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Il contribuente non può offrire lavori pubblici in cambio del debito tributario

di Alberto Barbiero

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I debiti che i cittadini hanno nei confronti del Comune non possono essere compensati con l'esecuzione di lavori, eludendo le regole sugli appalti pubblici.
La Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Molise, con la deliberazione 12/2016 ha analizzato un caso sottoposto da un'amministrazione comunale, intenzionata a definire, in un regolamento comunale la compensazione dei debiti di cui terzi risultano titolari, consentendo a questi soggetti di essere autorizzati a eseguire opere pubbliche per l'intero importo del debito (comprensivo degli interessi maturati), sulla base di una progettazione definita dagli uffici comunali, senza l'espletamento delle procedure a evidenza pubblica.

Lo stop
I magistrati contabili negano questa possibilità, partendo dal presupposto che il Codice dei contratti pubblici impone alle amministrazioni (con esclusione delle sole ipotesi tassativamente previste in via d'eccezione) di osservare le regole dell'evidenza pubblica per la conclusione di contratti aventi per oggetto l'acquisizione di servizi, prodotti, lavori e opere.
La Corte dei conti rileva che la natura assolutamente inderogabile della normativa rende del tutto impraticabile qualunque comportamento che di fatto ne realizzi una sostanziale elusione, tanto che il contratto concluso senza l'osservanza delle procedure di legge sarebbe affetto da nullità per violazione di norma imperativa, in base all'articolo 1418, comma 1 del Codice civile (oltre a determinare l'emersione in capo agli autori di tali condotte delle correlate responsabilità).

Le motivazioni
Il parere evidenzia inoltre che nella prospettiva dell'ente (chiaramente volta a superare le problematiche relative allo svolgimento delle gare) non può trovare operatività l'istituto della compensazione tra debiti (o crediti) di cui solo uno esistente, essendo l'altro futuro e del tutto eventuale.
La Corte, richiamando l'articolo 1242, comma 1, primo periodo, del Codice civile, precisa che la compensazione, quale modo di estinzione dell'obbligazione alternativo all'adempimento, opera tra crediti reciproci omogenei, liquidi ed esigibili, esclusivamente dal momento in cui i rapporti coesistono.
Questo istituto non potrebbe quindi trovare applicazione nell'ipotesi rappresentata dal Comune, in quanto uno dei due crediti (quello del potenziale appaltatore nei confronti del committente) oltre a essere futuro è riscontrabile in modo del tutto eventuale, venendo a esistenza unicamente a seguito della integrale e soddisfacente realizzazione dell'opera.


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