'immobile è direttamente e immediatamente destinato allo svolgimento di tali compiti: ipotesi che non si configura quando il bene venga utilizzato per attività di carattere privato, come avviene, in linea di massima, in tutti i casi in cui il godimento del bene stesso sia concesso a terzi verso il pagamento di un canone o, comunque, di un corrispettivo (Cassazione, Sezione 5, sentenza n. 14094 del 2010) L'articolo 7, comma 1, lettera i), del Dlgs n. 504 del 1992, richiede che gli immobili abbiano la caratteristica oggettiva di essere «destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive», a prescindere dagli scopi dell'attività dell'ente proprietario, che possono essere anche finalità di promozione economica e sociale, e considerato che, salva la prova contraria da parte del soggetto che chiede l'esenzione, l'attività di itticoltura produce normalmente un reddito denotando una finalità di lucro e, quindi, trasmodando dall'ambito meramente assistenziale.

(*) Avvocato Tributarista - Docente esclusivo Anutel


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