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I rapporti tra ente impositore e concessionario privato nel reclamo mediazione

di Antonio Chiarello (*) - Rubrica a cura di ANUTEL

La riscrittura dell'articolo 17-bis del Dlgs n. 546/1996 oltre che estendere l'ambito della procedura reclamo/mediazione anche alle controversie di valore sino a 20mila euro riflettenti i tributi locali, ha risolto la querelle insistente nel previgente regime, prevedendo espressamente (comma 9) che le disposizioni dettate dall'articolo 17-bis si applicano in quanto compatibili anche agli agenti della riscossione e ai soggetti iscritti all'albo di cui all'articolo 53 del Dlgs n. 446/1997. Ciò implica che sia l'agente della riscossione, che il concessionario privato della sola fase della riscossione coattiva delle entrate locali, deve considerare il ricorso proposto avverso il proprio atto come reclamo e quindi concludere la procedura automatica del reclamo/mediazione entro il termine di 90 giorni dall'avvenuta ricezione.

Il ricorso rivolto al concessionario
Può accadere, però, che il contribuente abbia formulato anche una proposta di mediazione e quindi evidenziato una rideterminazione della pretesa esposta nell'atto del concessionario e abbia notificato il ricorso solo a detto soggetto e non anche all'ente impositore. Dal punto di vista procedurale il rapporto processuale è pienamente valido non essendo l'ente impositore parte necessaria del processo in quanto oggetto della contestazione giudiziale non è di atto proprio dell'ente impositore. Giova sul punto rammentare il principio espresso dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione con la sentenza n. 16412/2007 che l'azione del contribuente per la contestazione della pretesa tributaria può essere svolta indifferentemente nei confronti dell'ente creditore o del concessionario e senza che tra costoro si realizzi una ipotesi dì litisconsorzio necessario, essendo rimessa alla sola volontà del concessionario, evocato in giudizio, la facoltà di chiamare in causa l'ente creditore.
Si pone quindi la questione se la eventuale proposta di mediazione debba intendersi come inutiler data in quanto resa in un atto (il ricorso) rivolto esclusivamente a un soggetto (il concessionario) privo delle competenze e funzioni sulla pretesa e quindi in una posizione di incompatibilità funzionale rispetto alla valutazione della proposta di mediazione o se invece nel rispetto della finalità deflattiva del contenzioso dell'istituto della mediazione tributaria, la proposta debba essere comunque valutata dall'ente impositore benché questi non sia destinatario dell'atto introduttivo del giudizio.

La chiamata in causa dell'ente impositore
In prima analisi è indubbio che il concessionario dovrà valutare il ricorso come reclamo rispetto ai soli motivi che interessano la propria sfera di competenze in base al rapporto di concessione e quindi non potrà esprimersi in merito a eventuali nullità derivate (es. mancata notifica dell'avviso di accertamento) ovvero su lagnanze riflettenti esclusivamente la pretesa tributaria siano queste formalmente avanzate come motivo di ricorso ovvero più dettagliatamente esternate quale proposta di mediazione. In tal caso, in difetto di accoglimento del reclamo, la procedura si concluderà infruttuosamente e il concessionario potrà in sede giudiziale chiamare in causa l'ente impositore ovvero questi intervenire spontaneamente ex articolo 14 del Dlgs n. 546/1992 e quindi valutare la questione anche in ottica conciliativa ai sensi degli articoli 48, 48-bis, 48-ter del citato decreto.
A parere di chi scrive, invece, specie se formulata una proposta di mediazione, il concessionario dovrebbe già in questa fase amministrativa formalmente interessare senza indugio l'ente impositore affinché questi si pronunci sulla eventuale proposta di mediazione e ciò nell'osservanza della finalità deflattiva del contenzioso che sostanzia le disposizioni dell'articolo 17-bis del Dlgs n. 546/1992, nonché per la pratica di buona amministrazione di accelerazione della tempistica dell'incasso. Per cui, fermo restando il termine di 90 giorni dalla ricezione del ricorso da parte del concessionario (perché il termine per il compimento della procedura è intangibile e fissato dalla legge), l'ente impositore opportunamente notiziato dal concessionario, potrà raggiungere l'accordo di mediazione con il ricorrente preferibilmente in via diretta sottoscrivendo, con il proprio soggetto deputato e quello del concessionario l'accordo con il ricorrente ovvero in via indiretta formalmente autorizzando il concessionario alla sottoscrizione dell'accordo di mediazione specie se fosse in aderenza alla proposta del contribuente.
La strada si ritiene percorribile per via della natura amministrativa del procedimento di reclamo/mediazione seppur attivata da un tempestivo e rituale atto processuale qual è il ricorso, ciò però implica una collaborazione attiva del concessionario specie per la tempestività dell'invio del ricorso all'ente impositore interessato che per la cointeressenza nella fase istruttoria e decisoria della mediazione, sarebbe quindi opportuno integrare il rapporto di concessione con la redazione di un protocollo di intesa che definisca questa particolare fattispecie.

(*) Avvocato cassazionista - Docente esclusivo Anutel


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