Home  › Fisco e contabilità

In Piemonte un maxi-disavanzo da 7,3 miliardi: una lezione per tutti gli enti locali

di Gianni Trovati

Euro 7.258.726.834,62. Merita di essere citato per intero, fino all'ultimo centesimo, il disavanzo calcolato dalla Corte dei conti nel consuntivo 2015 della Regione Piemonte, certificato nel giudizio di parificareso a Torino dalla sezione regionale della magistratura contabile. Lo merita per il suo valore assoluto, perché 7,25 miliardi è una cifra da manovra nazionale e non da bilancio regionale, e lo merita per la sua storia, che può essere riassunta in un paradosso: il disavanzo è vecchio, perché nasce in larga parte dall'effetto trascinamento di scelte compiute in Regione dalle vecchie amministrazioni, ma è sempre giovane, perché la riforma dei bilanci locali continua a far emergere nuovo rosso. In questo senso, la storia travagliata dei conti piemontesi assume un valore che va ben oltre il Ticino, e parla a molti bilanci territoriali.

Spese senza entrate
Per capirlo basta ripercorrere l'intervento pronunciato dal procuratore regionale della Corte dei conti, Giancarlo Astegiano, presentando il giudizio di parifica. "Per molti anni - ha detto - la Regione ha speso molto più di quanto avrebbe potuto in base alle sue entrate", aggiungendo robuste quote di azzardo ai difetti delle regole contabili pre-riforma, e oggi, con meno fondi del passato a causa dei tagli nazionali, deve "destinare elevate risorse al pagamento dei debiti pregressi anziché destinarle al sostegno di chi versa in stato di bisogno, al potenziamento delle infrastrutture e dei servizi sociali, allo sviluppo dell'economia locale". Chiarissimo. Il tutto, poi, avverrà a lungo, perché molto di questo passivo, prodotto dalle anticipazioni sblocca-debiti utilizzate per migliorare i conti invece che per pagare i fornitori e dalla cancellazione di entrate scritte in bilancio ma impossibili da incassare, impiegherà 30 anni a essere smaltito, grazie alle regole nazionali che hanno allungato i tempi di rientro.

Prove di risanamento
Anche se il macigno è figlio del passato, i magistrati non trascurano un paio di bacchettate all'amministrazione Chiamparino, "sfidata" a manifestare una volontà di risanamento effettivo. Per dimostrarla, occorrerebbe prima di tutto colmare il buco normativo che in Regione ved mancare le regole sul riconoscimento dei debiti fuori bilancio e a disciplinare la resa del conto giudiziale delle varie strutture regionali. Due passaggi che Torino deve ancora compiere.


© RIPRODUZIONE RISERVATA