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Riassorbimento dei disavanzi da riaccertamento straordinario e ripiano di gestione

di Elena Brunetto (*) - Rubrica a cura di Anutel

Con l'approvazione del rendiconto 2015 gli enti che a seguito del riaccertamento straordinario dei residui effettuato nel corso del 2015 hanno evidenziato un disavanzo di amministrazione e che, a seguito del piano di rientro approvato dal Consiglio comunale, hanno iscritto a bilancio 2015 la prima quota annuale a recupero del disavanzo medesimo, devono verificare che il risultato di amministrazione sia migliorato, di un importo almeno pari a tale quota. Nel caso in cui tale miglioramento non sia avvenuto, occorre che l'ente individui la provenienza del nuovo maggior disavanzo.
Prevede, infatti, l'articolo 4 del Dm 2 aprile 2015: «La relazione sulla gestione al rendiconto analizza la quota di disavanzo ripianata nel corso dell'esercizio, distinguendo il disavanzo riferibile al riaccertamento straordinario da quello derivante dalla gestione.».

Le verifiche da effettuare
È necessario, quindi, verificare se il maggior disavanzo sia derivante dal mancato ripiano della quota annuale del disavanzo da riaccertamento straordinario piuttosto che dalla gestione dell'esercizio 2015. Per effettuare tale analisi occorre individuare quali risorse fossero state destinate a garantire il ripiano del disavanzo e quali invece agli equilibri della gestione propria dell'esercizio.
La distinzione delle due diverse quote risulta oltremodo indispensabile in quanto nel caso di mancata assorbimento della quota derivante dal riaccertamento straordinario, la stessa deve essere immediatamente recuperata nel primo esercizio del bilancio 2016/2018, in applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 4 del sopra richiamato Dm 2 aprile 2015.

Disavanzo dall'esercizio 2015
Di contro, nel caso di disavanzo derivante dall'esercizio 2015, il ripiano può avvenire nel triennio considerato dal bilancio (2016/2018) e comunque entro il termine della consiliatura, secondo le modalità di cui all'articolo 188 del Dlgs 267/2000. Prevede infatti l'articolo 188 del Tuel che «L'eventuale disavanzo di amministrazione, accertato ai sensi dell'articolo 186, è immediatamente applicato all'esercizio in corso di gestione contestualmente alla delibera di approvazione del rendiconto. Il disavanzo di amministrazione può anche essere ripianato negli esercizi successivi considerati nel bilancio di previsione, in ogni caso non oltre la durata della consiliatura, contestualmente all'adozione di una delibera consiliare avente ad oggetto il piano di rientro dal disavanzo nel quale siano individuati i provvedimenti necessari a ripristinare il pareggio.». A tal fine gli enti possono utilizzare le economie di spesa e tutte le entrate, ad eccezione di quelle provenienti dall'assunzione di prestiti e di quelle con specifico vincolo di destinazione, nonché i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili e da altre entrate in c/capitale con riferimento a squilibri di parte capitale. L'ente può inoltre, in deroga all'articolo 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006 n. 296, (e pertanto anche oltre il termine fissato dalle norme per l'approvazione del bilancio) modificare le tariffe e le aliquote relative ai tributi di propria competenza. Analoghe verifiche dovranno essere effettuate negli esercizi successivi. Infatti, il Dm 2 aprile 2015 prevede che in sede di approvazione del rendiconto 2016 e dei rendiconti degli esercizi successivi, fino al completo ripiano del maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario dei residui, l'ente provveda a verificare se il risultato di amministrazione al 31 dicembre di ciascun anno risulti migliorato rispetto al disavanzo al 31 dicembre dell'esercizio precedente, per un importo pari o superiore rispetto all'ammontare di disavanzo applicato al bilancio di previsione cui il rendiconto si riferisce, aggiornato ai risultati del rendiconto dell'anno precedente.

Quote non recuperate
Se da tale confronto risulta che il disavanzo applicato non sia stato recuperato, la quota non recuperata nel corso dell'esercizio, o il maggiore disavanzo registrato rispetto al risultato di amministrazione dell'esercizio precedente, dovrà essere interamente applicata al primo esercizio del bilancio di previsione in corso di gestione, in aggiunta alla quota del recupero del maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario prevista per tale esercizio, in attuazione dell'articolo 3, comma 16, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118.

(*) Docente Anutel


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