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Sanzionabile la mancata comunicazione dei debiti entro il 30 aprile

di Gianluca Della Bella (*) - Rubrica a cura di ANUTEL

L'ennesimo adempimento per i responsabili finanziari delle pubbliche amministrazioni, con scadenza 30 aprile, prevede la comunicazione dei debiti certi, liquidi ed esigibili non pagati alla data del 31 dicembre 2015. È quanto stabilisce l'articolo 7, comma 4-bis del decreto legge 35/2013 in materia di pagamenti delle pubbliche amministrazioni.

L'adempimento
Oltre all'approvazione del bilancio di previsione, del rendiconto dell'esercizio 2015 e della compilazione del questionario Siquel per la Corte dei conti, relativo al preventivo 2015, entro la fine del mese i responsabili degli uffici ragioneria devono fare attenzione anche all'obbligo di comunicazione, mediante la piattaforma elettronica messa a disposizione del Mef, dell'elenco completo dei debiti esigibili al 31 dicembre dell'anno precedente che non sono stati estinti, con l'indicazione dei dati identificativi di ogni creditore. In caso di inadempimento sono applicabili, a carico del dirigente responsabile, le sanzioni previste dal comma 2 del medesimo articolo 7. In particolare, l'omessa comunicazione entro i termini è rilevante ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale e comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del decreto legislativo 165/2001. Inoltre per ogni giorno di ritardo è prevista una sanzione pecuniaria di cento euro a carico dei responsabili.
Nel sito della Piattaforma per la Certificazione dei crediti http://certificazionecrediti.mef.gov.it viene sottolineato che l'adempimento è assolto dall'immissione nella Piattaforma delle fatture riferite ai crediti non scaduti, dalla loro movimentazione e dalla relativa comunicazione di scadenza.
Tuttavia, ciò che non è stato evidenziato, è che talvolta non tutte le fatture elettroniche acquisite automaticamente dal sistema sono perfettamente agganciate ai pagamenti ma è necessario intervenire manualmente anche nel caso di un solo dato errato, rendendo necessario normalizzare una per una le posizioni creditizie considerate anomale dal sistema. Tutto questo comporta un lavoro assai oneroso in termini di tempo e di pazienza per gli addetti agli uffici finanziari. Il Mef ha altresì reso noto che la comunicazione va effettuata anche in caso di assenza di posizioni debitorie aperte al 31 dicembre 2015.

Un monitoraggio per la Ue
Il monitoraggio dei tempi di pagamento, introdotto dal decreto legge 35/2013 e dal decreto legge 66/2014, deriva dalla necessità di tenere sotto osservazione in maniera continuativa i debiti delle pubbliche amministrazioni italiane e dei relativi tempi di pagamento. Le ragioni di tale adempimento sono duplici: da un lato è realistico pensare che tempi di pagamento celeri rappresentano un indicatore di buon andamento della Pa, dall'altro monitorare i debiti è un mezzo per rispondere alla procedura di infrazione della Commissione Europea numero 2014/2143, intrapresa verso il nostro Paese, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La Ue ha infatti richiesto allo Stato italiano una relazione dettagliata a cadenza bimestrale concernente informazioni precise sui progressi nel rispetto dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione italiana centrale e locale, tempi che sono notoriamente più lunghi rispetto a quelli di altri Paesi europei.

(*) Docente esclusivo Anutel


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