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Revisori degli enti locali in Sicilia: urge intervento per modificare la normativa

di Tiziana Vinci (*) - Rubrica a cura di Ancrel

I Revisori degli enti locali di tutte le altre regioni italiane eccettuate la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia, già dal 2012, vengono sorteggiati dal Prefetto, ai sensi del Dm 23/2012, tra gli iscritti a un elenco tenuto presso il ministero dell'Interno, suddiviso per regioni e per fasce demografiche. Al momento dell'istituzione di tale elenco (articolo 4 del Dm) sono stati previsti determinati requisiti per l'inserimento già in fase di prima applicazione. L'iscrizione viene poi mantenuta se, anno per anno, si conseguono i crediti formativi richiesti e certificati dal ministero.

Il caso Sicilia
In Sicilia, Regione autonoma a statuto speciale, si è riusciti a sfruttare l'autonomia legislativa per realizzare un autentico "pastrocchio". Perchè non lasciare al Prefetto il compito di sorteggiare da un elenco regionale anziché demandare al Presidente del Consiglio e onerare i revisori di istruire, settimanalmente, numerose istanze? Sarebbe bastato semplicemente recepire la norma nazionale la cui ratio è tesa a garantire l'indipendenza soggettiva del revisore, anziché avventurarsi sul terreno minato dei "mille compromessi" della politica.
Nelle due norme varate - l'articolo 22 della legge regionale 15/2015 emendato dall'articolo 10 della legge regionale 5/2016 e l'articolo 10 della legge regionale 3/2016 - non si intravede alcuna tutela di interesse né degli enti locali nè dei revisori. Anzi, già ad una prima lettura, balza evidente un vulnus gravissimo rappresentato dalla mancata previsione e regolamentazione dei requisiti per la nomina e di una disciplina transitoria per consentire agli interessati di poterli conseguire. Da ciò deriva che ogni ente fa a modo proprio, potendo anche redigere bandi ad personam. In questa confusione generale vi è stato chi ha richiesto come requisito 20 anni di iscrizione al registro dei revisori legali e chi ha richiesto i crediti certificati dal ministero conseguiti nell'anno precedente a quello di entrata in vigore della norma. Eppure è noto che in Sicilia, non vigendo la disciplina nazionale, solo pochissimi hanno conseguito crediti certificati.

I non residenti
L'articolo 10 della legge 3/2016 presenta inoltre un'ulteriore grave criticità che è quella di non aver limitato il reclutamento ai soli revisori residenti in Sicilia. In diversi Comuni i nominati sono residenti in altre regioni con grave pregiudizio per l'ente locale che spesso non potrà giovare della presenza fisica del revisore, i cui rimborsi di trasferta si esauriranno ben presto. Questa situazione condurrà anche a una perdita di professionalità tra i revisori siciliani che rinunceranno a formarsi, visto che non è più richiesta alcuna formazione specifica. Non si deve trascurare inoltre che, per alcuni, l'operato degli enti locali, che interpretano le norme richiamate, è discutibile sotto vari profili e pertanto, ad ogni nomina seguono molti ricorsi che, se dovessero essere accolti, decreterebbero l'illegittimità delle nomine effettuate paralizzando la vita degli enti.

Le richieste di Ancrel
L'Ancrel chiede al Legislatore siciliano di desistere, in questa fase, da ulteriori tentativi maldestri di disciplinare un ambito le cui dinamiche sembrano essergli oscure e di recepire semplicemente la normativa nazionale che, avendo requisiti definiti e certi, uniformerebbe il sistema di reclutamento garantendo tutti. L'Ancrel si dichiara inoltre disponibile sin da ora a partecipare, in futuro, a consultazioni finalizzate a individuare tutte le possibilità di miglioramento che possono profilarsi nello svolgimento della funzione di revisore con ricadute positive sugli enti locali. Enti che in questo momento tra riduzioni di trasferimenti regionali e armonizzazione contabile sono allo stremo.

(*) Presidente Ancrel Messina


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