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Def: confermato ruolo centrale dei Comuni, ora decreto enti locali per risolvere questioni aperte

di Emiliano Falconio

Il Documento di economia e finanza 2016 consolida il riconoscimento del ruolo centrale e attivo degli enti locali, avviato già dall'ultima Legge di stabilità, nel processo di ripresa economica verso cui si sta avviando il Paese; per questo la valutazione di Anci sul Def è complessivamente positiva. Tuttavia è necessario varare un decreto enti locali per trovare soluzioni ad alcune importanti questioni rimaste aperte. Questa, in sintesi, la posizione espressa dall'Anci nel corso dell'audizione di ieri pomeriggio presso la Commissione Bilancio della Camera, dove la delegazione dell'Associazione è stata guidata dal delegato Anci alla Finanza locale Guido Castelli.
Il Def mantiene quindi un indirizzo di espansione delle capacità di investimento del comparto enti locali, proseguendo quanto iniziato con l'eliminazione del Patto di stabilità contenuta nell'ultima finanziaria. Inoltre, riprende il tema della riforma del Catasto che secondo l'Anci necessita però di due ulteriori e precise azioni: l'attivazione di un gruppo di lavoro tecnico per approfondire la tematica e precisare il ruolo dei Comuni e, sempre nella prospettiva di riforma del settore, l'istituzione di una sede di concertazione e coordinamento, che incentivi all'associazionismo della funzione e valorizzi le esperienze di decentramento e il corretto utilizzo delle risorse necessarie alla riforma.

Le questioni aperte
Tuttavia il passaggio alla gestione del bilancio di competenza - e relativo pareggio di bilancio - necessita una messa a punto, non contenuta nel Def, in un'ottica di effettiva autonomia finanziaria e impositiva e di stabilizzazione della finanza locale, anche in vista delle nuove regole di finanza pubblica a cui dovranno attenersi gli enti locali a partire dal 2017. Partendo da questa considerazione generale, Anci ha quindi portato all'attenzione del Parlamento la necessità di provvedere, tramite un apposito decreto legge Enti locali, a una serie di richieste non contenute nel Def: dalle spese sostenute dai Comuni sede di uffici giudiziari, all'abolizione delle sanzioni da Patto a Città metropolitane e nuove Province; dal ristoro del gettito mancante Imu sui terreni agricoli e montani, fino alle anomalie riscontrate sul riparto dell'addizionale sui diritti di imbarco aeroportuali spettanti ai Comuni. Non da ultimo viene chiesto un riassetto complessivo della riscossione locale.

Tribunali e sanzioni Patto
Sulle spese per i tribunali sostenute dai Comuni, l'Associazione è tornata a ribadire come «improcrastinabile» la questione, chiedendo «immediata erogazione» dei fondi disponibili presso il ministero della Giustizia. Ed è stato anche ribadito come sia «condizione essenziale» abolire le sanzioni a Città metropolitane e nuove Province che hanno violato il Patto di stabilità 2015, per permettere loro di predisporre in modo corretto i bilanci 2016.

Piccoli Comuni e Imu agricola
Altro tema che Anci chiede di inserire nel decreto riguarda i piccoli Comuni, a favore dei quali sono stati sollecitati investimenti, in particolar modo per quelli sotto i mille abitanti. A contempo i rappresentanti dell'Associazione sono tornati a ribadire l'esigenza di vedere diminuito il forte scostamento tra stime e gettito effettivo 2015 dell'Imu sui terreni agricoli, proponendo, come per il 2014, un fondo di 65 milioni di euro a compensazione del taglio preventivo subito dai Comuni che hanno riscosso un gettito 2015 significativamente inferiore.

Diritti d'imbarco e riscossione
Sulle anomalie nel riparto dell'addizionale sui diritti di imbarco aeroportuale, spettante ai Comuni. Le entrate riversate dai gestori a titolo di addizionale comunale confluiscono in un fondo gestito dal ministero e il riparto ai 72 Municipi interessati registra, tra il 2007 e il 2014, un ammanco stimabile tra i 73 e i 100 milioni di euro, che ha causato un evidente danno economico agli enti in questione.
Infine il riassetto della riscossione locale. Su questo Anci chiede da tempo di intervenire per garantire maggiore razionalità, partendo dalla revisione del processo di riscossione, con particolare attenzione alla disciplina dell'ingiunzione fiscale; dal rafforzamento delle misure di trasparenza e controllo delle aziende private che se ne occupano; della regolamentazione della fase transitoria delle quote cosiddette inesigibili non ancora riscosse; della salvaguardia del ruolo delle aziende pubbliche locali che operano nella gestione delle entrate e della riscossione.


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