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Conflitto d'interessi: come deve comportarsi il revisore dell'ente pubblico

di Riccardo Patumi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

L'obbligo di astensione degli agenti pubblici in presenza di un conflitto d'interessi è argomento di massima attualità. Tale obbligo, da tempo riconosciuto dalla giurisprudenza consolidata, in quanto derivante dal principio di imparzialità dell'amministrazione (articolo 97, comma 2: «I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione»), è stato finalmente tradotto in una norma generale dall'articolo 1, comma 41, della legge 6 novembre 2012 n. 190 (legge anticorruzione), il quale ha previsto che «Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale».
La norma, in quanto inserita all'interno della legge 241/1990 - con l'aggiunta di un articolo 6-bis - dedicata al procedimento amministrativo, sembra non essere direttamente applicabile ai revisori dei conti, ma tale circostanza non modifica i termini del problema, visto che, come già accennato, è espressione di un principio immanente al nostro sistema, che vincola l'intero agire pubblico a prescindere da uno specifico intervento del legislatore.
Il riferimento è sia al conflitto reale sia a quello potenziale. Il primo si manifesta quando un soggetto si trova in una situazione in presenza della quale un interesse secondario particolare interferisce, o potrebbe comunque interferire, con la capacità di agire nell'esclusivo interesse del suo ufficio; l'interesse potenziale si ha quanto l'interesse secondario particolare potrebbe in futuro interferire con quello dell'ufficio.

Le modalità di astensione
Ciò premesso, è necessaria una riflessione sulle corrette modalità di astensione, considerate le gravi conseguenze che derivano dalla partecipazione ad un atto da parte di un soggetto in situazione di conflitto d'interessi. In caso di mancata astensione, infatti, potrebbe essere sottoposto a una responsabilità disciplinare, nonché, qualora l'atto emesso in situazione di conflitto venisse annullato travolgendo l'attività successiva e determinando (eventualmente) il risarcimento del danno nei confronti dell'ente pubblico, all'azione di rivalsa in sede contabile. A tutto ciò si aggiunge la responsabilità penale per abuso d'ufficio, nel caso in cui la mancata astensione sia stata finalizzata a procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale, o ad arrecare un danno ingiusto.

Quando riguarda i revisori
Per quanto concerne l'organo di revisione collegiale, la soluzione in merito alle modalità di astensione è pacifica, giacché vi è una giurisprudenza ormai consolidata nel ritenere superata la possibilità di applicare la cosiddetta prova di resistenza, in base alla quale non si procedeva a dichiarare l'illegittimità di atti, nel caso in cui i voti illegittimi non avessero, in concreto, influito sul risultato della votazione. Il giudice amministrativo, infatti, ritiene che anche la sola presenza in aula di un soggetto che sarebbe obbligato ad astenersi sia in grado di influenzare la deliberazione, non consentendo di assicurare l'imparzialità del pubblico agire; ciò, senza che residuino margini per poter operare una valutazione caso per caso in merito all'effettiva influenza che il soggetto in conflitto ha esercitato sul collegio. Ne consegue il dovere, per lo stesso, di allontanarsi dalla riunione prima che inizi la discussione e fino al termine della votazione.
In presenza di un organo di revisione monocratico la soluzione è, invece, meno semplice. Com'è noto, infatti, non sono previsti meccanismi di sostituzione del revisore unico, pertanto lo stesso non può astenersi. Quindi, come dovrebbe comportarsi? Unica possibile accortezza è quella di dare conto nell'atto, in modo esplicito e dettagliato, della situazione di conflitto. In tal modo, lì ove siano esplicate funzioni di collaborazione, gli organi dell'ente locale, messi a conoscenza del conflitto, hanno la possibilità di porre una particolare attenzione alla situazione sottostante, approfondendola; inoltre, sia a fronte di funzioni di collaborazione, che di vigilanza e controllo, tutti i soggetti che eseguono il controllo successivo (in particolare la Corte dei conti, il responsabile anticorruzione e, a seguito di pubblicazione degli atti, i cittadini) sono nelle condizioni di porre la massima attenzione alla vicenda. In tal modo, ancora una volta, la trasparenza si impone come strumento decisivo per contrastare ogni forma di corruzione, poiché «la luce del sole è il miglior disinfettante» (parole pronunciate nel 1913 da Luis Brandeis, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti e recentemente richiamata da Stefano Rodotà).

(*) Magistrato Corte dei conti Sezione regionale di controllo per l'Emilia Romagna


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