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Sul rischio squilibri la Corte dei conti «segnala» Comune e revisori all'Economia

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per l'equilibrio di bilancio, anche per rispettare il Patto di stabilità interno, serve un'analisi «dinamica» della gestione per avere il pareggio sia in previsione sia in consuntivo, tanto più se c'è un rischio di passività anche solo teorico; al contrario, la mancata creazione di un fondo rischi e una valutazione «palesemente insufficiente» dei revisori implicano un risultato «non certo e veritiero» che rende necessario l'approfondimento del ministero dell'Economia.

Sotto esame
La Corte dei conti del Veneto, con la delibera 245/2016 della sezione di controllo, richiama gli enti locali al «monitoraggio continuo» e «rigoroso» dei conti, pronunciandosi sul consuntivo 2013 del Comune di Angiari dopo l'esame della relazione dei revisori e l'accertamento di un possibile passivo di circa 2 milioni di euro non esposto in bilancio (1.747.563 euro) per un eventuale maxi-rimborso di oneri di urbanizzazione - riscossi negli anni 2006-2007-2010 e già impiegati - legato alla mancata conclusione della costruzione di un parco commerciale (rinviata al 2018 dopo la richiesta di ampliamento).
La Corte ha richiamato l'ente per «prevenire potenziali gravi pregiudizi e danni irreparabili all'equilibrio di bilancio» e ha inviato gli atti alla Ragioneria generale per controllare la regolarità della gestione. Una procedura attivabile, in base alla disciplina sui «controlli esterni» (articolo 148 del Tuel) quando gli enti, anche attraverso le rilevazioni Siope, mostrino un «ripetuto utilizzo dell'anticipazione di tesoreria», un «disequilibrio consolidato della parte corrente del bilancio», «anomale modalità di gestione dei servizi per conto terzi» o un «aumento non giustificato di spesa degli organi politici istituzionali». In questo caso, per la sezione, il Comune si è limitato a una stima dei possibili rimborsi e non ha poi preso le adeguate contromisure come ad esempio un fondo rischi anche per la «ricaduta finanziaria» del «cospicuo» e ancora pendente contenzioso sulle licenze commerciali nel sito.

Conti che zoppicano
L'ente ha spiegato di aver svincolato i fondi per gli iniziali oneri di urbanizzazione dopo il «nuovo» peso urbanistico del sito e di averli impegnati per le opere pubbliche e il bilancio di previsione 2009-2011.
«Non marginali criticità e potenziali rischi» da approfondire anche perché l'ente nel 2013 ha sforato il parametro di deficit n. 10 per il triennio 2013-2015 (decreto 18 febbraio 2013, Interno-Mef) avendo utilizzato un avanzo di amministrazione superiore al tetto del 5% (incidenza del 15,88%) e per pareggiare la parte corrente; ma con un disavanzo di gestione di circa 90mila euro, non ha deliberato la salvaguardia degli equilibri (articolo 193 del Tuel), avvalendosi della facoltà concessa in caso di bilancio di previsione dopo il 10 settembre (articolo 10, comma 4-quater, lettera b, punto 2 della legge 64/2013). Ha poi fatto registrare uno squilibrio tra accertamenti e impegni in conto competenza per i servizi conto terzi seppur «assai modesto» (343 euro) per spese e rimborsi elettorali (articolo 168 del Tuel), e «criticità di vario genere» sulla governance di due partecipate ritenute dalla Pa prive di «oneri e riflessi negativi» sui conti comunali (la prima posta in concordato preventivo con un patrimonio netto negativo di oltre 4 milioni, la seconda senza bilancio di previsione e con perdite ricalcolate a ribasso per le coperture del "rosso" di un'altra partecipata poi fallita).

Controlli continui
La sezione ha precisato che la facoltà di salvaguardia degli equilibri «non esime lo stesso Comune a valutare adeguatamente provvedimenti che mirino alla profilassi di situazioni gravemente pregiudizievoli per la tenuta dell'equilibrio finanziario…» poiché quest'ultimo, al di là del principio del pareggio (articolo 162 del Tuel), «richiede una valutazione in chiave dinamica delle situazioni che concernono la gestione ordinaria» tale che anche la gestione annuale risulti in equilibrio, tanto più se come in questo caso vi sono «potenziali passività che appaiono potenzialmente un fattore di rischio foriera di futuri pregiudizi…e più in generale per una sana gestione anche in relazione ai nuovi obblighi sanciti dall'articolo 6 del Dlgs 149/2011». Si è poi ricordato che, in base alla procedura di salvaguardia (articolo 193, comma 2 del Tuel), l'eventuale accertamento negativo impone all'ente di deliberare la copertura di debiti fuori bilancio e il disavanzo, ma vieta l'uso di prestiti, somme vincolate per legge e incassi da vendite di beni patrimoniali disponibili.
L'ente locale deve quindi adottare «misure permanenti e non meramente contingenti» anche in una «situazione – ancorché potenziale - di squilibrio» e in quest'ultimo non può ignorare il saldo negativo tra accertamenti e impegni in conto competenza per servizi conto terzi anche se «assai modesto» come in questo caso; deve poi «prevenire fenomeni patologici e ricadute negative» sul bilancio con un «effettivo» controllo sulla gestione della partecipate, tema però rimandato all'esame dell'attuazione del piano di razionalizzazione.


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