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Enti locali, la permuta «pura» non è soggetta ai limiti sugli acquisti immobiliari

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Un ente locale ha avanzato una richiesta di parere concernente la questione se la permuta “pura” rientri o meno nell’ambito di applicazione dell’articolo 12, comma 1 ter, del Dl 98/2011, il quale prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2014 - al fine di pervenire a risparmi di spesa ulteriori rispetto a quelli previsti dal patto di stabilità interno - gli enti territoriali e gli enti del servizio sanitario nazionale possono effettuare operazioni di acquisto di immobili solo ove ne siano comprovate documentalmente l’indispensabilità e l’indilazionabilità attestate dal responsabile del procedimento; la congruità del prezzo è attestata dall’Agenzia del demanio, previo rimborso delle spese. Delle predette operazioni è data preventiva notizia, con l’indicazione del soggetto alienante e del prezzo pattuito, nel sito internet istituzionale dell’ente. 

Il parere
Secondo la recente deliberazione della Corte dei conti, Sezione Regionale Controllo Veneto, 4 maggio 2016, n. 264/2016/PAR, la giurisprudenza contabile già espressasi sul punto ha costantemente affermato l’esclusione dall’ambito  di applicazione dell’articolo 12, comma 1 ter, del Dl n. 98/2011 della permuta cd “pura”, quella, cioè, in cui non vi sono conguagli in denaro.
La non riconducibilità della citata fattispecie alla norma de qua è stata affermata – nonostante la circostanza che anche la permuta che non prevede movimenti finanziari è un contratto commutativo e quindi a titolo oneroso – facendo leva sul piano teleologico e sulla collocazione sistematica della disposizione, protesa a realizzare effetti finanziari, e considerando che, in virtù della mera diversa allocazione delle poste patrimoniali dell’ente afferenti a beni immobili, il contratto di permuta risulta operazione finanziariamente neutra; valorizzando così la ratio esplicitata nel testo normativo, ed affermando dunque che la norma si applica a quei contratti che determinano un onere di spesa a carico dell’ente.
In alcune pronunce si perviene a tale conclusione anche sulla base di elementi interpretativi letterali, contenendo la disposizione in esame delle locuzioni, quali “soggetto alienante” e “prezzo pattuito”, che depongono nel senso della esclusione della permuta “pura” dall’ambito di applicazione della norma.

La necessità di “esborso finanziario”
La giurisprudenza contabile (cfr. Corte dei conti, Sez. Reg. Contr. Lombardia, 24 settembre 2015, n. 310/2015/PAR che richiama una nutrita serie di precedenti) ha già ritenuto che elemento discretivo per l’applicabilità della descritta disciplina è dato dalla presenza di un contratto in cui l’effetto traslativo, conseguenza immediata e diretta del rapporto giuridico, determini comunque un esborso finanziario a carico del soggetto pubblico; in altri termini, la formulazione della norma disciplina le sole ipotesi in cui sia contemplata la previsione di un prezzo di acquisto, e quindi, ai soli acquisti a titolo derivativo iure privatorum.
E’ stata così esclusa la soggezione alla disciplina limitativa nel caso di acquisizione al patrimonio comunale di opere di urbanizzazione a scomputo, posto che, in queste ipotesi, l’acquisizione avviene a seguito di un contratto assimilato all’appalto di lavori pubblici, non ad una compravendita; è stata esclusa l’applicazione della disciplina in esame anche per i beni immobili acquisiti a seguito della stipula di un contratto di transazione nonchè agli acquisti per effetto di procedure espropriative.

L’applicazione del divieto
La giurisprudenza contabile ha però precisato che, coerentemente all’individuata ratio normativa, l’applicabilità del citato articolo12, comma 1 ter, del Dl n. 98/2011 si deve considerare sussistente ogni qualvolta, a seguito dell’acquisizione, l’amministrazione pubblica sia chiamata ad un esborso finanziario, ancorché lo stesso discenda unicamente dalle obbligazioni tributarie che l’atto traslativo comporta.


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