Home  › Fisco e contabilità

Revisori all'opera sul recupero del disavanzo straodinario

di Marco Castellani - Rubrica a cura di Ancrel

Gli enti locali che hanno fatto emergere un disavanzo in sede di riaccertamento straordinario sono alle prese con la dimostrazione dell'effettivo rispetto dell'ipotesi di ripiano ai sensi dell'articolo 2 del Decreto Mef 2 aprile 2015, rispetto al quale gli organi di revisione avevano dovuto vigilare informando in caso di inadempienza la Corte dei conti. E proprio i revisori sono chiamati a verificare il rispetto del recupero (quasi sempre previsto trentennale) con inevitabile ricadute sul bilancio di previsione 2016-2018. In attesa che la Corte dei conti completi l'analisi delle delibere di riaccertamento acquisite dagli enti locali si ritiene utile ricordare quali sono le regole da rispettare.

Il rispetto del ripiano
In sede di consuntivo 2015 gli enti dovranno dimostrare che il disavanzo complessivo post riaccertamento straordinario si sia ridotto di un importo pari alla quota prevista nel ripiano (quasi sempre 1/30 del totale). L'eventuale maggiore riduzione non dà la possibilità di ridefinire il piano di recupero accorciandone la durata iniziale e si dovrà prevedere sul bilancio 2016/2018 sempre una quota annuale come da ipotesi di ripiano originale. Invece, se da tale confronto risulta che il disavanzo è peggiorato o comunque non migliorato come previsto, la quota non recuperata nel corso del 2015, e l'eventuale maggiore disavanzo registrato rispetto al risultato al 1° gennaio 2015, è interamente applicata al primo esercizio del bilancio di previsione 2016-2018, in aggiunta alla quota del recupero del maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario (quasi sempre un trentesimo del disavanzo straordinario) prevista per l'esercizio 2016, in attuazione dell'articolo 3, comma 16, del Dlgs 118/2011, e di eventuali quote di recupero di disavanzo previste da altri piani di rientro in corso di attuazione. Il recupero dell'eventuale maggiore disavanzo registrato rispetto al risultato al 1° gennaio 2015 può essere ripianato negli esercizi considerati nel bilancio di previsione, in ogni caso non oltre la durata della consiliatura, contestualmente all'adozione di una delibera consiliare avente a oggetto il piano di rientro di tale quota del disavanzo, secondo le modalità previste dall'articolo 188 del Tuel.

Gli adempimenti dei revisori
Gli organi di revisione nel verificare il rispetto del ripiano devono, in particolare, attenzionare le modalità di conteggio del fondo crediti dubbia esigibilità soprattutto nel caso in cui il recupero del disavanzo derivi da una riduzione del fondo crediti dubbia esigibilità rispetto a quello calcolato in sede di riaccertamento straordinario non dovuta ad un effettivo incasso dei residui. Del resto gli enti possono, in sede di rendiconto 2015, applicare il fondo crediti dubbia esigibilità minimale come da principio 4/3 (FCDE da riaccertamento straordinario + FCDE competenza 2015 – utilizzi del FCDE). Si tratta di una facoltà che deve essere effettuata tenendo conto della situazione finanziaria complessiva dell'ente e del rischio di rinviare oneri all'esercizio 2019 quando non sarà più possibile calcolare l'fondo crediti dubbia esigibilità minimale. Del resto sarebbe paradossale che gli enti dimostrassero un recupero del disavanzo tramite una sottostima del fondo crediti dubbia esigibilità rispetto al reale andamento di accertamenti e riscossioni. Il rischio reale è quello di occultare nuovamente la formazione di disavanzi rendendo vana l'operazione di verità effettuata in sede di riaccertamento straordinario.


© RIPRODUZIONE RISERVATA