Home  › Fisco e contabilità

Classificazione dei dati contabili, verso l'adozione del piano integrato

di Massimo Anzalone - Rubrica a cura di Ancrel

A partire dal 1° gennaio 2016, le amministrazioni pubbliche territoriali adottano, a regime, un nuovo sistema di classificazione per natura economica: il piano dei conti integrato. Il piano dei conti integrato è introdotto nell'ordinamento contabile nazionale dalla legge 196/2009, ed è oggi oggetto di specifico regolamento: il Dpr 132/2013. Il piano dei conti disciplinato da tale regolamento, al quale fanno specifico rimando le normative sottostanti la riforma degli enti territoriali e non territoriali e delle Università, delinea il sistema di classificazione insieme finanziario, economico e patrimoniale delle amministrazioni pubbliche in contabilità finanziaria, a esclusione delle amministrazioni rientranti nel bilancio dello Stato, oggetto di specifica riforma, e degli enti ricadenti nel comparto sanitario, per i quali vigono le norme dal titolo II del Dlgs 118/2011.
Il piano dei conti rappresenta, inoltre, lo strumento mediante il quale il legislatore persegue l'obiettivo del consolidamento di cassa dei conti dell'insieme delle amministrazioni pubbliche italiane, siano esse caratterizzate da una contabilità di tipo finanziario o economico-patrimoniale. Ai sensi del Dlgs 91/2011 e del Dm 27 marzo 2013, il piano dei conti rappresenta, infatti, lo schema tassonomico di riferimento per la classificazione dei flussi di cassa delle amministrazioni pubbliche in contabilità civilistica.

Finalità
Il piano dei conti è lo strumento mediante il quale le amministrazioni procedono alla classificazione dei fatti di gestione, contabilmente rilevanti, dal punto di vista finanziario ed economico-patrimoniale, nell'ambito di un sistema di rilevazione contabile in partita doppia. Il piano dei conti viene ritenuto, oggi, il cardine della riforma contabile in quanto «elemento di coordinamento tecnico sostanziale del processo di armonizzazione delle pubbliche amministrazioni italiane» (Def, Mef, 2015). Esso non solo fornisce, nelle intenzioni del legislatore, lo schema tassonomico mediante il quale portare a coerenza l'insieme delle scritture contabili di pertinenza delle amministrazioni pubbliche italiane; il piano dei conti rappresenta, inoltre, un fondamentale strumento di disamina delle dinamiche di finanza pubblica nazionali poiché la sua struttura permette, in virtù della sua analiticità, la corretta traduzione dei dati di contabilità pubblica secondo gli standard previsti in ambito europeo ai fini della procedura per i disavanzi eccessivi, e quindi secondo gli schemi propri del sistema europeo dei conti ai quali la procedura fa riferimento.
La redazione di una struttura di classificazione unica ha inteso rispondere, quindi, a delle esigenze di tipo micro e macro. Micro, perché il piano dei conti, secondo uno standard di classificazione omogeneo ed esaustivo, individua gli elementi di base secondo cui ogni amministrazione pubblica declina, contabilmente, il proprio fabbisogno informativo. Una struttura di classificazione contabile comune – attraverso l'eliminazione delle differenze proprie di sistemi tassonomici non codificati, come nel caso delle imprese – consente, inoltre, a livello macro, il consolidamento e il monitoraggio delle entrate, delle spese, dei costi e dei ricavi, nelle fasi di previsione, gestione e rendicontazione contabile dell'insieme delle amministrazioni pubbliche oggetto di riforma.

Struttura
Strutturato gerarchicamente secondo vari livelli di dettaglio, il piano dei conti è costituito dall'elenco delle articolazioni delle unità elementari del bilancio finanziario gestionale e dei conti economico-patrimoniali. Esso definisce, pertanto, la collocazione all'interno del bilancio dei fatti amministrativi tradottisi in obbligazioni giuridicamente perfezionate, in coerenza con i principi contabili generali e applicati di riferimento che ne delineano, invece, il momento di registrazione contabile.
L'architettura del piano dei conti si sviluppa su tre moduli/piani tra loro correlati:
1) piano finanziario: riporta il sistema di classificazione delle entrate e delle spese derivanti da obbligazioni giuridicamente perfezionate e quello degli incassi e dei pagamenti in termini di cassa;
2) piano economico, finalizzato a rilevare i costi/oneri e i ricavi/proventi derivanti dalle transazioni poste in essere dalle amministrazioni;
3) piano patrimoniale, attraverso il quale è possibile evidenziare la situazione patrimoniale dell'amministrazione conseguente alla gestione ed il valore delle attività possedute e delle passività poste in essere nell'esercizio.
I tre moduli sono già integrati ab origine da una matrice, definita «di transizione» che evidenzia, attraverso un trasparente sistema di correlazioni tra le voci contenute nei tre moduli, le modalità di integrazione delle scritture finanziarie con quelle economico-patrimoniali. Da tale matrice rimangono fuori solo taluni elementi che non trovano corrispondenza, contestualmente o alternativamente, in tutti e tre i moduli. È questo il caso delle scritture di integrazione, rettifica e ammortamento necessarie per riportare a competenza economica le scritture rilevate nel corso della gestione e quindi redigere il conto economico e lo stato patrimoniale.
Per le regioni e gli enti locali soggetti al Dlgs 118/2011 l'adozione di tale matrice - sebbene sia pubblicata all'interno del sito dipartimentale della RgS tra i materiali a supporto degli enti - almeno in questa fase, non è obbligatoria. La sua applicazione, nei fatti, diviene però elemento insieme fondamentale e qualificante dell'intero processo di rilevazione contabile. Il sistema di scritturazione integrato previsto per gli enti territoriali trae forza dal complesso e articolato sistema di principi contabili applicati previsti dalla norma di riferimento e beneficia degli automatismi garantiti dalla implementazione del piano e dell'adozione della matrice di transizione tra i suoi moduli.
Pare il caso di sottolineare, inoltre, come l'impianto normativo, nel caso degli enti territoriali, sia stato finalizzato a garantire una serie di significative economie di scala in materia di produzione e uso dei dati contabili. Gli schemi di bilancio, ad esempio, nella loro rappresentazione per natura economica, derivano dai livelli di maggiore aggregazione della base di classificazione gestionale comune e armonizzata fornita dal piano dei conti. Il Dlgs 118/2011 prevede, inoltre, all'articolo 8, la convergenza delle anagrafiche di classificazione Siope su quelle previste del piano. In tal modo, il legislatore ha inteso uniformare la fase di produzione e quella di monitoraggio dei dati di bilancio degli enti, riducendo, nei fatti, le rielaborazioni sulle medesime informazioni contabili.

Modalità operative di adozione
L'adozione del piano dei conti comporta una serie di passaggi delicati. Il primo step consiste nell'elaborazione del raccordo tra la struttura di classificazione gestionale precedente la riforma e quella prevista dal piano dei conti. Tale raccordo deve essere realizzato a livello di informazione elementare, cioè legando la micro informazione di gestione, secondo la struttura gestionale in vigore per gli enti fino al 31 dicembre 2015, con l'informazione di maggior dettaglio del piano; nel caso di specie, il V livello, se si fa riferimento al piano finanziario. Il passaggio dalla precedente struttura gestionale a quella nuova, incrociando i due sistemi di classificazione a livello elementare, porta alle seguenti risultanze: corrispondenza 1:1 tra la voce del bilancio esistente e la voce del piano dei conti; corrispondenza n:1 tra le voci di bilancio dell'ente e il piano dei conti; corrispondenza 1:n tra la voce del bilancio e le voci del piano dei conti.
A seguito di tale raccordo, gli enti devono procedere, quindi, alla spaccatura degli elementi gestionali che presentano un livello di aggregazione superiore a quello invece previsto dal piano dei conti, decidendo in autonomia se conservare ulteriori dettagli contabili non previsti dal piano dei conti a dei livelli successivi a quelli previsti obbligatoriamente dalla norma di riferimento. Il Dlgs 118/2011 e il Dlgs 91/2011, infatti, recano il divieto di ricorso al criterio della prevalenza – se non per talune limitate fattispecie – in fase di classificazione dei fatti di gestione. Tale divieto, unitamente all'obbligo di adozione del piano a fini gestionali, comporta per gli enti, nella maggioranza dei casi, un arricchimento della propria base gestionale, con evidenti vantaggi in termini di trasparenza e capacità informativa per chi all'interno ed all'esterno dell'amministrazione deve procedere all'esame dei dati contabili. Il tema è di particolare rilevanza per i revisori contabili. La verifica degli indirizzi normativi, nel caso del piano, comporta l'analisi delle modalità di adozione del nuovo impianto classificatorio e del corretto recepimento delle modifiche che sono già intervenute e che interverranno nel corso del tempo sull'intero impianto di classificazione.
L'adozione del piano dei conti, va ricordato, in ultima analisi, richiede un corretto adeguamento dei sistemi informativi degli enti. Solo la corretta implementazione delle anagrafiche contabili da esso previste e la relativa adozione della matrice di transizione, nell'ambito dei principi contabili previsti dalla norma, garantisce l‘adeguamento ai presupposti normativi propri delle norme di riforma.


© RIPRODUZIONE RISERVATA