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Lavori al posto dei tributi locali: il baratto amministrativo raddoppia (e si complica ancora)

di Giuseppe Debenedetto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il 19 aprile scorso è entrata in vigore una nuova disposizione sul baratto amministrativo, senza però abrogare la vecchia disciplina contenuta nell'articolo 24 del Dl 133/2014, che continua quindi a sopravvivere.
Il nuovo Codice dei contratti, adottato con il Dlgs 50/2016, interviene con l'articolo 190 (rubricato appunto «baratto amministrativo») che presenta diverse differenze con la disciplina contenuta nell'articolo 24 del Dl 133/2014. Tra queste si segnala l'estensione dell'istituto a tutti gli «enti territoriali» (Province, Città metropolitane, Comunità montane, eccetera), prima limitato ai soli «Comuni», e l'ampliamento degli interventi, che oltre alla pulizia, alla manutenzione e all'abbellimento di aree verdi, piazze e strada, prevede anche la loro valorizzazione «mediante iniziative culturali di vario genere».

L'incrocio delle regole
Il legislatore si è però dimenticato di procedere all'abrogazione dell'articolo 24, che si rendeva invece necessaria sia per evitare contrasti interpretativi e sia perché l'articolo 190 dovrebbe costituire l'evoluzione naturale della disciplina sul baratto amministrativo, anche se istituita appena due anni fa.
Con il parere reso il 1° aprile 2016 il Consiglio di Stato, nell'esaminare l'articolo 217 dello schema di decreto, aveva rilevato alla lettera rr) l'abrogazione di alcuni articoli del Dl 133/2014, evidenziando la necessità di integrarli con l'abrogazione dell'articolo 24 «in quanto sostanzialmente riprodotto nell'articolo 190». Ma l'indicazione a quanto pare è sfuggita al Governo, che ha mandato in «Gazzetta Ufficiale» il Dlgs 50/2016 senza abrogare la vecchia disciplina del baratto amministrativo. Ed è ancora più singolare che la tabella di concordanza che accompagna il Dlgs 50/2016, predisposta dal ministero delle Infrastrutture e pubblicata sulla stessa Gazzetta Ufficiale del 19 aprile scorso, ignori completamente l'esistenza di una disciplina sul baratto amministrativo, previgente all'articolo 190.

Regolamenti «fissi» fino al 2017
La conseguenza è che sono rimaste in vigore due norme diverse, comunque non incompatibili, che disciplinano lo stesso istituto: l'articolo 24 del Dl 133/2014 e l'articolo 190 del Dlgs 50/2016, creando dubbi applicativi. I problemi maggiori sorgono per i Comuni, considerato che rientrano nella sfera di applicabilità di entrambe le norme, diversamente dagli altri enti territoriali che possono invece fare riferimento solo all'articolo 190 del Codice. D'altra parte non appare neppure possibile ipotizzare un "doppio binario" tra vecchio e nuovo baratto amministrativo: il primo (articolo 24 Dl 133/2014) riservato ai soli Comuni, il secondo (articolo 90 Dlgs 50/2016) invece a tutti gli altri entri territoriali. Nulla infatti impedisce al Comune di applicare le novità introdotte dall'articolo 190 del Codice dei contratti, ad esempio comprendendo tra gli interventi oggetto di baratto anche le iniziative culturali di vario genere finalizzate a valorizzare le aree pubbliche. Peccato però che il 30 aprile sia scaduto il termine ultimo per approvare i regolamenti comunali istitutivi o modificativi dell'istituto, posto che l'articolo 52 del Dlgs 446/97 e la legge 296/2006 non lasciano scampo a provvedimenti tardivi.


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