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Conferenza Stato Città: consigli metropolitani e predissesto finanziario i temi discussi ieri

di Federica Demaria

«Consideriamo positivo che il termine previsto dei sessanta giorni dalla proclamazione del Sindaco del Comune capoluogo riguardi l'indizione delle elezioni e non lo svolgimento delle stesse, eludendo il rischio di dover andare al voto nel mese di agosto».
Lo ha detto il presidente dell'Anci, on. Piero Fassino intervenendo ieri alla Conferenza Stato Città ove è stata accolta la richiesta dell'Anci relativa all'esatta individuazione della data entro cui procedere al rinnovo del consiglio metropolitano.
Il comma 21 dell'articolo 1 della legge 56/2014 stabilisce, infatti, che «In caso di rinnovo del consiglio del comune capoluogo, si procede a nuove elezioni del consiglio metropolitano entro sessanta giorni dalla proclamazione del sindaco del comune capoluogo».
In tal senso, l'Anci aveva quindi chiesto che il «si procede» fosse interpretato nel senso che si indicono nuove elezioni entro sessanta giorni, e pertanto entro il 19 agosto vanno convocati i comizi elettorali per una data successiva.

Proroga bilanci
Il governo si è detto poi disponibile ad accogliere la proposta dell'Anci di una proroga dell'approvazione dei bilanci prevista per il 31 luglio nonché l'opportunità di consentire l'applicazione dell'istituto della prorogatio dei consigli metropolitani anche ai consiglieri decaduti e che quindi risultino privi di requisiti di primo livello.
Alla seduta, oltre al presidente Fassino, hanno partecipato, in rappresentanza dell'Associazione dei Comuni, anche il presidente del Consiglio nazionale e sindaco di Catania Enzo Bianco e i vicepresidenti: Paolo Perrone, sindaco di Lecce; Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e Roberto Pella, sindaco di Valdengo.

Procedure di pre-dissesto
Nel corso della riunione è stato affrontato anche le questioni relative alle procedure di pre-dissesto finanziario. «Abbiamo posto all'attenzione della Conferenza le problematiche relative allo stato di attuazione delle procedure di pre-dissesto finanziario auspicando un assetto normativo più organico che agevoli e stabilizzi il risanamento finanziario degli enti che vi fanno ricorso poiché, ad oggi, molti dei Comuni in pre-dissesto si trovano in una situazione per certi versi più grave dei Comuni che sono caduti nella procedura di dissesto». Lo ha detto il Enzo Bianco sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale Anci intervenendo alla Conferenza, alla quale hanno preso parte oltre al presidente dell'Anci, on. Piero Fassino e i vice presidenti Anci Paolo Perrone, Matteo Ricci e Roberto Pella.

Altre criticità
Nel corso della seduta, Anci ha consegnato un documento nel quale si evidenziano alcune delle principali criticità che, come ha sottolineato il presidente Bianco, «hanno carattere di urgenza», tra cui: l'automaticità del taglio sulle spese e l'arco temporale previsto per il ripiano dei conti.
L'attuale previsione normativa – si legge nel documento - prevede un taglio netto del 10% delle prestazioni di servizio, intervento 03 e della spesa corrente. Nel computo devono essere incluse anche le spese con specifico finanziamento a carico del bilancio di altri enti ma poiché il taglio percentuale deve essere calcolato sull'intero importo della spesa rientrante, la previsione di un taglio del 10%, combinata all'impossibilità di comprimere spese legate a finanziamenti specifici, determina, di fatto, l'applicazione di un taglio superiore a quello previsto. La formulazione dettata sul target di spesa garantisce l'obiettivo stabilito dalla legge contenendo il sacrificio imposto alla collettività. «Per il raggiungimento degli obiettivi di riequilibrio dei conti previsti dalla norma - ha detto Bianco – auspichiamo un minor grado di automaticità del taglio delle spese e la possibilità di essere noi Comuni a dettare le priorità allocando le somme in bilancio in base alle nostre specificità e scelte gestionali».

Il ripiano dei conti
Un passaggio è stato poi dedicato all'arco temporale previsto per il ripiano dei conti. «Gli enti che hanno avviato la procedura di riequilibrio finanziario si sono trovati a coprire la quota di disavanzo inserita nel piano di riequilibrio nel tempo massimo di dieci anni mentre - ha sottolineato Bianco - la quota di disavanzo generata da una procedura sostanzialmente analoga (il riaccertamento straordinario imposta dalla riforma contabile) è ripianabile in 30 anni. Pertanto – ha evidenziato - chiediamo che siano rese omogenee, con particolare riferimento all'arco temporale previsto per il ripiano, la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e la procedura relativa al riaccertamento straordinario imposta dalla riforma contabile».


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