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Decreto enti locali: Anci in audizione alla Camera, le proposte dell'Associazione per migliorare la gestione organizzativa e finanziaria dei Comuni

di Emiliano Falconio

Un pacchetto di proposte, da inserire nella legge di conversione del decreto enti locali, per permettere a Comuni e Città metropolitane di superare le attuali difficoltà normative e finanziarie che, nonostante lo stop ai tagli dell'ultima Legge di Stabilità, continuano ad appesantire la gestione organizzativa degli enti.
A consegnare al Parlamento il documento con gli emendamenti dell'Associazione sono stati il presidente del Consiglio nazionale Anci Enzo Bianco, il vicepresidente Anci Antonio Decaro e il segretario generale dell'Associazione Veronica Nicotra, auditi ieri presso la Commissione Bilancio della Camera dove è all'esame la legge di conversione del decreto enti locali.
«Viviamo una condizione particolarmente delicata – hanno rimarcato Bianco e Decaro durante la riunione –, nonostante per la prima volta da anni l'ultima Legge di Stabilità non sia intervenuta a penalizzare i Comuni. Tuttavia veniamo da anni di tagli e da norme incerte che continuano a ingessare la nostra azione amministrativa». Da qui la richiesta di «norme e proposte dal contenuto impatto finanziario», ritenute dai sindaci di Bari e Catania, «di carattere urgente e quindi meritevoli di grande attenzione da parte del Parlamento» (consulta la nota di sintesi).

Vogliamo chiudere alcune partite aperte. Ci sono debiti dello Stato verso i Comuni. Prima partita aperta è quella relativa al ristoro delle spese pregresse sostenute dai Comuni sede di uffici giudiziari. L'emendamento presentato a questo proposito punta a chiudere definitivamente la partita delle spese pregresse a carico dei Comuni che ammontano a circa 700 milioni di euro. La proposta assolutamente ragionevole riconosce ai Comuni 30 milioni annui – dal 2016 al 2025 – a titolo di contributo per le spese da essi sostenute fino al 31 agosto 2015, oltre all'erogazione delle risorse già stanziate e disponibili presso il ministero della Giustizia. Poi il ristoro del gettito 2015 sui terreni agricoli montani, il recepimento della sentenza della Cassazione sulle piattaforme petrolifere soggette a Imu e Ici e la revisione delle regole sui diritti aeroportuali, tramite una più razionale procedura di riparto delle addizionali spettanti ai Comuni.

Poi basta con regole anacronistiche. Chiediamo che si riconosca, come fatto nel 2016 per la regola del patto, l'assurdità della sanzione per la violazione del 2015. Si tratta di 140 Comuni che avevano davanti un bivio: completare un'opera o no, rinunciare a un finanziamento o rispettare il patto e poi ricordiamo quelli che non hanno rispettato per mancati trasferimenti da altri enti, Stato e Regioni. Chiediamo poi di migliorare la regola del saldo consentendo investimenti tutto l'anno finanziando i patti regionali, si tratta di rendere più raffinata la gestione dei saldi e assicurare quegli effetti che tutti ci aspettiamo sulla ripresa dell'economia locale

"Cantiere" Città metropolitane. Voltiamo pagina e mettiamolo in sicurezza. Sempre sulle sanzioni, è necessaria l'eliminazione anche di quelle di natura non economica (divieto di assunzioni, divieto di accendere mutui, riduzione spesa corrente) che impediscono la capacità di gestione del personale e dell'approvvigionamento di risorse per investimenti, così come la possibilità di utilizzare gli avanzi per equilibri di bilancio.

Sopravvivere all'armonizzazione dei bilanci e stop a tassi giurassici dei mutui Cdp. Sul primo punto Anci chiede di rivedere le scadenze relative al Dup, attualmente fissate al 31 luglio, prevedendo un percorso di presentazione e approvazione del Documento unico di programmazione che non si sovrapponga con altre date e scadenze, che tante difficoltà provocano alle amministrazioni. Sui tassi dei mutui con Cdp Anci ha ribadito, invece, la necessità di tassi più in linea con il mercato (essendo attualmente fissati da Cdp intorno al 6%) e penali più basse per l'estinzione anticipata, che oggi sfiorano il 20% del capitale residuo.

Accompagnare il risanamento degli enti in dissesto e predissesto. Per quanto riguarda la disciplina del predissesto la proposta Anci è rendere più flessibile la gestione dei risparmi di spesa mentre per gli enti già in dissesto l'auspicio è consentire loro di ripianare il debito residuo in 10 anni, anziché in tre; analogo termine è richiesto per la rateizzazione del pagamento dei debiti fuori bilancio, purché in accordo con i creditori.

Vita semplice per i piccoli Comuni. Regole semplici e definitive per l'associazionismo. Alla Commissione Bilancio della Camera Anci ha ribadito la necessità di puntare su procedure maggiormente incentivanti, al fine favorire la messa insieme di servizi e funzioni nei piccoli Comuni. Nel pacchetto di emendamenti, inserito anche il differimento del pagamento delle rate dei mutui verso Cassa depositi e prestiti e Credito sportivo per i Comuni fino a 5mila abitanti, così come sono state richieste maggiori semplificazioni sull'armonizzazione contabile, sulla redazione dei bilanci e sull'esenzione dell'obbligo di affidare il servizio di tesoreria mediante gara.

Regole per l'assunzione di personale. È ora di cambiare. Il livello di criticità sulle norme che bloccano le assunzioni nei Comuni è a livelli massimi. Da qui le richieste ovvero: riassetto delle regole sul contenimento della spesa su personale e regime delle assunzioni nei Comuni; ripristino del regime ordinario delle assunzioni e perfezionamento del processo di ricollocazione del personale soprannumerario delle Province e delle Città metropolitane; semplificazione del quadro normativo e della disciplina contrattuale riguardante i fondi per la contrattazione decentrata; semplificazione degli oneri di comunicazione e adempimenti procedurali che assorbono le attività degli uffici.
Infine, sempre sul tema personale, è stato chiesto un intervento a sostegno di quei Comuni che fanno accoglienza agli immigrati attraverso lo Sprar: per loro è stata auspicata un maggiore e più adeguato concorso dello Stato alla copertura sulle spese per il personale impiegato in progetti di accoglienza che, data la dimensione del fenomeno, sono sempre maggiori e difficilmente sostenibili.


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