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Maggiorazione Tasi illegittima senza la delibera di conferma

di Pasquale Mirto

Dopo il caos determinato dalle delibere tardive del 2015 c'è da aspettarsi che anche quest'anno qualche Comune si sia "dimenticato" di deliberare nei termini la conferma della maggiorazione Tasi dello 0,8 per mille.
Il problema nasce da un intreccio di norme. La legge di Stabilità per il 2016 ha disposto il blocco degli aumenti di tariffe e aliquote rispetto alle misure applicate per il 2015 e ciò ha indotto la maggior parte dei Comuni a non deliberare nulla, perché la regola generale prevista nella legge 296/2006 prevede che nel caso di mancata approvazione nei termini, le aliquote e le tariffe si intendono prorogate di anno in anno.
Questa regola generale ha però subito una deroga espressa. L'abrogazione della Tasi per le abitazioni principali avrebbe dovuto far venire meno la possibilità per i Comuni di applicare la maggiorazione dello 0,8 per mille finalizzata a finanziare detrazioni o riduzioni per le abitazioni principali e per quelle assimilate. Tuttavia, anche in considerazione del fatto che i Comuni hanno utilizzato tale maggiorazione per finanziare solo in parte le agevolazioni per l'abitazione principale, non essendo espressamente previsto un vincolo di destinazione totale del maggior gettito, il comma 28 della legge di Stabilità ha previsto, limitatamente al 2016, la possibilità di continuare ad applicare la maggiorazione anche per gli altri immobili diversi dall'abitazione principale, a condizione che venga adottata un'espressa deliberazione confermativa del consiglio comunale. La delibera doveva essere approvata entro il 30 aprile, data ultima per l'approvazione dei bilanci preventivi 2016.
Capire se il Comune abbia o meno utilizzato la maggiorazione, e quindi se obbligato a una conferma espressa, non è però operazione semplice.
Occorre considerare che la Tasi ha un'aliquota massima del 2,5 per mille e che comunque la sommatoria tra aliquota Tasi e aliquota Imu non può essere superiore all'aliquota massima Imu prevista per le singole fattispecie. La maggiorazione dello 0,8 poteva essere utilizzata per sforare uno dei due limiti, e quindi arrivare a una sommatoria delle aliquote Imu-Tasi pari all'11,4 oppure per deliberare un'aliquota Tasi del 3,3 per mille, o in alternativa si poteva "spalmare" la maggiorazione sui due limiti.
Quindi, se il Comune ha un'aliquota ordinaria per gli altri immobili del 10,6 e un'aliquota Tasi dello 0,8, vuol dire che ha utilizzato la maggiorazione ed era obbligato a confermarla espressamente entro il 30 aprile. Va poi ricordato che ancora oggi non tutti i Comuni hanno inviato le delibere tariffarie al Mef, per la pubblicazione sul sito ministeriale. Anche su questo punto c'è il solito caos normativo. L'articolo 13, comma 15 del Dl 201/2011 prevede l'invio entro 30 giorni dalla data in cui le delibere sono esecutive, e comunque entro 30 giorni dalla scadenza del termine previsto per l'approvazione del bilancio (quindi il 30 maggio 2016), prevedendo, in caso di inadempienza il blocco dei trasferimenti, ma tutto questo è rimesso all'emanazione di un decreto del Mef mai emanato. Pertanto, il termine (perentorio) da rispettare per l'Imu e per la Tasi rimane quello del 14 ottobre 2016.


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