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Legittime le istanze per l'attribuzione della ruralità ai fabbricati

di Andrea Giglioli (*) - Rubrica a cura di ANUTEL

Le istanze per ottenere in visura catastale l'attestazione di ruralità del fabbricato e le conseguenti agevolazioni Ici, Imu e Tasi sono costituzionalmente legittime e rafforzano l'orientamento giurisprudenziale della Corte di cassazione che ha ritenuto con la sentenza delle Sezioni unite n. 18565/2009 far discendere la ruralità dalle certificazioni (visure) catastali. Queste, in sostanza, le conclusioni cui giungono la Corte costituzionale con l'ordinanza n. 115/2015 e la Corte di cassazione con alcune sentenze (nn. 7930/2016, 7919/2016, 22195/2015, 13740/2015).

La sentenza della Consulta
La Corte costituzionale era chiamata a esprimersi sulla legittimità costituzionale dell'articolo 13, comma 14-bis, del Dl 201/2011 e dell'articolo 2, comma 5-ter, del Dl 102/2013, in pratica l'intero impianto normativo che, dopo la citata sentenza delle Sezioni unite del 2009, ha ridefinito il sistema di attribuzione delle ruralità ai fabbricati facendolo discendere non solo dal classamento nelle categorie A/6 e D/10 ma anche dalla presenza di una specifica annotazione per i fabbricati diversamente classificati che poteva essere introdotta anche in forza dell'articolo 7, comma 2-bis, del Dl 70/2011. In particolare si contestava il fatto che la semplice presentazione dell'istanza di ruralità garantisse al contribuente agevolazioni fiscali senza prevedere sanzioni in caso di infondatezza. I giudici hanno ritenuto costituzionalmente orientato l'intero impianto normativo in quanto l'attribuzione della ruralità con istanza è comunque sottoposta a verifica, seppure a campione, da parte dell'Agenzia delle entrate attraverso la collaborazione dei Comuni. Pertanto, nel caso di infondatezza della domanda, il contribuente soggiace non solo alle conseguenze fiscali del rigetto dell'istanza ma anche alle conseguenze penali di avere sottoscritto una dichiarazione mendace.

Le decisioni della Cassazione
Con le sentenze la Corte di cassazione ha ritenuto che le istanze di ruralità presentate ai sensi del Dl 70/2011 nonché i successivi provvedimenti contenuti nel Dl 201/2011 che hanno rivisto il sistema di attribuzione della ruralità «rafforzano l'orientamento esegetico adottato dalla Corte di legittimità a Sezioni Unite in quanto disciplinano le modalità attraverso le quali è possibile pervenire alla classificazione della ruralità dei fabbricati, anche retroattivamente, onde beneficiare dell'esenzione Ici e non sarebbe stata necessaria l'adozione di dette norme se la ruralità fosse dipesa dal solo fatto di essere gli immobili concretamente strumentali all'attività agricola, a prescindere dalla classificazione catastale».
Sulla base delle conclusioni e dei princìpi sopra riportati emerge la definitiva conferma che la ruralità dei fabbricati, utile per le agevolazioni Ici, Imu e Tasi, discende non solo dalla loro classificazione nelle categorie A/6 o D/10 ma, per gli immobili diversamente classificati, dalla presenza della necessaria annotazione.

(*) Docente esclusivo ANUTEL