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«Customer care» l'inganno per i Comuni: dubbi di legittimità sui servizi di riscossione

di Francesco Tuccio (*) e Fabio Borrello (**) - Rubrica a cura di Anutel

Illegittimi gli affidamenti da parte dei Comuni alle «Società di recupero crediti» sotto forma di «customer care» in piena difformità dal combinato disposto degli articoli 52 e 53 del Dlgs n. 446/1997 che espressamente vieta l'affidamento a soggetti non iscritti nell'apposito albo presso il Mef, tali affidamenti oltre a essere illegittimi costituiscono un danno erariale per l'ente locale di certa competenza del giudice contabile.

Il «customer care»
Forse a tal proposito bisogna richiamare anche degli eventi già accaduti nel passato, che hanno visto molti dirigenti comunali sottoscrivere contratti in inglese per i famosi derivati, seppur gli stessi non conoscessero la lingua. La storia oggi si ripete con un altro termine di derivazione anglosassone il «customer care» definita come la fornitura di servizi ai clienti prima, durante e dopo l'acquisto di un prodotto o di una prestazione, quindi, lontana dall'imposizione fiscale disciplinata normativamente sottratta alla prassi commerciale.
Analizzando il trucco del «customer care» adoperato in molti Comuni presenti soprattutto nella Regione Marche, la società di recupero crediti acquisiscono affidamenti diretti da parte degli enti locali in modo totalmente illegittimo, con l'aggiunta di costi elevatissimi sia a carico del contribuente che della stessa amministrazione.

L'indagine sugli affidamenti
Tra i vari affidamenti che sono oggetto di analisi, tutte presentano motivazioni analoghe ed evidenziano in primis le mancate riscossioni da parte di concessionari iscritti all'albo di cui all'articolo 53, a cui è stata affidata la riscossione dei tributi e delle entrate patrimoniali dei Comuni.
In tali atti, i Comuni dopo aver effettuato lo sgravio della cartella esattoriale al proprio concessionario, affidatario di servizio tramite gara, e iscritto all'albo di cui all'articolo 53, demandano alle «Società di recupero crediti» l'analisi delle singole posizioni volte a verificare se lo stesso si sia attivato per la riscossione coattiva tramite procedure immobiliari, concorsuali, fermi amministrativi e altro.
In prima analisi viene rilevato come tali società siano in possesso di autorizzazione della Questura, ma non viene indicata nessuna iscrizione all'albo di cui all'articolo 53 Dlgs n. 446/1997 tenuto dal Mef. I Comuni inoltre evidenziano negli atti che non sono attive convenzioni Consip di cui all'articolo 26, comma 1 della legge n. 488/1999, né che tali servizi risultano sul Mepa, quale certificazione anche della congruità dell'affidamento diretto, inferiore a 40mila euro. I suddetti Comuni, inoltre, vengono anche ingannati sui rispettivi costi, che variano in modo diverso tra gli enti spesso viciniori che hanno affidato detto servizio, con variazione cospicue dei compensi in costanza della medesima prestazione.

Alcuni importi delle commissioni sul recuperato a carico del contribuente moroso:
16% da 0 a 2.000,00 euro
14% da 2000.00 a 5.000,00 euro
10% da 5001 a 10.000,00 euro
8% oltre 10.000,00 euro
• costo gestione pratica 18,00 euro + Iva a carico del contribuente se paga
• costo gestione pratica 18,00 euro + IVA a carico dell'Ente per pratiche negative

Costi a carico del comune
• costo di 10,00 euro per gestione pratiche non riscosse (oltre al danno arriva la beffa finale)

La sentenza del Consiglio di Stato n. 1421/2014 citata e richiamata dalle società di recupero crediti si riferisce ad attività prodromiche e di supporto all'ente locale, quale l'imbustamento degli atti, il supporto software, le elaborazioni di report informatici. Nulla hanno a che vedere con l'attività che essi svolgono su affidamento degli enti locali con le modalità sopra evidenziate, sotto il controllo del funzionario preposto, pur in mancanza di maneggio del denaro pubblico essendo la riscossione versata direttamente sul c/c dell'ente. Viene, inoltre, segnalato il diverso intendimento dalla norma e dalla giurisprudenza da parte delle società di recupero crediti, di ritenere attività prodromica l'invio di solleciti di pagamento, e in aggiunta il riferimento a che essi non richiedono il pagamento di oneri aggiuntivi per il contribuente, cosa purtroppo ben diversa da quanto effettivamente contrattualizzato con gli enti locali, che invece, vede le società di recupero credito impegnate direttamente nella riscossione con aggravio di costi in capo al contribuente, che per tutelarsi potrebbe rivolgersi alla Guardia di Finanza.
In merito all'impossibilità di prevedere ulteriori costi per il contribuente, il Consiglio di Stato, con riguardo alla riscossione coattiva delle entrate locali, ha statuito con la sentenza n. 3413 del 12 giugno 2012, che essa debba avvenire senza maggiori oneri per il contribuente, a meno che non vi sia un'espressa previsione legislativa. Il legislatore attuale, non si discosta dalla giurisprudenza di legittimità disponendo, che affidare il servizio a terzi, oppure a società in house non possa comportare un aumento di oneri per il contribuente, rispetto a quanto l'ente sosterrebbe per il tramite dei propri uffici. Per tale ragione, non possono applicarsi le disposizioni del "ruolo" all'ingiunzione fiscale in quanto essa deve essere gestita espressamente dall'ente locale e non affidata a soggetti diversi. Pertanto, in tali casi i Comuni devono prestare particolare attenzione nell'affidare la predisposizione anche semplici ingiunzioni a soggetti terzi, per non incorrere nel rischio di cagionare un danno erariale.

Le responsabilità
Non vi è dubbio, che i responsabili dei rispettivi uffici, sottoscrittori degli affidamenti, come quelli oggetto di analisi non conformi alla normativa vigente in materia di gestione delle entrate sia tributarie che patrimoniali dei Comuni, operando sui propri concessionari di cui all'articolo 53 Dlgs n. 446/1997 con sgravio immediato fanno venire meno la pretesa impositiva dell'Ente, con conseguenze facilmente immaginabili sulle casse degli enti locali.
L'impropria formula del «customer care», non può essere utilizzata dai Comuni per applicare a proprio piacimento le disposizioni legislative, permettendo l'elusione del divieto di consentire l'esercizio dell'attività di riscossione a coloro che non sono iscritti nell'albo previsto di cui all'articolo 53. Seguendo l'insegnamento della giurisprudenza, le società di recupero crediti potrebbero al limite, avere competenza limitata nell'affiancamento meramente strumentale e prodromico rispetto all'ente unico dominus della riscossione, escludendo, per di più, che questa attività impositiva possa produrre ulteriori balzelli sulle tasche del contribuente.

(*) Presid ente Anutel

(**) Avvocato


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