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Roma, debito pregresso a quota 12 miliardi ma il 43% dei creditori è «sconosciuto»

di Andrea Marini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il debito pregresso del Comune di Roma, quello che dal 2008 è sotto il controllo della Gestione commissariale, è arrivato a quota 12 miliardi: 3,2 di natura non finanziaria (come debiti commerciali per ritardati pagamenti) e 8,8 di natura finanziaria (come mutui). A fare il punto, ieri, nella sua audizione nella commissione Bilancio della Camera è stata Silvia Scozzese,che da settembre 2015 è il commissario straordinario del Governo per la gestione del piano di rientro del debito pregresso del Campidoglio.
Scozzese ha permesso di mettere un punto fermo: quando è stato predisposto il piano di rientro, nel 2008, il disavanzo ammontava a poco più di 9,5 miliardi. Quando nel 2010 è stato effettuato l'accertamento definitivo, la cifra è stata quantificata a quota 16,7 miliardi: Scozzese ha spiegato, ad esempio, che di ben 2mila pratiche di espropri, avvenuti tra il 1960 e il 1990, si è ritrovata memoria solo nel 2010. Tuttavia, non tutte le nubi si sono diradate: «Né i piani di rientro del debito di Roma Capitale finora redatti, né il documento di accertamento definitivo del debito – ha detto Scozzese – sembrano contenere una ricognizione analitica e una rappresentazione esaustiva della situazione finanziaria da risanare antecedente al 2008. Attualmente per il 43% delle posizioni presenti nel sistema informatico del Comune non è stato individuato direttamente il soggetto creditore». Soprattutto, Scozzese ha messo in guardia su una possibile crisi di liquidità per gli anni 2020-2035. Per smaltire il debito pregresso – quello "ordinario" in capo al Campidoglio, secondo l'ultimo bilancio approvato dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca è pari a 1,2 miliardi, ampiamente sostenibile – ogni anno viene versato un contributo statale di 300 milioni, più 200 milioni ricavati da una addizionale sui diritti di imbarco sugli aeromobili in partenza dagli aeroporti di Roma e da un incremento dell'addizionale comunale Irpef dello 0,4 per cento. Eppure: «Se si esclude dal computo del debito finanziario della Gestione Commissariale il contributo atteso dal ministero dell'Economia di 880 milioni di euro – ha sottolineato Scozzese – il saldo tra entrate e uscite si prospetta negativo fino al 2039. Chiaramente nei primi anni questo scenario di crisi verrebbe attutito dal versamento degli 880 milioni di euro, spostando le difficoltà di liquidità al 2020 e fino al 2035».


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