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Imu e Tasi al via tra le incertezze

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Non c'è pace per l'Imu e la TasiI. Anche quest'anno, infatti, all'approssimarsi della scadenza per il versamento della prima rata, i Comuni sono alle prese con alcune questioni controverse, sia nuove che vecchie, sovente generate dal contrasto tra la lettera delle previsioni di legge e le interpretazioni ministeriali in materia.

Immobili equiparati
La prima questione, più volte sollevata anche sulle "pagine" di questo quotidiano, concerne il trattamento ai fini Tasi delle fattispecie cosiddette equiparate all'abitazione principale nell'Imu. Da un lato, infatti, il Ministero dell'economia e delle finanze ritiene che tutte le casistiche previste dal comma 2 dell'articolo 13 del Dl 201/2011 (cooperative edilizie indivise, alloggi sociali, abitazioni appartenenti alle Forze armate e di polizia, abitazioni ex coniugali) siano equiparate per legge all'abitazione principale (Faq Imu-Tasi del Mef del giugno 2014). Conseguentemente, le stesse devono ritenersi escluse dalla Tasi a partire dal 2016. Tale tesi si fonda sull'equiparazione prevista, quantomeno per le prime due fattispecie in precedenza indicate, dal comma 4 dell'articolo 2 del Dl 102/2013. Tuttavia da più parti si è fatto osservare che la disposizione del comma 2 dell'articolo 13 del Dl 201/2011, come modificata dalla legge 147/2013 (quindi successivamente al Dl 102/2013), prevede, dal 2014, che tali fattispecie siano escluse dall'Imu e non equiparate all'abitazione principale (come invece accade ad esempio per l'abitazione degli anziani ricoverati). Ancora meno condivisibile è stata ritenuta l'equiparazione dell'ex casa coniugale. Per tale fattispecie il Ministero ritiene applicabile nella Tasi la medesima norma vigente nell'Imu (articolo 4, comma 12-quinquies, Dl 16/2012) che equipara, ai soli fini di quest'ultimo tributo, l'assegnazione dell'immobile all'ex coniuge al diritto di abitazione, con conseguente spostamento della soggettività passiva in capo al coniuge assegnatario, anche se non proprietario dell'immobile (eccetto il caso in cui l'ex casa coniugale è in locazione – Faq Imu-Tasi n. 22). In tale modo appare evidente che si estende alla Tasi una disposizione valida esclusivamente per l'Imu, non richiamata dalla disciplina del tributo, modificando in via interpretativa i soggetti passivi. In materia i comuni si stanno muovendo in ordine sparso, con aumento della confusione in capo ai contribuenti. Peraltro, risulta che diversi enti si sono visti recapitare dal Ministero richieste di modifiche delle deliberazioni concernenti le aliquote Tasi per l'anno 2016, laddove si prevedeva l'assoggettamento al tributo delle cosiddette "fattispecie equiparate". Enti che si trovano al bivio di scegliere se andare avanti, affrontando il contenzioso che potrebbe derivare dal ricorso ministeriale, ovvero piegarsi alla posizione del Mef, pur magari non condividendola.

Terreni agricoli
Altrettanto incerto è il trattamento Imu dei terreni agricoli posseduti dai familiari coadiuvanti dell'impresa agricola, di quelli posseduti dalle società agricole e dai soci delle società di persone. La questione interessa in particolare i comuni "non montani", vale a dire quelli non inclusi nell'elenco dei comuni in cui opera l'esenzione dall'Imu dei terreni agricoli, in cui sono invece esenti i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti o dagli imprenditori agricoli professionali (Iap), iscritti nella previdenza agricola (articolo 1, comma 13, legge 208/2015). Ma può essere di interesse anche per tutti gli altri comuni, tenuto conto della disposizione sulla cosiddetta «finzione giuridica di non edificabilità dei suoli», prevista dall'articolo 2, comma 1, leteta b), del Dlgs 504/1992 e dall'articolo 13, comma 2, del Dl 201/2011. Per il Mef (nota del 23/05/2016), l'esenzione riguarda anche i terreni di cui sono proprietari o comproprietari i familiari coadiuvanti dell'impresa agricola, poiché in tale caso ricorre sia il requisito oggettivo richiesto dalla norma agevolativa (in quanto il coadiuvante è titolare/contitolare del terreno) e sia quello soggettivo, in quanto lo stesso, che esercita l'attività agricola, è iscritto nella previdenza agricola come coltivatore diretto nel nucleo familiare del capo-azienda. Analogamente, per il Mef rientra nell'agevolazione anche il terreno posseduto dalla società agricola, in quanto la stessa assume la qualifica di Iap ove presenti tutti i requisiti richiesti dal Dlgs 99/2004 e sono altresì esenti i terreni di proprietà dei soci di una società di persone, aventi la qualifica di coltivatore diretto o di Iap, che li abbiano concesso in affitto o in comodato alla predetta società, da loro direttamente condotti in qualità di soci di quest'ultima. Tali posizioni sono stata fortemente contrastate dall'Anci Emilia Romagna, con la nota del 30/05/2016. Per quanto concerne il coadiuvante manca infatti a parere dell'Associazione sia il requisito soggettivo, in quanto la mera iscrizione dello stesso alla contribuzione agricola non gli attribuisce né la qualifica di coltivatore diretto né quella di imprenditore agricolo e sia quello oggettivo, poiché il coadiuvante non conduce direttamente il fondo, ma lo fa solo in via mediata. Analogamente ritiene che l'agevolazione non possa estendersi ai terreni posseduti dalle società agricole, in quanto la norma della legge di stabilità 2016 richiede la condizione dell'iscrizione alla previdenza agricola del proprietario coltivatore diretto o Iap, iscrizione che le società non hanno. Peraltro quest'ultima non può ritenersi soddisfatta solo perché i soci sono iscritti alla previdenza agricola. Infine, anche nel terzo caso esaminato dal Mef, a parere dell'Anci emiliana non compete alcuna esenzione per mancanza sia del requisito dell'iscrizione alla previdenza agricola da parte della società e sia perché manca la conduzione diretta del fondo da parte dei soci proprietari del terreno.
La posizione dell'Anci per molti aspetti appare condivisibile, evidenziando come le norme agevolative in campo tributario possono essere oggetto solo di stretta interpretazione letterale. Ma tuttavia la presenza dell'autorevole posizione opposta del Ministero finirà con tutta probabilità, nel caso in cui gli enti se ne discostino, per alimentare contenzioso dall'esito non sempre scontato.
Altrettanto discussa è l'applicabilità dell'esenzione nel caso di terreni posseduti in comproprietà tra soggetti aventi la qualifica di coltivatore diretto o Iap e soggetti privi di tali qualifiche. La posizione ministeriale, facendo riferimento a precedenti pronunce della Cassazione sulla questione della «finzione giuridica di non edificabilità dei suoli» (sentenza n. 15556/2010), ritiene che l'esenzione competa a tutti i comproprietari, anche se il fondo è condotto da uno solo di essi in possesso dei requisiti prescritti dalla legge. Sul punto tuttavia non può non osservarsi, oltre ai rischi elusivi di una tale interpretazione, che mentre nel caso delle aree edificabili (pur ritenendo non del tutto condivisibile la posizione della Cassazione in materia) la questione verte sulla definizione della tipologia di cespite imponibile ai fini del tributo, nel caso dei terreni agricoli siamo invece nel campo delle esenzioni che, per regola generale, dovrebbero competere solo ai soggetti aventi tutti i requisiti di legge.
Ancora incerta è l'estensione dell'esenzione prevista per i terreni agricoli ubicati nei comuni "montani o di collina" ai terreni cosiddetti "incolti", tenendo conto che, a differenza dell'Ici, l'Imu è dovuta per il possesso di qualsiasi immobile. Sul punto la recente risposta al question time - VI commissione della Camera dei Deputati del 04/05/2016, ha ritenuto che, sulla base del parere del Mef, l'esenzione riguardi tutti i terreni, a prescindere dalla loro coltivazione, in quanto, come evidenziato dalla sentenza della Corte di cassazione n. 7369/2012, la definizione di terreno agricolo quale «terreno adibito all'esercizio delle attività indicate nell'art. 2135 c.c» va intesa inclusiva di tutti quelli suscettibili di essere destinati a tale utilizzo, al di la dell'esercizio effettivo delle attività predette. Posizione conforme a quella del Mef (nelle istruzioni alla dichiarazione Imu), dell'Agenzia delle Entrate (circolare n. 5/e/2013) e dell'interrogazione parlamentare 19/12/2012, n. 5-08397. La citata interpretazione tuttavia continua a non convincere (in tal senso nota Ifel del 3/1/2013), sia per il caso specifico a cui si riferiva la sentenza della Cassazione (che riguardava un terreno potenzialmente utilizzabile per un'attività agricola imprenditoriale) e sia per la definizione di terreno agricolo che da sempre è stata adottata sin dai tempi dell'Ici (dove, si ricorda, si è sempre affermata l'esclusione dal tributo dei cosiddetti "orticelli privati" – circolare del Mef n. 9/1993).

Comodati e canoni concordati
Diversi contribuenti e numerosi enti hanno dei dubbi sugli adempimenti necessari per usufruire delle nuove riduzioni previste dalla legge di stabilità 2016 per le abitazioni concesse in comodato ai parenti di primo grado e per quelle locate a "canone concordato", ai sensi della legge 431/1998. In relazione alla prima casistica, la norma della legge di stabilità 2016 chiarisce che il contribuente è tenuto all'obbligo di presentare la dichiarazione Imu/Tasi, pur se tale adempimento non è previsto a pena di decadenza dall'agevolazione. Dichiarazione che, riferendosi al periodo d'imposta 2016, dovrà presentarsi entro il 30 giugno 2017. Per i comuni che avevano previsto apposite dichiarazioni/richieste per l'applicazione di eventuali aliquote agevolate stabilite per la fattispecie (che, si ricorda, se previste in passato sono applicabili anche nell'anno 2016 stante la sospensione degli aumenti tributari prevista dalla stessa legge di stabilità 2016), si ritiene che il chiaro obbligo normativo non permetta di esonerare dalla presentazione della dichiarazione Imu/Tasi i contribuenti interessati, pur rammentando che il Dm 30 ottobre 2012 stabilisce l'assenza dell'obbligo di presentazione della dichiarazione nel caso in cui il contribuente abbia seguito le specifiche modalità per il riconoscimento di agevolazioni stabilite dal comune nel proprio regolamento.
Nel caso delle abitazioni concesse in locazione a «canone concordato», nel silenzio della legge, deve ritenersi operante la regola generale in base alla quale la dichiarazione va presentata nel caso in cui siano intervenute delle variazioni agli immobili soggetti al tributo, che non siano conoscibili dal comune. Pertanto, i contribuenti interessati dovranno presentare la dichiarazione Imu/Tasi (sempre nel 2017), poiché i dati necessari all'ente non possono ritenersi sostituiti dalle informazioni ricevute con la trasmissione ai comuni dei contrati di locazione (disponibili nel portale Puntofisco), in quanto quest'ultime non permettono di verificare la tipologia del contratto (a canone concordato o libero). In tale ipotesi, a differenza della precedente, si ritiene che l'adempimento ad eventuali diverse modalità dichiarative/di comunicazione previste dal regolamento comunale per il riconoscimento di specifici benefici stabiliti dall'ente (ad esempio, aliquota agevolata) sostituisca l'obbligo dichiarativo.
In conclusione, anche la stagione dei versamenti Imu-Tasi 2016 si apre tra le incertezze, sicuramente foriere di contenzioso, che si sarebbero potute evitare con semplici interventi normativi volti a chiarire l'applicazione di talune disposizioni.

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo ANUTEL


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