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Il valore della lite tributaria per la fase di reclamo

di Samantha Zebri (*) - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In base alle disposizioni del nuovo articolo 17-bis del Dlgs n. 546/1992, in vigore dal 1° gennaio 2016, per le controversie di valore non superiore a 20mila euro il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell'ammontare della pretesa. Esclusa invece la reclamabilità per le controversie di valore indeterminabile, a eccezione delle controversie "catastali" di cui all'articolo 2, comma 2, primo periodo del Dlgs n. 546/1992.

Il valore della controversia
Come espressamente previsto dallo stesso articolo 17-bis comma 1 del Dlgs n. 546/1992, anche a tali fini il valore della controversia deve essere determinato secondo le disposizioni di cui all'articolo 12, comma 2, secondo cui per valore della lite si intende l'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l'atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste.
Questa regola va ovviamente coniugata con le molteplici concrete casistiche operative, che contemplano, ad esempio, la possibilità - soprattutto in materia di tributi locali - di accertare allo stesso tempo più annualità di tributo. Infatti l'ente locale può optare, ad esempio, per la notifica di tanti distinti atti di accertamento ciascuno relativo a una singola annualità, oppure può procedere ad accertare tutte le annualità in un unico atto.

Il caso di più accertamenti
In caso di più atti di accertamento relativi a singole diverse annualità, il valore della lite può ritenersi legato alla scelta del contribuente di impugnarli tutti contestualmente con unico ricorso piuttosto che con ricorsi separati?
In tale ipotesi la Corte Costituzionale, ai fini del pagamento del tributo unificato di cui all'articolo 14 comma 3-bis del testo unico spese di giustizia (Tusg), ha riconosciuto (con la recentissima sentenza n. 78 del 7 aprile 2016) la legittimità costituzionale del suddetto articolo 14 comma 3-bis, sulla cui base nel giudizio tributario il contributo unificato deve trovare applicazione - in caso di ricorso cumulativo oggettivo - con riferimento al valore di ogni singolo atto impugnato. Preme al riguardo evidenziare tuttavia che la norma sul contributo unificato prevede che il valore della lite debba, a tal fine, essere determinato sulla base dei criteri di cui all'articolo 12 comma 2 Dlgs n. 546/1992 precisando espressamente come detta quantificazione del valore debba avvenire «per ciascun atto impugnato». Una simile precisazione non è contenuta nell'articolo12 comma 2 del Dlgs n. 546/1992, che invece è la norma richiamata (senza nessun'altra specificazione o integrazione) dall'articolo 17-bis del medesimo Dlgs n. 546/1992.
Il valore della lite ai fini dell'obbligatorietà o meno della fase di reclamo/mediazione è infatti formalmente legato alle sole previsioni di cui all'articolo 12 comma 2, che di per sé non sembrerebbero poter escludere la possibilità di quantificare il valore della causa (ai fini del reclamo/mediazione) sulla base della somma dei tributi oggetto degli atti cumulativamente impugnati. Tuttavia appare poco ignorabile come il relativo valore ai fini del contributo unificato sia espressamente ancorato alla valutazione atto per atto; così come evidente è il favor del legislatore per la più ampia applicazione della fase di reclamo-mediazione, facilmente eludibile in caso di ricorso cumulativo ammesso che il contribuente abbia realmente interesse a bypassare la fase di reclamo-mediazione.

Ricorso con più annualità
Quale invece il valore della lite nell'ipotesi di un ricorso (magari parziale) avverso un unico atto di accertamento relativo a più annualità di tributo?
Prudenzialmente – data la novità del caso, inusuale per l'Agenzia delle entrate e quindi ad oggi ancora inesplorato dai giudici tributari - il valore della lite dovrebbe essere ricondotto all'importo del tributo (anche relativo a più annualità) unitariamente accertato nell'atto oggetto di ricorso, stante il tenore letterale dell'articolo 12 comma 2; sarà eventualmente il giudice a dichiarare improcedibile il ricorso e a invitare le parti a esperire la fase di reclamo-mediazione, qualora ravvisi la necessità di considerare il valore della lite separatamente per ciascun anno d'imposta (anche laddove unitariamente accertati) in virtù dell'autonomia di ogni periodo d'imposta e nell'ottica di favorire la più ampia applicazione della fase di reclamo-mediazione.
Il valore della lite è da ricondursi sempre al valore dell'atto (o degli atti) - e non al valore del tributo che diventi oggetto di materia del contendere - anche nell'eventualità in cui il contribuente contesti solo parzialmente la pretesa impositiva azionata con l'atto impugnato individuando, sulla base dei motivi di impugnazione esposti con il proprio ricorso e alla luce del principio di non contestazione di cui all'articolo 115 comma 1 Cpc, una minor materia del contendere rispetto all'intera pretesa impositiva azionata dall'ente.

La materia del contendere
Il valore della lite (finalizzato, in contesti diversi da quello tributario, anche a radicare la competenza del giudice) deve rappresentare un criterio immediatamente e oggettivamente apprezzabile, anche in funzione del compito al riguardo spettante alle stesse segreterie delle Commissioni tributarie provinciali all'atto della ricezione e iscrizione dei ricorsi depositati.
Il concetto di materia del contendere non coincide con quello del valore della lite, essendo finalizzato ad assolvere a una importantissima ma diversa funzione: la corretta devoluzione al giudice del potere di conoscere e giudicare in ordine al rapporto tributario sotteso all'atto, tant'è che il giudice che si esprima al di fuori dei suoi confini commette un fatale errore ricorribile fino in Cassazione: il cosiddetto vizio di «ultrapetizione»).
Quanto sopra appare del resto coerente con la stessa natura impugnatoria e con il carattere dispositivo del processo tributario, avente ad oggetto uno degli atti di cui all'articolo 19 del Dlgs n. 546/1992 pur consentendo al giudice di valutare - oltre all'atto - anche il rapporto tributario sottostante.

(*) Docente Anutel


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