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Immobili «D», i Comuni chiedono i rimborsi al Viminale

di Francesco Tuccio (*) e Giuseppe Ambrosetti (**) - Rubrica a cura di Anutel

In tema di trasferimenti erariali spettanti ai Comuni, si sta profilando l'epilogo di un'altra vicenda che rischia di sbilanciare ulteriormente i conti pubblici dello Stato. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato (n. 5008/2015) che, su iniziativa dell'Anci, ha definitivamente condannato Presidenza del Consiglio dei Ministri e ministeri Interno e Mef, a rifondere a 650 Comuni la riduzione dei trasferimenti erariali (circa 500 milioni di euro) conseguente alla forzata conversione di alcune stime di gettito dell'Ici all'atto del passaggio con l'Imu, ora è il turno dei contributi statali Ici legati ai fabbricati industriali. La questione concerne gli aggiuntivi trasferimenti previsti dalla legge 388/2000 (articolo 64) per compensare i Comuni della diminuzione del gettito dell'Ici derivante dall'accatastamento delle unità immobiliari di tipo D (opifici e altre strutture produttive).

La vicenda
Per quasi un decennio (dal 2001 e sino al 2008) anche in virtù di un regolamento interministeriale e di più circolari interpretative, tali trasferimenti sono stati attribuiti dal Ministero dell'Interno verificando ogni anno se lo "stock" del minor gettito fosse superiore o meno ad alcuni parametri di legge (€ 1.549,37 e lo 0,5% della spesa corrente). Salvo poi, nel dicembre 2009, adottare un criterio nuovo e differente da quello previsto dalla disposizione primaria e dagli atti sopra richiamati, all'epoca formalmente vigenti. Secondo tale criterio (veicolato da un "comunicato" della Direzione Finanza Locale, presso il Viminale) il minor introito rilevante in ciascun anno non è più dato dallo stock ma dal differenziale di crescita del minor gettito rispetto all'anno precedente. Con la conseguenza che, ad eccezione del primo anno di presentazione dell'istanza di rimborso (per il quale si è continuato a far riferimento alla soluzione adottata dai Comuni) le soglie di legge non venivano quasi mai superate e il rimborso non seguiva più la crescita nel tempo dei minori introiti. La nuova regola è stata applicata sia per i trasferimenti futuri sia per quelli ai Comuni già riconosciuti e corrisposti a partire dal 2002, recuperando ex tunc la quota del contributo eccedente l'introdotto limite.

Il contenzioso
La vicenda è nota soprattutto tra i Comuni che si sono visti improvvisamente decurtare i citati trasferimenti ed è, per numero di enti coinvolti e totale delle risorse finanziarie pubbliche in gioco, di pari rilevanza a quella archiviatasi con l'anzidetta sentenza n. 5008/2015 (Consiglio di Stato). Diverso, invece, è il mezzo con cui i comuni sono chiamati a tutelare i propri bilanci. Al riguardo, occorre rammentare che l'infondatezza delle motivazioni e l'irregolarità dell'iter di modifica delle spettanze, avevano indotto l'Anci a richiedere da subito la sospensione dei recuperi. In mancanza di riscontri, assistendo il comune di Monza nel ricorso promosso avanti il Tar Lazio. L'insorgere del contenzioso amministrativo generava nell'Associazione e negli enti cointeressati, la certezza di potersi avvalere dell'efficacia erga omnes della relativa pronuncia. Tuttavia, a luglio del 2010, il giudice amministrativo sentenziava il proprio difetto di giurisdizione in favore dell'Ago, determinando per ogni comune interessato al reintegro dei contributi l'onere di riassumerne il giudizio avanti i Tribunali ordinari competenti per territorio.

Gli orientamenti della giurisprudenza
Con la prima sentenza intervenuta in materia (2 luglio 2013), ancorché non definitiva, il Tribunale di Milano adito dal capoluogo brianzolo, riconosceva «pienamente fondate» le ragioni portate dalla finanza comunale. Il dispositivo evidenzia come l'illegittimità degli atti impugnati derivi non solo dal contrasto con la legge 388/2000 ma anche dalla contraddittorietà con la prassi applicativa seguita per anni, a sua volta avvalorata da circolari diramate alle Prefetture e ai comuni beneficiari dei contributi. Ciononostante, a dispetto della pluralità degli interessi pubblici in ballo e per quanto tutta la vicenda risultasse oramai sostanzialmente inquadrata, le amministrazioni convenute hanno impugnato le nette censure propugnate dal tribunale milanese. Il resto è storia recente.
I trasferimenti erariali dei minori introiti Ici spettanti ai comuni a seguito del passaggio ("accatastamento") dal valore contabile al valore desumibile dalla rendita catastale, devono essere calcolati ogni anno con riferimento a tutti gli immobili di categoria "D" presenti sul territorio comunale. È quanto confermano le sentenze susseguitesi a quella del Tribunale di Milano, condannando i ministeri Interno e Mef a corrispondere ai comuni ricorrenti di Oderzo, Faenza, Sala Bolognese e, con i recentissimi verdetti pubblicati a marzo scorso, Bologna e Modena, il contributo Ici prima erogato e poi compresso. I tribunali di Bologna e Venezia hanno confermato che le norme primaria (legge 388/2000, articolo 64) e secondaria (Dm 197/2002) non introducono alcuna specificazione sull'anno dell'accatastamento degli immobili D e non prevedono alcuna limitazione nel senso indicato dai ministeri. Dunque, via via che giungono a sentenza i ricorsi sinora promossi avanti i tribunali civili, emerge a tutto tondo l'illiceità della posizione ministeriale, paventandosi altresì un "effetto domino" reso implicito dalle richiamate sentenze all'interno di un contenzioso che vede coinvolti, pur se per somme molto diverse, circa 900 Comuni.

La situazione
Sul punto, è significativa la ricostruzione della vicenda come narrata oggi da ANCI che, tornata ad esercitare una adeguata moral suasion nei confronti dei ministeri coinvolti e dell'autorità politica, auspica una rapida soluzione della vicenda con ristoro a favore dei comuni delle poste finanziarie decurtate «… senza attendere l'apertura di nuovi contenziosi» avanti i Tribunali civili «che le sentenze emesse rendono ora possibile per tutti gli enti che hanno subito una ingiusta riduzione di risorse» (comunicato IFEL del 18 febbraio scorso). Se questo poi basti per un immediato cambio di rotta dei ministeri al momento è difficile dirlo, essendo l'evento essenzialmente legato (come ulteriormente annotato da Anci) non al perseguimento «… di principi di legalità e di interpretazioni delle leggi ancorate alla ratio delle stesse, ma a motivazioni di mera opportunità …», adottate per alleggerire il peso dei conti locali sulla finanza pubblica. Più agevole, invece, è escludere un ribaltamento della posizione già espressa dai Tribunali di Milano, Bologna e Venezia, per cui, almeno dal punto di vista del riconoscimento delle ragioni portate dalla finanza comunale, il ricorso giudiziale appare solutivo della controversia.
A complicare ulteriormente "la posizione" della Pa centrale, l'iniziativa messa in campo da Anutel in collaborazione con la E Progress, ove la richiesta di reintegro dei contributi da avanzare avanti l'Ago è stata fatta precorrere da una argomentata diffida, instante un intervento del Ministero dell'Interno per l'annullamento delle disposizioni di diniego e relativo ristoro. Nell'atto sono presenti memorie aggiuntive rispetto a quelle, di per sé efficaci, accolte nei ricorsi giunti a sentenza, di ausilio per confutare le stesse motivazioni alla base del rigetto dell'opposizione promossa dal comune di Torino (sentenza naturalmente appellata). I primi ricorsi stragiudiziali sono stati forniti ai comuni aderenti all'iniziativa per essere trasmessi al citato Dicastero. Le somme in gioco in questa prima tranche di opposizioni ammontano a oltre 110 mln di euro, coinvolgendo ca. 200 amministrazioni comunali. L'applicazione dello strumento dell'autotutela eviterebbe, fra altro, l'insorgere dei maggiori aggravi economici derivanti alla Pa centrale dai procedimenti giudiziali instaurati da altri comuni, anch'essi dal molto probabile esito favorevole ai ricorrenti (a rafforzare tale previsione, il fatto che i ricorsi andrebbero perlopiù riassunti avanti i medesimi Tribunali già pronunciatisi a favore dei comuni). In quest'ottica, le diffide attestano l'entità delle spettanze reclamate che, nell'immediato futuro, si tradurranno in una richiesta di ristoro formalizzata però innanzi i competenti Tribunali civili, aprendo il verso per un ricorso in sede giurisdizionale anche da parte di quei comuni, la netta prevalenza, che ad oggi non hanno ancora formalizzato alcuna opposizione.

(*) Presidente Anutel

(**) Consulente


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