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Il termine per la costituzione del Comune scatta dopo la fase di reclamo e mediazione

di Antonio Chiarello (*) - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Come è noto, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione.

Periodo di improcedibilità
L'automatica applicabilità della procedura di reclamo/mediazione rende il ricorso non procedibile fino alla scadenza del termine di 90 giorni, entro il quale deve essere conclusa la procedura, tant'è che dallo spirare del predetto termine comincia a decorrere, per il ricorrente, quello perentorio di 30 giorni per la sua costituzione in giudizio ex comma 1 dell'articolo 22 del Dlgs 546/1992. Senonché, a causa di un'anticipata costituzione in giudizio del ricorrente, alcune Commissioni stanno fissando la data della sospensiva e in alcuni casi addirittura la trattazione del merito e ciò nel lasso temporale dei citati 90 giorni in palese inosservanza della causa di non procedibilità espressamente prevista dal comma 2 dell'articolo 17-bis del Dlgs 546/1992.

Casi di trattazione anticipata
È di chiara evidenza che la non procedibilità del ricorso (da intendersi, ovviamente, come prosecuzione del processo) dovrebbe impedire ogni attività giurisdizionale non solo delle parti, ma anche del giudice, il cui provvedimento emesso in costanza di periodo di improcedibilità è censurabile come error in procedendo.
Per cui nell'ipotesi di fissazione della trattazione della istanza di sospensione è opportuno che il Comune si presenti in udienza resistendo alla richiesta inibitoria e potendo anche far rilevare la causa di non procedibilità che potrebbe indurre il collegio al rinvio onde consentire l'esame del reclamo come previsto dal secondo periodo del comma 3 dell'articolo 17-bis del Dlgs 546/1992 anche se questa disposizione fa riferimento alla trattazione della causa che si potrebbe intendere non riferita alla trattazione dell'istanza di sospensione.
Più delicata è la questione se l'udienza fosse di merito, perché a differenza di quella di sospensiva se ne dà comunicazione della data solo alle parti costituite.

Il quadro normativo attuale
Occorre, quindi, individuare qual è il termine per la costituzione in giudizio del Comune per le controversie soggette a procedura di reclamo/mediazione.
In primis,
va rilevato che l'articolo 9 del Dlgs 156/2015 ha modificato solo il primo periodo del comma 1 dell'articolo 23 del Dlgs 546/1992, adeguando l'indicazione dei soggetti resistenti, mentre nulla ha innovato rispetto alla natura del termine che era ed è rimasta meramente ordinatoria, salvo che, in caso di costituzione tardiva per la decadenza di determinate eccezioni. Quindi anche per il processo nel regime dal 1° gennaio 2016 trovano applicazione le regole sancite sul punto dal diritto vivente in base alle quali in tema di contenzioso tributario, la costituzione in giudizio della parte resistente deve avvenire, ai sensi dell'articolo 23 del Dlgs 546/1992, entro sessanta giorni dalla notifica del ricorso, a pena di decadenza dalla facoltà di proporre eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio e di fare istanza per la chiamata di terzi. Peraltro, qualora tali difese non siano concretamente esercitate, nessun'altra conseguenza sfavorevole può derivarne al resistente, sicché deve escludersi qualsiasi sanzione d'inammissibilità per il solo fatto della tardiva costituzione della parte resistente, cui deve riconoscersi il diritto, garantito dall'articolo 24 della Costituzione, sia di difendersi, negando i fatti costitutivi della pretesa attrice o contestando l'applicabilità delle norme di diritto invocate dal ricorrente, sia di produrre documenti rispettando però il termine di cui all'articolo 32 del Dlgs 546/1992 di almeno 20 giorni liberi prima della data di udienza di trattazione nel merito (Cassazione, sentenze nn. 6734/15 e 4832/14).
In secundis,
va tutelato anche per la parte resistente, il diritto fondamentale alla difesa e l'inderogabile principio del contraddittorio, che risulterebbe violato qualora la Commissione fissi l'udienza di trattazione prima dello spirare del termine per la costituzione in giudizio della parte resistente. Infatti, il comma 1 dell'articolo 30 del Dlgs 546/1992 statuisce che il Presidente, scaduto in ogni caso il termine per la costituzione in giudizio delle parti, fissa la trattazione della controversia e il successivo articolo 31 dispone che la segreteria deve dare comunicazione alle parti costituite almeno trenta giorni liberi prima.

I termini di costituzione del Comune resistente
Consegue, quindi, che nonostante il citato articolo 23 indichi il termine per la costituzione in giudizio entro sessanta giorni dalla notifica/consegna/ricezione del ricorso, l'improcedibilità prevista dal citato articolo 17-bis fa decorrere detto termine non già dalla notizia del ricorso, bensì dallo scadere del termine di 90 giorni riservati ex lege per l'esperimento della procedura di reclamo/mediazione.
In questa situazione, il Comune che abbia avuto contezza di un'udienza fissata a una data entro il termine per la sua costituzione, avrà il diritto di costituirsi addirittura nello stesso giorno dell'udienza, pur con un atto difensivo che si limiti a eccepire le predette violazioni e di chiedere il differimento della sua trattazione - non avendo potuto nemmeno fruire del termine di 30 giorni di cui al citato articolo 30 del Dlgs 546/1992. Mentre se la data di trattazione fosse oltre il termine di costituzione l'ente dovrà costituirsi con un atto di difesa piena entro 20 giorni liberi prima dell'udienza, se si depositano documenti, e prudenzialmente entro 10 giorni liberi prima se la difesa non prevede produzione documentale. Anzi sul punto il giudice di legittimità, sebbene per il grado di appello ma ovviamente considerabile anche per il primo grado ritiene ammissibile la costituzione dell'appellato in udienza, senza l'osservanza dei termini e dei modi indicati nell'articolo 23, atteso che la sanzione processuale dell'inammissibilità non è prevista dalla norma e la sua applicazione impedirebbe alla parte, in violazione dell'articolo 24 della Costituzione, di partecipare alla discussione orale della causa all'udienza e di esercitare il diritto fondamentale alla difesa, confutando le ragioni della controparte e la ricorrenza delle norme da questa invocate (si veda Cassazione, sentenza n. 2925/10).

(*) Avvocato cassazionista - Docente esclusivo Anutel


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