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Revisori delle Unioni di Comuni, le questioni aperte

di Antonino Borghi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Sulla determinazione dei compensi dell'organo di revisione delle Unioni di Comuni si è espressa la Corte dei conti dell'Emilia Romagna con la delibera n. 50/2016, su sollecitazione de Cadelbosco di Sopra.
Secondo la sezione, la lettura dell'articolo 241, comma 5, del Tuel, che per quanto attiene alla classe demografica fa riferimento al Comune più popoloso dell'Unione, non lascia spazio a diverse interpretazioni e neppure a possibilità di maggiorazione del compenso nel caso in cui l'organo di revisione debba svolgere la funzione per tutti i Comuni associati.

Revisore unico
La normativa sull'organo di revisione nelle Unioni è stato oggetto di proposte di modifiche da parte del Consiglio nazionale dei dottori commercilisti, in collaborazione con l'Ancrel, presentate a novembre 2015 e riproposte nel convegno del 23 giugno 2016 a Roma su due questioni.
La prima è limitare la scelta di un unico organo di revisione alle sole Unioni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali dei Comuni che ne fanno parte, come indicato al comma 3 bis, articolo 234, del Tuel.
L'articolo 1, comma 110, della legge 56/2014, deve essere abrogato con urgenza per evitare l'inutilità di un controllo impossibile. La facoltà concessa di avvalersi di un unico organo di revisione, anche per le Unioni che non esercitano tutte le funzioni fondamentali, è stata oggetto di forti critiche da subito. Restava la speranza che il buon senso evitasse di dar corso a una disposizione così assurda da costringere l'organo di revisione, nel breve tempo normalmente assegnato, a formulare pareri e relazioni per un miriade di enti senza poter fare un adeguato controllo.
Ci sono Unioni che accorpano oltre dieci comuni che hanno affidato solo due funzioni fondamentali ed è pura follia lasciare la possibilità di avvalersi di un unico organo.

Il compenso base
Le seconda proposta di modifica normativa è fare riferimento, per quanto riguarda la determinazione del compenso base, alla classe demografica relativa alla somma degli abitanti degli enti appartenenti all'Unione.
Su quest'ultimo aspetto la Corte dei conti dell'Emilia-Romagna auspica cambiamenti, perché «in ogni caso, sembra auspicabile una rimeditazione, da parte del legislatore statale, della normativa dei compensi de quibus . È evidente come l'eventuale concentrazione delle funzioni di revisore contabile, nelle Unioni di Comuni, in capo a un unico organo, risponde a esigenze di efficienza e razionalizzazione dell'azione amministrativa, nonché di riduzione dei costi di gestione; tuttavia, non si può ignorare come la limitazione del compenso al solo parametro costituito dalla classe demografica del Comune più popoloso determini una sperequazione, rispetto alla posizione dei revisori dei conti che svolgono la loro attività presso Comuni e Province, giacché i revisori delle Unioni di Comuni sono chiamati a svolgere le proprie funzioni con riferimento a una pluralità di enti e, conseguentemente, risultano gravati da un maggior numero di adempimenti».
Il Tuel, nella parte relativa all'ordinamento contabile, è stato aggiornato e profondamente modificato con i Dlgs 118/2011 e 126/2014, mentre il titolo VII relativo alla revisione economico-finanziaria ha subito solo piccole modifiche e stranamente non contempla la facoltà sopra detta che scaturisce dalla legge 56/2014. Dalla lettura dell'articolo 234, comma 3 bis l'organo di controllo unico è previsto solo per le Unioni che accorpano tutte le funzioni.

Il mancato aggiornamento del Tuel
Il mancato aggiornamento del Tuel, poi, è evidente nel comma 1 bis dell'articolo 239, che per i pareri obbligatori sulle materie elencate dalla lettera b) del comma 1 dello stesso articolo e quindi anche per quelli sul regolamento di contabilità, economato-provveditorato, patrimonio e di applicazione dei tributi locali, richiede un «motivato giudizio di congruità, di coerenza e di attendibilità contabile delle previsioni di bilancio e dei programmi e progetti».
A chi sarà in grado di esprimere sulla proposta di regolamento di economato un parere articolato in congruità e l'attendibilità contabile delle previsioni, come richiede il comma 3 bis, occorrerà attribuire il Nobel della fantasia.
La proposta di emendamento formulata da Cndcec in collaborazione con l'Ancrel sul contenuto dei pareri sui regolamenti tende a richiedere un giudizio «sul rispetto dei principi di adeguatezza, semplificazione e trasparenza».

(*) Presidente Ancrel


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