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Tassi sui mutui Cdp e nuova contabilità: per l'Anci servono subito aggiustamenti

di Redazione Anci

«Da tempo i Comuni si trovano a pagare a Cassa depositi e prestiti dei tassi fuori mercato. A questi si aggiungono penali per l'estinzione anticipata che in alcuni casi si aggirano attorno al 20% del capitale restante. È evidente che con questi numeri estinguere i mutui diventa impossibile. Abbiamo quindi proposto di rivedere l'entità dei tassi di interesse e, contestualmente, di prevedere un contributo ai Comuni che copra almeno la metà delle attuali penali». È quanto dichiara il sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale Anci, Enzo Bianco, nei giorni successivi all'audizione di Anci davanti alla Commissione Bilancio della Camera (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 6 luglio 2016), in cui la delegazione dell'Associazione è stata ascoltata in merito alla legge di conversione del decreto enti locali. «I tassi – ha continuato Bianco – di media si aggirano attorno al 6%, una cifra insostenibile. Si pensi che solo a Catania ogni punto vale circa tre milioni di euro: è chiaro quanto sia importante rivederli al ribasso». Per il presidente del Consiglio nazionale Anci, poi, «all'onerosità economica si aggiungono, per amministratori e responsabili finanziari degli enti, i rischi da danno erariale in cui potrebbero incappare proprio per l'onerosità degli indennizzi oggi previsti».
«Non ha più senso nelle condizioni di mercato attuali, in cui i tassi attivi e passivi sono fortemente contenuti, avere una tale "barriera" che, in sostanza, impedisce una gestione flessibile del debito degli enti locali e quindi contraddice gli obiettivi di contenimento della spesa perseguiti dalla finanza pubblica generale», ha concluso Bianco.

La nuova contabilità
Riprendendo una delle questioni inserite nel corpus di emendamenti Anci, afferma altresì il delegato Anci per la finanza locale, Guido Castelli: «Dobbiamo essere messi in grado di sopravvivere all'armonizzazione contabile. Le nuove regole sulla fiscalità locale sono state fin da subito abbracciate con convinzione dai sindaci e dai Comuni, che si sono adoperati fin da subito – anche sottoponendosi a una pesante fase di sperimentazione – per la completa riuscita del progetto di riforma contabile. Proprio perché ci teniamo, proprio perché abbiamo sperimentato gli effetti del nuovo sistema sulla nostra stessa pelle, è necessario adesso che Governo e Parlamento ascoltino la voce informata dei sindaci sulle storture a cui porre rimedio. A partire dal rischio di affastellamento delle scadenze».
«Va rivista innanzitutto – entra nel dettaglio Castelli – la scadenza del 31 luglio per la presentazione del Documento unico di programmazione, per evitare carichi eccessivi alle amministrazioni, impegnate nello stesso periodo alla redazione dei bilanci. Servono poi termini più ampi per la deliberazione del rendiconto: se il 30 aprile resta la scadenza per l'adozione del documento da parte della Giunta, noi proponiamo che venga portato al 31 maggio il termine per l'approvazione in Consiglio, ed entro il 30 giugno la deliberazione del conto economico e dello stato patrimoniale».
Il delegato Anci, infine, ricorda la necessità di «modificare il testo unico degli enti locali per precisare meglio le competenze dirigenziali nei casi di variazioni di bilancio», nonché «l'urgenza di considerare in modo esplicito le spese di chiusura e manutenzione delle discariche pubbliche per rifiuti solidi urbani dismesse, che nell'attuale quadro della nuova contabilità non hanno formale copertura ai fini del saldo di competenza».


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