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I nuovi canali per la notifica degli atti impositivi

di Massimo Migliorisi (*) - Rubrica a cura di Anutel

La fase integrativa dell'efficacia riveste una particolare importanza per gli atti impositivi in quanto essi, pur essendo validi perché contenenti tutti i requisiti essenziali di un atto amministrativo, non producono i loro effetti se non nel momento in cui il destinatario ne ha conoscenza. È importante ricordare che non rileva la conoscenza effettiva, ma la conoscibilità legale, che si verifica se il procedimento di notifica utilizzato dall'ente impositore rispetta i criteri stabiliti dalla normativa di riferimento, a prescindere, poi, se il destinatario riceva o meno, nelle sue mani, l'atto a lui intestato.
Negli ultimi anni, ai tradizionali canali di notifica (ufficiale giudiziario, messo comunale, agente postale e messo speciale nominato ai sensi della legge 296/2006) se ne sono aggiunti due nuovi, che allo stato attuale, presentano però alcuni rischi di legittimità. Ci si riferisce alle agenzie di recapito private e alla posta elettronica certificata (Pec).

Notifica a mezzo agenzie di recapito private
La norma sembra essere stata scritta in maniera chiara perché l'articolo 4, comma 5, del Dlgs 261/1999 prevede la liberalizzazione del servizio, eccetto i servizi inerenti le notifiche di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari di cui alla legge 890/1982 (punto a). Quindi non rientrerebbero nella liberalizzazione sia le raccomandate postali spedite dagli ufficiali giudiziari nell'ambito della procedura di cui all'articolo 149 del Cpc e della legge 890/1982, sia le raccomandate postali spedite da soggetti diversi. La giurisprudenza di legittimità sembra orientata verso l'inesistenza della notifica di atti impositivi effettuate con agenzie private di recapito.
Con la recente ordinanza n. 7156/16, ad esempio, la Corte di cassazione ha ribadito che «in tema di notifiche a mezzo posta, il d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261, pur liberalizzando i servizi postali in attuazione della direttiva 97/67/CE, all'art. 4, comma quinto, ha continuato a riservare in via esclusiva, per esigenze di ordine pubblico, al fornitore del servizio universale (l'ente Poste), gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie».
La giurisprudenza di merito, invece, non sempre segue l'orientamento della Corte Suprema. Ad esempio, la Commissione tributaria regionale di Napoli, con sentenza n. 4417/28/15, ha accolto l'eccezione relativa alla tempestività della notifica del contestato accertamento, atteso che la citata normativa ha realizzato in concreto la «liberalizzazione» del servizio postale, cosicché a far data dal 30 aprile 2011 gli operatori postali in possesso di licenza individuale e di autorizzazione generale, poiché incaricati di un pubblico servizio, possono fornire tutti i servizi per cui non vi sia affidamento in esclusiva al fornitore del servizio universale, tra cui non rientrano quelli inerenti la notifica degli atti in questione.

Notifica a mezzo Pec
La notifica a mezzo Posta elettronica certificata è oggi obbligatoria per le cartelle esattoriali destinate a professionisti, imprese, aziende, giusto il comma 2 dell'articolo 26 del Dpr 602/1973 modificato dall'articolo 14 del Dlgs 159/2015. Ci sono, invece, ancora dubbi sull'utilizzo diretto della Pec per la notifica degli avvisi di accertamento, al di fuori dello schema previsto dall'articolo 149 bis del Codice di procedura civile, utilizzabile da parte dell'ufficiale giudiziario. Può, dunque, il funzionario responsabile del tributo, invece, notificare egli stesso tramite Pec?
La giurisprudenza di merito presenta comportamenti oscillanti.
La Ctp di Milano, con sentenza n. 6087/21/14 ha dichiarato addirittura l'inesistenza della notifica a mezzo Pec di un avviso di accertamento, in quanto essa fuoriesce completamente dallo schema legale di notifica degli atti; pertanto non viene nemmeno sanata per raggiungimento dello scopo attraverso il ricorso (sebbene sul punto la giurisprudenza non sia concorde). La norma (articolo 38 del Dl 78/2010), infatti, prevede la notifica a mezzo Pec, secondo i giudici meneghini, solo per le cartelle esattoriali e non per gli altri atti impositivi.
La Ctp di Matera (sentenza n. 447/01/15), invece, riprendendo il Codice dell'amministrazione digitale (articolo 48 del Dlgs 82/2005), che ritiene equivalente la notifica Pec con quella tradizionale, l'ha considerata legittima: poiché quella tradizionale è consentita dal comma 161 della legge 296/2006, allora, qualora si utilizzi una Pec reperita dall'indirizzario pubblico, (portale Inipec), la notifica è valida.

Conclusioni
Da questa breve analisi emerge quindi una situazione non chiarissima circa la legittimità dei nuovi e moderni canali di notifica, pertanto il funzionario responsabile dovrà attentamente valutare i rischi a cui va incontro optando per uno dei due, ponendo particolare attenzione all'evoluzione futura, soprattutto giurisprudenziale, sulla questione.

(*) Docente esclusivo Anutel


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