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Regioni: la gestione sanitaria accentrata e il terzo certificatore

di Guido Mazzoni (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Le Regioni, per espressa previsione dell'articolo 22 del Dlgs n. 118/2011, a partire dal 1° gennaio 2012, hanno potuto esercitare la scelta di gestire direttamente una quota del finanziamento del servizio sanitario loro spettante, individuando, all'interno della propria struttura organizzativa, uno specifico centro di responsabilità, denominato Gestione sanitaria accentrata (G.S.A). A questo centro di responsabilità è affidata l'implementazione e la tenuta di una contabilità economico patrimoniale atta a rilevare, in maniera sistematica e continuativa, i rapporti economici, patrimoniali e finanziari intercorrenti fra la singola Regione e lo Stato, le altre Regioni, le aziende sanitarie, gli altri enti pubblici e i terzi vari, inerenti le operazioni finanziate con risorse destinate ai rispettivi servizi sanitari regionali. Questa previsione si colloca all'interno della più ampia previsione del titolo II del suddetto decreto legislativo finalizzata a garantire che gli enti coinvolti nella spesa finanziata con le risorse destinate al Snn concorrano al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica sulla base di principi di armonizzazione dei sistemi contabili e dei bilanci.

L'avvio della gestione
Per l'avvio della G.S.A. a norma del decreto n. 118/2011 è stato necessario:
• garantire un'esatta perimetrazione delle entrate e delle uscite relative al finanziamento del proprio servizio sanitario regionale attraverso un'adeguata articolazione dei capitoli di contabilità finanziaria sia per quanto riguarda la sezione delle entrate che la sezione delle spese (articolo 20);
• accendere appositi conti di tesoreria intestati alla sanità (articolo 21);
• garantire la riconducibilità a una sola voce dei modelli SP e CE di cui al Dm 13 novembre 2007 e successive modifiche di ciascuna voce del Piano dei Conti utilizzato in ambito regionale (articolo 27);
• effettuare la ricognizione della situazione patrimoniale al 1° gennaio 2012;
• predisporre il libro giornale e il libro inventari quali libri contabili obbligatori (articolo 24);
• nominare un Responsabile interno tenuto alla redazione del Bilancio d'esercizio, alla compilazione dei modelli SP e CE relativi all'ente, al consolidamento dei conti della gestione accentrata con quelli degli altri enti d'ambito regionale (articolo 19, comma 2, lettera c) destinatari delle medesime disposizioni del titolo II e al raccordo e riconciliazione tra le poste iscritte e contabilizzate in termini di contabilità economico-patrimoniale e quelle iscritte in termini di contabilità finanziaria (articolo 22);
Oltre quanto previsto dalla norma è stato necessario:
• strutturare un sistema di controllo interno adeguato per mansioni e procedure a garantire il rispetto della regolamentazione di legge;
• armonizzare i sistemi informativi e i sistemi informatici a livello di soggetti partecipanti al consolidamento dei conti;
• implementare adeguatamente la formazione del personale.

Il terzo certificatore
L'articolo 22 del Dlgs n. 118/2011, alla lettera d) ha infine previsto che le Regioni individuino un Responsabile regionale (Terzo Certificatore) che, con riferimento alla G.S.A. presso la Regione, certifichi:
• in sede di rendicontazione trimestrale, la regolare tenuta dei libri contabili e della contabilità, la riconciliazione dei dati economico patrimoniali della G.S.A. con le risultanze del bilancio finanziario, la riconciliazione dei dati di cassa, la coerenza dei dati inseriti nei modelli ministeriali di rilevazione dei conti con le risultanze della contabilità;
• in sede di rendicontazione annuale, quanto sopra indicato nonché le risultanze del bilancio a quelle della contabilità.
Con particolare riferimento all'individuazione del soggetto incaricato dei compiti di Terzo Certificatore, il comportamento delle varie Regioni italiane non è risultato allineato, né per i tempi con i quali si è sviluppato, né, soprattutto, per le soluzioni che sono state individuate.
Alcune Regioni hanno individuato il Terzo Certificatore in un soggetto interno (per la maggior parte dei casi un soggetto svolgente funzioni apicali), altre hanno ritenuto opportuno affidare la funzione al Collegio dei revisori, altre hanno inizialmente individuato un soggetto interno per poi indirizzarsi verso il Collegio dei revisori, altre ancora ad oggi non hanno provveduto alla nomina e sono sprovviste della figura.
Le finalità della norma sono chiare e il suo rilievo indiscutibile ma nell'operatività quotidiana lo sforzo richiesto alla struttura regionale impegnata negli adempimenti, anche in sede di controllo e di certificazione, è altrettanto importante. Appare non banale il tentativo di alcuni di coniugare il massimo di garanzia di terzietà e di professionalità con il massimo di utilità ricavabile dalla possibilità di evitare la duplicazione di alcuni adempimenti. Forse così si spiega la scelta operata da alcune Regioni che hanno individuato il Collegio dei revisori per le funzioni di Terzo Certificatore.

(*) Coordinatore Commissione nazionale Ancrel «Revisione nelle Regioni»


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